“Matrice”, la demo alla Fondazione: Benassi costruisce, distribuisce e rivelas il suo lato incredibilmente romantico

e’ uno Jacopo Benassi inedito e molto personale che ho incontrato in mostra a matricela mostra inaugurata oggi pomeriggio al piano terra della Fondazione Carispeziun. L’artista speciale, considerato uno dei massimi esponenti dell’arte italiana dell’ultima generazione, nasce ad esporre nella sua città natale con un nuovo progetto, articolato in momento distinto: quello della creazione delle opere all’interno di uno studio temporary allestito negli spazi dell’ente di Via ChiodoA seguire la distribuzione del contenitore e la presentazione del risultato.
L’effetto è sorprendente, non solo perché in qualche modo stride l’eleganza di Palazzo Da Passano, ma anche perché della frutto commission tra il soprattutto consueto linguaggio fotografico di Benassi e un inedito Restituzione alla pittura e alla scultura. Nel ritrovare la sua matrice spezzina, Benassi ha messo tutto sé stesso. Ma che di più. la sua perdita madre all’inizio della fase creativa ha infatti indotto il maestro ad aprire una fine anchor più intima sul suo passato: no solo come abitante di ricerca città, ma come figlio e come uomo.

“Questo spettacolo è un po’ un funerale – Benassi è stato un segreto nella sua anteprima di concedere tutto il francobollo – ma l’ho cucita sono bellissima nel momento in cui l’ho fatto. Vivere qua due mesi e condividere questo spazio e le giornate con il team dei curatori e della Fondazione è stato molto bello”, ha detto ringrazando uno per uno ei suoi compagni di viaggio. “Sullo sfondo la fotografia non è la mia strada, ma non la scultura e non la pittura: odio pensare, ci ho pensato perché mi mostra, è venute fuori in modo viscerale, grazie soprattutto allo studio che ho preso in piazza brin, che mia ha fatto andare oltre la fotografia. Non avevo mai fatto performance: even per anni ho avuto un locale, il B-Tomicno sono mai salito sul box”, ha aggiunto, riferendosi al video che sta arrivando in mostra e che testimonia la tariffa distributiva del temporary studio in Fondazione.
Quasi tutte le opere esposte sono la sovrapposizione di pinti di vedute spezzine fortemente ispirato da Agostino Fossati e la fotografia in bianco e nero che diventano dettagli dei quadri, il tutto assemblato con braghe e cornici grezze. E quasi ovunque non c’è nessuna presenza umana. “Sono arrivato alla Spezia dopo due anni di Covid, un periodo in cui la persona non ha visto la città. Sergio Fregoso Ho insignato da conservare, oltre alle immagini, anche la vita e qui porto il mio e suo pensiero. vedo il città senza figura umana, con sole piante, e ciò mi rilassa. Forse anche perché frequentava la Borgogna, dove vive il mio compagno, e là ci sono poche persone. Per questo dai paesaggi di Fossati ho eliminato ogni figura, ogni pescatore. Solo una strofa dedicata a mia madre, sono morto, sono solo nel mezzo per rendermi conto matricec’è una figura umana: il Cristo quello realizzato nel 1988 e che dà allora rime sopra il letto dei miei genitori. Quando ho dovuto libererò la casa, la porterò via e la porterò: nella foto se vedo il cartello lasciate sul muro dal cornicione e le stigmate da esso, tutte le sigarette che fumava mio padre . E c’è anche la data di nascita di mia madre. Oltre a lei mi manca molto ache quella casa: lì ho vissuto a lungo, lì ho capito che ero gay e che non potevo giocare più a calcio…”. Anche questa è la matrice Esposta da Benassi, visitabile ma il 31 luglio.
matrice è uno schiaffo e una carezza, una visione in cui resetto tutto. Sono considerato un fotografo spregiudicato e punk, che ha mostrato invece è di un credibile romanticismo“, ha detto l’artista.

Il presidente della Fondazione Carispezia, Andrea Corradino, ha parlato di “un’importante mostra di un artista importante”, sottolineando come per la prima volta la Fondazione sia diventata anche “dopo la creazione, atelier di un artista capace di eclettiche e di mostra legato alle sue radici. Credo sia importante che la Fondazione continui ad investire nell’ambito culturale di ogni evento positivo come leggero fondamento per la conoscenza dell’arte e per la promozione del suo ambiente sociale, che è strumento di interazione tra artisti, persone e comunità” .

