La manifestazione di Joana Vasconcelos a Siracusa

E se unissi la ricchezza di un artista contemporaneo con un manufatto dalla storia millenaria? La risposta è nella mostra di Joana Vasconcelos al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa

Quest’uomo nacque da una statuetta in marmo alta 70 centimetri e datata intorno al 2800-2300 aC Un sacerdote del Museo d’Arte Cicladica di Atene al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa. L’idolo delle Cicladi compare nella serie di figurine della tipologia Spedos: dopo una, figura femminile con una caratteristica testa a forma di U, le braccia conservano una spaccatura profondamente incisa attraverso le gambe.
Partendo da un prestito così significativo come chiunque avrebbe dovuto pensare – e ragione – sfruttare l’occasione per rivitalizzare un contenuto che definisce trascurato (non la straordinaria collezione custodita) è un eufemismo. A tentarmi la rianimazione qualche mese fa viene chiamato Demetrio Paparoni, che non è un archeologo ma un critico d’arte, che all’epoca non vive a Siracusa, ma è nato a Siracusa. Paparoni all’inizio esita, ma poi estrae il coniglio dal cappello: interpella Juana Vasconcelos (Parigi, 1971).

Juana Vasconcelos. Foto © Arlindo Camacho per Atelier Joana Vasconcelos

JOANA VASCONCELOS A SIRACUSA

Paparoni fa per due ottime ragioni. L’artista portoghese negli ultimi anni ha dato vita per mostrarla più frequent al mondo ed è nota por la sua attenzione alla condizione femminile. Vasconcelos è una superstar: la ricchezza internazionale è arrivata con la prima Biennale di Venezia curata da donne nel 2005, ma alla Biennale parteciperà altre cinque volte. È l’unica donna che ha sempre sostenuto la Reggia di Versailles, con il record di 1,6 milioni di presenze (la più visitata in Francia in cinquant’anni). Nel 2018 il cugino portoghese ha partecipato al Guggenheim di Bilbao, con una retrospettiva che si è classificata al quarto posto nella top 10 dei visitatori più seguiti di quell’anno.
Vasconcelos è nota per le sue sculture (che lei stessa definisce “barocche”) morbide e monumentali realizzate in tessuto e oggetti comuni. Siracusa ne ha ora installato uno che avvolge il piccolo capolavoro cicladico, volando attorno a questo fossile presenti busti di divinity femminili (puramente distanti cronologicamente) che l’archeologa Anita Crispino ha aiutato a riapparire nella collezione permanente di Paolo Orsi.
Nel suo insieme l’installazione appare a colui che radici mettono in collegamento l’idolo con i reperti che lo circondano una pianta. Ne abbiamo parlato con l’artista.

Idolo delle Cicladi.  Courtesy dell'artista e del Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.  Foto Maria Pia Ballarino
Idolo delle Cicladi. Courtesy dell’artista e del Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. Foto Maria Pia Ballarino

INTERVISTA A JOANA VASCONCELOS

La tua è un’arte particolarmente attenta alla condizione femminile. Tra Hanna Harendt, Erica Jong, Donna Haraway Chi Senti Più Vicina?
Nessuno in particolare. Appartengo a un’altra generazione: mi interessano i diritti civili delle donne come a quelli di qualsiasi altra “minoranza”

In che modo la statuetta è presente a Paolo Orsi è associabile alla condizione femminile oggi?
Questa figura femminile può avviare una conversazione che dura cinque millenni. E in ogni caso un oggetto che resiste per cinque anni anni dà i brividi, commuove, merita di essere incoronato.

Un museo archeologico non è destinato all’arte contemporanea. Ti sei trovata a gestire uno spazio non semplice.
E difatti prima di scegliere quale opera esporre ho voluto I visiterò con Paparoni Siracusa, dove non ero mai stata. In un lavoro mangio questo per me di solito è tutto importante: non solo lo spazio a disposizione o la luce. Devo entrare in contatto con la collezione permanente e pura con la persona che vedrà il mio lavoro.

Lo dirò al pubblico?
Sì, ieri sera. Ma prima ancora chi lavora all’interno del museo. Un museo archeologico porta con sé una cultura ovviamente diversa da un museo d’arte contemporanea.

Vieni sei trovata dunque in questa particolare situazione?
Non credo che in precedenza abbia avuto a disposizione spazi sempre “facili”. Versailles ha presentato problemi anche superiori. A Rotterdam l’atmosfera era ancorata in un modo completamente diverso: mio figlio si è confrontato con uno spazio contemporaneo dove era importante, oltre all’architettura, la luce era anche la gestione del social e magari il dj all’inaugurazione.

Niente di tutto questo Siracusa…
Niente di tutto questo. Ogni spazio ha un’identità e un’energia diversa, ma alla fine conta solo una cosa: arriverò ad un’armonia con tutte le componenti (spaziali, fisiche e personali) dei dati seguenti. A Siracusa c’è armonia alla fine del racconto: archeologia e museo archeologico non sono nuovi al “wow” che accompagna tutta l’arte contemporanea.

Juana Vasconcelos.  Veduta della mostra al Museo Archeologico Paolo Orsi, Siracusa 2022. Per gentile concessione dell'artista e Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.  Foto Maria Pia Balla
Juana Vasconcelos. Veduta della mostra al Museo Archeologico Paolo Orsi, Siracusa 2022. Per gentile concessione dell’artista e Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. Foto Maria Pia Ballarino

JOANA VASCONCELOS E L’ETERNITÀ

Hai esposto per la prima volta La corona a Londra nel 2012 per il 60° anniversario della Regina Elisabetta. Dieci anni dopo la ripononi a Siracusa in tutt’altro rispondo. Cosa c’entra la regina con l’idolo delle Cicladi?
Elisabetta II ha regnato più a lungo di ogni altra regina inglese. È lei stessa un simbolo associabile all’eterno. Estattamente mangia il nostro idolo delle Cicladi.

Ci risiamo con l’idea di eternità. È l’“eterno” tormento dell’artista?
Ogni artista aspira all’eternità. Ma non è affatto scontato che la raggiunga. Quell’idolo che ha conquistato. E Paolo Orsi con la sua collezione parla di eternità.

Ultimo dominato, puoi anche non respondermi. Da piccola tra i tuoi giochi c’erano molte bambole o pupazzi di stoffa?
Niente bambole, nove pelouche. Vengo da una famiglia fieramente antimperialista dove non c’era spazio per questo genere di frivolezze.

Aldo Premoli

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