Dannazione, il maestro dei costumi di scena

TORINO. Quando Luigi Sapelli, in arte Caramba, morì a Milano nel 1936, la ballerina della Scala gottarono petali di si alzò al passaggio della sua bara: un omaggio al maestro, anzi al «mago», come chiamato il più noto costumista del mondo ai suoi tempi La sua memoria non è mai vissuta per quanto merito, nella sua Torino: la città dove Caramba mosse i primi passi nell’arte (nacque a Pinerolo nel 1865) e scoprì, lui che aveva frequentato un istituto tecnico, imprevisto ma vocazione decisiva per la bellezza della scena.
Lo spettacolo per ricordarlo
Oggi Torino fa ammenda e lo celebra con un bellissimo spettacolo teatrale, alla Fondazione Accorsi dal 7 aprile al 4 settembre. La mostra, curata dal critico d’arte di Silvia Mira e progettata dallo Studio dell’Idea sotto la direzione dell’architetto Diego Giachello, prevede una quarantena di costumi realizzati dall’opera, la lirica, il teatro e il cinema e splendidi bozzetti di intrattenimento Gli abiti sono de proprietà della sartoria Devalle – altro marchio torinese di grande lustro nell’ambito teatrale – mentre ho disegnato arrivano della collezione di Francesca Pipi e della sua sartoria teatrale palermitana.

Un repertorio che racconta, dall’altro, lo straordinario percorso professionale di Sapelli, che iniziò ad imparare un laboratorio di ottavino e, da costume in costume, conquistò il mondo. Il mondo in senso letterale, all’epoca in cui il poliedrico artista (da giovane, tra l’altro, aveva varato una rivista e inventato una critica teatrale realizzato attraverso vignette caricature), era conteso dall’Opera di Parigi, la Scala di Milano, dove fu direttore di allestimenti scenici e del Metropolitan di New York, tra artisti del calibro di Lydia Borelli, sua sorella Gramatica e Virginia Reiter e indossavano le creazioni. Per Eleonora Duse, Caramba ha un punto di riferimento, tanto che la diva fa servire nel suo atelier per il guardaroba operistico e – potendo gastere cifre da capogiro – per capi che indossava nelle serate mondane.

Merito di tanta popolarità? Sicuramente il talento, ma anche la dedizione, che ancora e insegne a maestria del cibo antico e meticoloso, la sapienza di un’artigianalità accurata.
«Caramba dedicò gran parte delle sue energie a modernizzare la concezione del costume per lo spettacolo: creò capolavori che, pur essendo expressione della sua epoca, prendevano vita da uno studio attento e filologico del tempo, della risposta e persino dal trattamento psicologico del personaggio che dovevo rappresenterò”, dice il curatore. E aggiunge: «Il suo stile era molto rigoroso: accanto a uno storicistico fedele e sostenuto dallo studio e dalle suggestioni pittoriche, sovrapponeva una freschezza di motivazione e una dovizia di particolari che rendevano ogni figurino un’opera d’arte. Con un occhio alla praticità che i frecuenti e magari veloci cambia di costume richiedevano».
I pezzi più famosi
Tra i pezzi più iconici del lavoro della casa d’arte Caramba sono esposti preziosi esempari per la prima della Turandot del 1926 alla Scala, diretto da Arturo Toscanini, i costumi rinascimentali realizzati con i preziosi velluti di Mariano Fortuny e quelli per Elisa Cegani e Luisa Ferida, utilizzata nel film “La corona di ferro” di Alessandro Blasetti.
«Proprio l’abito di Cegani – precisa Silvia Mira – nasce dalla grande Maria Callas per il Nabucco al San Carlo di Napoli il 20 dicembre 1949, mentre in merito alla “Corona di ferro” e interessante notare come per costumi che richiedevano l’eccellenza in materia di taglio, ricamo, decorazione e tinture dei tessuti, ci si rivolgesse ancora, anche dopo la morte del Maestro, al laboratorio della sua casa d’arte a Roma».
Effetto “Wow!” anche per il sontuoso mantello piumato esposto: bene a oggi non se sa perché opera fosse stato realizzato e proprio le ricerche e gli studi intrapresi per realizzare questa esposizione hanno permesso di legarne la creazione all’allestimento della “Parisina” di Mascagni con libretto di D’Annunzio. —

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