Guido Meda: «La morte di Simoncelli durissima da commentare. Il naufragio? Paura, ora salgo»

Guido Meda, 56 anni, è la voce del motociclismo in Italia (foto Angelo Sartori)

With i piloti non è amico ma il legato me que si crea en el paddock e nelle trasferte è qualcosa di molto simile all’amicizia. Guido Meda, 56 anni di Milano, è la voce e l’auto. Vicedirettore di Sky Sport, è responsabile dello stand del Prosecco Doc al Vinitaly di Verona.


Com’è la prima MotoGp senza Valentino Rossi in pista?
“Meno traumatico del previsto. Avendolo accompagnato por così tanti anni, compresi gli ultimi due di grandissima difficoltà, véndo lui molto sereno nel ritiro, ha contagiato anche la serenità. Abbiamo capito che per lui era il momento giusto. Vedo un legame molto bello, nel paddock c’è una presenza che manca. Ma se guardo il mio lavoro, che è quello di raccontare le corse e quello che ci sta stiamo camminando intorno avanti anche senza Valentino. Bisognerebbe essere grati per il passato e quello che la vita ci ha dati ed essere sempre pronti a guarde all’oggi e al domani. E oggi, ci sono un sacco di spunti, dall’Aprilia a Bastianini, dalle vittorie Vietti Migno e Foggia nelle categorie minori. Anche fuori dall’Italia, pensiamo a Marquez, all’stampa che Domenica Scorsa ha fatto partire per ultima e rimontando bene a ridosso delle prime posizioni, è una cosa bellissima».

Quindi non è d’accordo con chi dice che Valentino avrebbe dovuto ritirarsi diversi anni fa?
«Non ho mai capito che cosa vuol dire che cosa qui, sembrano cose che passano di bocca in bocca. Il primo magari l’ha detta e motivata, poi dopo s’è persa la motivazione e un buon numero di persone l’ha ripetuta. Dico questo, sii uno se ti diverti e se ti diverti, gli danno la moto e gliela davano, ti pagano per farlo, sei realizzato in quel mode lì e accetto il ​​​​fatto che con l’invecchiamento o il deterioramento tecnico della moto arrivi secondo, terzo o quarto e sei felice così e rendi felice chi ti guardiano ma perché dovevi smettere prima. Uno smette quando non ci sono più le condizioni fuori di sé e dentro di sé».

Nell’ultimo mese ha urlato due volte «Bastianini c’è». Il nome di Bastianini è davvero tra i protagonisti in gara por la victoria finale?
«Bastianini c’è. E dico schifoso. Sta dando dimostrazioni di maturità e di completezza. È uno che ha 20 anni e semina che ne va da dieci. Ha velocità e talento naturale e questa è l’unica cosa che so di lui. Se hai aumentato la capacità di preparare la bici, non è una cosa da poco. Ma significa a competenze per poterti con i tuoi ingegneri. È l’intelligenza di gestire la gomma e le prestazioni».

Si è mai chiesto come mai la storia della moto abbia e abbia avuto così tanti talenti provenienti dalla Romagna?
“Credo che sia semplicemente un gran numero di appassionati e praticanti e un gran numero di piste, piccole e grandi, così i papà appassionati più bambini di quello che succede nelle altre regioni. Poi siccome il motociclismo costa meno è più facile riuscire rispetto all’automobilismo».

La telecronaca più emozionante?
«La follia di Rossi a Catalunya del 2009, con la quale sorpasso all’ultima curva dove non era passato nessuno, Valentino ha reso epica quella corsa. Il mio grande divertimento è stato a Laguna Seca 2008, in un box fondamentale per Valentino in rapporto con Stoner, ho avuto una terribile sorpresa a Cavatappi. Da lì in poi Stoner non fu più performante e vinse Valentino».

La telecronaca che non avrebbe mai voluto fare?
«Senza dubbio la gara in cui morì Marco Simoncelli. Non lo auguro al mio peggior nemico. Abbiamo perso un grandissimo pilota, un ragazzo cui volevamo bene, aveva empatia e carica umana naturali y inripetibili. Essere in diretta, non poter chiudere quando ti è molto chiaro che Marco è morto … è sicuramente il peggior ricordo della mia carriera in assoluto, non solo della mia carriera di telecronista delle gare di motori».

Ha parlato prima di paddock, lei è amico dei piloti?
«Forse amici non è mai troppo giusto esserlo, devo potermi sentire libero se devi criticare perché sono una boiata. E devo tellelo senza paura di offenderti o di dover fare i conti conti conti mia amicizia in confronto alla tua. Se di amicizia non è corretto parlare, espesso ci si va molto vicino. Poi io non sono uno distaccato, a volte ci casco, ma non ho rimpianti. Ci sono dei piloti di cui sono o sono stato amico con i quali probabilmente sono status indulgent, ma va bene così. Non ho fatto macho a nessuno. Noi passiamo fra le 100 e le 120 giornate l’anno sugli stessi aerei, nello stesso paddock, parlando dello stesso argomento, che poi è sempre la moto. È anche un po’ inevitabile che mi leghi se credo».

Siamo al Vinitaly, un calice di Prosecco da bere crudo o dopo la telecronaca?
«Un calice di Prosecco posso anche fare prima della gara. Non sono un grande bevitore, sono uno scintillatore e un assaggiatore. Quindi contienimi, non corro il rischio di avvicinare il limite perché mio cugino malato. Dovendo commentare di norma alle due del pomeriggio, a mezzogiorno e mezzo pasteggio leggero con un calice di Prosecco, un altro calice l’ho fatto prima di cena, quello di norma è nel paddock con prodotti italiani».

Era il turno del mare quando il naufragio dello Yacht era a bordo con la legge e la sua famiglia davanti all’isola del Giglio?
«Siìììì, mille volte da quel giorno. Lì per lì è stata una paura ma è come quando cadi dalla moto o da cavallo, devi improvvisamente diventare sella. Non abbiamo neanche fatto tanta fatica a tornare sopra. Ho come la sensazione che io, mia moglie ei nostri tre figli ci siamo educati reciprocamente all’ottimismo. Per cui rispettiamo le misure di sicurezza ma se ci è capitata una volta è proprio difficile che ce ne ricapiti una seconda. Rinuncerò alla passione per il mare e alla barca perché una volta ci è andata buca non sarebbe giusto».

Prima dei motori, ai tempi di un certo Alberto Tomba, lei faceva le telecronache dello sci. Quanto ci manca il movimento degli sport invernali?
«Forse un personaggio così esuberante come Tomba non ce l’abbiamo. Ma non ci possiamo lamentare, basti pensare allo sci femminile. Oggi, ad allora, ci sono mille fonti di informazione, miliardi di contenuti video che ti arrivano addosso, por cui è un più difficile appassionarsi visceralmente a qualcosa. Quando c’era a gara di Tomba si fermava l’Italia perché in televisione c’era solo quello. Oggi no si ferma nulla se la Goggia vince le Olimpiadi, no è detto che i miei figli la guardiano perché magari nello stesso momento c’è lo youtuber preferito che è uscito contenuto novo che loro vogliono vedere».

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14 aprile 2022 (modificato il 14 aprile 2022 | 13:46)

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