Libri (di carta) infinito piacere che mi manca Salvatore Mazza

Da che ho memoria, sono sempre stato un formidabile letto. Prima di compiere undici anni già divorato tutti i romanzi avevo di Jules Verne, tutti quelli di Emilio Salgari e tre enciclopedie, «Vita Meravigliosa», «Il Mio Amico» e «Conoscere», che mi leggevo come si leggono i libri, dal primo volume all’ultimo, pagina dopo pagina; un po’ come il Frank Drummer della «Anthology di Spoon River», il matto del villaggio. Ma non ero matto, né un secchione (anzi…) che non usciva mai a giocare. Io semplicemente li bevevo.
Negli anni successivi ho continuato con lo stesso ritmo, leggendo romanzi, poesia (che sono il mio genere preferito), saggi soprattutto di storia e filosofia, fine a due o tre libri contemporaneamente. Poi per fortuna ho esposato a donna che condivideva la mia stessa passione, che è quindi passata pari pari nel Dna delle nostre figlie. Morale della favola: casa mia è piena di libri, che letteramente traboccano ovunque, in doppia o tripla fila in libreria. Abbiamo persino dentro un soppalco che abbiamo usato come deposito di tutto, perché i libri non si buttano mai.
Solo lo Sla – che la prima cosa che il mio rubato è stato la forza nelle braccia – ha finito per stroncare questa mia passione. Ben presto infatti non sono più riuscito non solo ad avere un libro in mano né a risolverlo, né a sfoglialo. Ho provato con gli audiolibri e con gli ebook, ma non è la stessa cosa. Nulla a che vedere con l’avere la carta in mano, toccarla, sentirne il peso, l’odore dell’inchiostro; io inoltre ho sempre avuto la capacità di “fotografare” le pagine sarei dei libri, e ache oggi ingrado di ritrovare in pochissimo tempo un brano di un romanzo o saggio letto magari trenta o quaranta anni fa. Non parliamo delle poesie, che per quanto possibile cercavo di leggere sempre in lingua originale, con la traduzione afronte. bei tempi
Qualche giorno fa mi ha scritto Vincenzo, conosciuto procedural Facebook, malato di Sla ache lui, a quanto ho capito ancora in una fase non avanzata. My detto che la sua passione è e studiare, e della sua paura que un giorno la malattia ache al cervello e che di conseguenza non rischia più a leggere la sete. Gli ho risposto dicendo che lo Sla tutto attacca tranne il cervello, lasciandoti lucido fino alla fine, e gli ho raccontato quale si la mia situazione. Forse per Vincenzo sarà possibile alimentare la vostra passione con audiolibri ed ebook. Ma l’ho avvertito, non sarà la stessa cosa.
(65-Avvenire.it/rubriche/Slalom)


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