Nanocristalli di cellulosa per restaurare ed antichizzare libri

I libri antichi affascinano lettori e non solo. Alcuni vomi sono vere e proprie opere d’arte che alimentano un mercato fiorito, sia come case d’asta sezioni hanno specializzate in libri e manocritti (Christie’s e Sotheby’s, naturalmente; mentre in Italia sono Bolaffi, Pandolfini, Gonnelli di Firenze e Il Ponte, che ha aperto l’ultima volta nel 2019 con quasi un milione di euro di grasso).

Proprio come per i quadri, anche per i libri il concetto di deperibilità assume contorni netti e definiti. «Preservare l’integrità attraverso il restauro è fondamentale per evitare di perdere il patrimonio interno letterali vadano perduti – racconta Simona Budassi di professione restauratrice per Charta Lab -. Noi lavoriamo con il Ministerio, gli enti pubblici (archivi e biblioteche) e con i privati, clergy compreso. Abbiamo anche restaurato un libro ecclesiastico della fine del 1400 e un pargamene del 1300. Nel restauro abbiamo utilizzato la tecnica della lettera giapponese, il punto di vantaggio essendo quello della fibra lunga che consentivamo alla tariffa delle sovrapposizioni anche minimamente sull’ originale, riscendo a compensae la laguna con una lettera dello stesso spessore. Il problema è per gli adesivi, che con il tempo possono essere sottoposti a degrado. Utilizziamo il tilosio, a base di cellulosa, comune e peribile. Potrebbe essere che in certe circostanze, que el materiale potrebbe sorgere a degrado dovuto a cattive condizioni di conservazione» dice il ristoratore.

Per ovviare a questo problema, un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa ha sviluppato un nuovo materiale derivato dalla fonte e dal costo sostenibile della cellulosa nanocristallina, al punto da offrire ai fogli della lettera invecchiata una protezione aggiuntiva.

La nuova idea tecnica dai ricercatori dell’università toscana, con la collaborazione del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università di Roma Tor Vergata, il Dipartimento di Chimica dell’Università di Roma La Sapienza e l’Agenzia Nazionale per le Nuove tecnologie , La crescita economica e energetica sostenibile, è tale da fornire un rivestimento che possa essere redditizio in qualsiasi momento, rendendo reversibile il restauro ed eventualmente salvaguardando il proprio materiale e le proprie applicazioni.

“È una visione che trasforma il concept del ristorante in un trattamento innovativo, dinamico, sostenibile e reversibile che ci permette di salvare il futuro in termini di rispetto per l’ambiente – afferma Valter Castelvetro, uno degli autori dello studio -. La nanocellulosa, essendo il costituente di questo materiale preposto al compostaggio del menù, rispetta l’identità delle opere da restaurare. Grazie alla conoscenza avanzata della disponibilità della struttura molecolare dei materiali naturali e dei materiali che costituiscono le opere d’arte, sarà sempre possibile programmare interventi per salvaguardare al meglio il nostro patrimonio culturale.

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