Neri Parenti: «Io, Fantozzi, i cinepanettoni e quella volta che Paolo Villaggio scappò in mongolfiera»



Immagine Enrico Brignano nella versione de Il Trono di Spade è qualcosa che sfida tutte le leggi del marketing cinematografico. Ma le vie della comicità sono infinite e un regista dalle spalle larghe e dallo sguardo lungo come Neri Parenti sa. Credo. Questa ricerca comica fantasy con protagonista Brignano lo farà girare a giugno. Sarà utilizzabile nel 2023. Non ha ancora un titolo ma è sicuramente una sfida dopo le più difficili della commedia italiana se si potesse incontrare in testa di testa. Fu anche in un certo senso un dono che il regista fiorentino di tanti cinepanettoni fosse lo stesso: lui che ha girato solo farse ma che fin da bambino ha covato il son di fare film d’avventura. «Con la persona che non va al cinema, e con il fatto che mi occupo di ciò con cui vivo e l’appoggio dell’incasso al botteghino che contribuisce, la situazione è estremamente difficile. La tv poi, è inaccessibile: le piattaforme como Netflix vogliono film que possono essere venduti a livello internazionale, la commedia que si capisce solo in Italia no prendono. Ma non voglio andare in pensione ea giugno girarò questa fantasia comica con Enrico Brignano entro il 2023, aspettando quel non ci sia più il Covid».

Sono tempi bui, ehi, Parenti…


“Nerissimi. Il remake di “Altrimenti ci arrabbiamo” di Bud Spencer e Terence Hill che è uscito ora incasserà meno del prezzo che avrà per il catering».

Perché queto sogno di fare un film d’avventura?

«Perché da bambino, negli anni Sessanta in Oltrarno a Firenze, passavo i pomeriggi agli Artigianelli dove con cento lire ti potevi vedere due film e mangiare un panino col pomodoro o un acqua e zucchero. Il mio vedrò una dozzina di volte “Ivanohe” e “Il Corsaro dell’Isola Verde”. Ed è grazie a loro che mi è rimasta la passione per i film di avventura».

Perché non ci ha mai provato?

“Gli attori italiani sono da sempre considerati poco credibili in quei ruoli: Indiana Jones non ci sarebbe mai creduto un italiano nessuno”.

Non ho avuto un Indiana Jones, ho fatto 20 film con Paolo Villaggio

«Era un genio del tutto inaffidabile. Per il terzo Fantozzi voleva per forza partecipare alla stesura della sceneggiatura con Benvenuti e De Bernardi che però poteva lavorare con noi solo la mattina, perché il pomeriggio scrivevano con Sergio Leone. Villaggio la mattina non veniva mai. De Bernardi convince Leone a investire: lui la mattina, Villaggio al pomeriggio. Ma Paolo non si presenteva nemmeno il pomeriggio. Da mascalzone geniale qual era, rispose “preferisco non come di pomeriggio”. Scappo via».

«Un giro in Kenya mentre giravamo e facevamo la guardia dicendo “camminerò un po’ in bagno”. Cinque minuti dopo che lo abbiamo sollevato, l’ho sorvegliato e ho visto un mongolo che camminava con lui a bordo. Ci disse “eh, ormai l’avevo prenotata”».

Un rapporto complicato….

«Paolo diceva sempre che eravamo come padre e figlio. Ma il figlio era lui, io il padre».

Ma nel frattempo, il tuo lavoro è ancora un rivale delle critiche.

«Quelli sì, i cinepanettoni invece sono ancora considerati un’onta. Eppure non era un preciso specchio della nostra società nel primo decennio del nuovo millennio: il berlusconismo, un certo cinismo, uno stile di vita. Ci descrivevano mangiare italiano. Facevano ridere ed erano politicamente scorretti. Oggi se fai delle battute sugli omosessuali o le donne di facili costumi ti saltano al collo. Tutto va trattato con i guanti bianchi, e metti i guanti bianchi un certo tipo di commedia l’ammazzi in partenza».

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4 aprile 2022 | 06:54

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