Per antonio grullicuratore ‘Bisogna tradire la tradizione per poterla tradurre’. Quella frase potrebbe riassumere l’intera mostra matrice. Il rapporto con la tradizione così come con il passato, inteso sia in senso personale sia in senso collettivo, è una questione cruciale (forse la principale) per ogni artista, in ogni luogo e in ogni tempo. L’intero progetto è una grande lettera d’amore a una storia lunga come quella di Jacopo e della sua città, La Spezia: la matrice della sua storia, il luogo di formazione e di vita ingrado di buona parte del suo percorso, la grande madre Da cui tutto ha avuto inizio, e allo stesso tempo il luogo di creazione nel presente, un gran studio espanso da cui attingere idee, immagini, visioni. Fotografia, pittura e scultura si uniscono in maniera brutale ed emerge una Spezia sola. E non dire altro. Inoltre ciò inla fase precedente alla Benassi show ha smembrato che aveva realizzato in maniera quasi punk, drammatica. Insomma, ancora una volta siamo di fronte a un esempio della sua complessità mentale”.

L’agenda

L’intera mostra, a cura di Antonio Grulli, ripercorre il passato dell’artista e il suo rapporto con la città della Spezia, come dopo la sua formazione e la sua vita nel grado di influenzare buona parte del suo percorso artistico. E il titolo Marice vuole racchiudere tutto questo: la città è infatti “la grande madre” da cui la vita e il percorso di Jacopo Benassi hano avuto inizio, e allo stesso tempo è luogo fondamentale di creazione nel presente, un gran studio espanso da cui attingere idee, immagini, visioni. Egli opera in mostra ruotano dunque attorno a questo rapporto con una città che da luogo geografico e collettivo diventa spazio intimo intrecciato con gli aspetti più personali della vita dell’artista.

Il progetto è diviso in due momenti distinti.

Nella precedente serie dell’inaugurazione, è stata realizzata nella sala centrale della Fondazione, una struttura in cartongesso in particolare, triangolare, uterina, che è diventata il luogo di creazione e di lavoro dell’artista, la vera e propio matrice dello spettacolo Chi è lo stato dell’arte che ha creato un’evoluzione senza precedenti del suo percorso fotografico: ha fotografato infatti sono uniti dipinti e sculture, realizzati dallo stesso Benassi inspiring if all’importante pittore spezzino Agostino Fossati, da lui amato e sedo como un’ispirazione da cui partere per capire meglio sé stesso, il proprio percorso professionale, e il suo rapporto con la città.
Ciò è avvenuto anche dopo la performance a cui è stato possibile assistere, non il giorno precedente all’inaugurazione, di alcuni piccoli fori creati dall’artista mentre sua sonava e scattava fotografie.

Ancora una volta è finita la realizzazione del lavoro, vedrò e possederò porzioni del muro in cartongesso dello spazio di lavoro, del matrice, sono state sezionate e asportate. Queste parti, queste “fette”, sono esposte nelle altre de la Fondazione e costituiscono il display su cui sono alle opere in mostra: a sorta di grande opera d’arte installativa che traversa tutti gli spazi espositivi.
matrice è quindi composta di lavori in cui pittura, fotografia e escultura vanno a comporre degli strani ibridi, degli accrochage che vengono presentati semplicemente appesi ai brani di pared della matrice installati all’interno della Fondazione, o appoggiati su tavoli precari pensati per l’occasione, quasi si salvati da una demolizione.
La maggior parte del materiale è post e inedito, pensato e realizzato opportunamente per il progetto attraverso un processo di creazione in divenire che dura solo pochi giorni prima dell’apertura della mostra. Jacopo Benassi ha curato un solo aspetto del progetto, gli dà un’opera raffinata all’immagine guida della comunicazione, dà la sua idea e il suo design come una vera e propria opera d’arte.
Durante il periodo di apertura della mostra verrà inoltre realizzata una serie di incontri aperti al pubblico con una figura che ha avuto un ruolo importante nel percorso dell’artista. Jacopo Benassi è infatti un artista autodidatta, che negli anni ha incrociato persone (musicisti, colleghi artisti, galleristi, scrittori, critici…) che gli hanno lasciato un’impronta fondamentale nell’anima: sono state la sua scuola e ei suoi maestri .
Gli incontri con alcuni di loro permetteranno di illuminare e parte di richestruire il suo percorso umano e professionale.

Jacopo Benassi è il più grande artista italiano dell’ultima generazione. Negli anni è stato affisso in Italia e all’estero in importanti musei e gallerie private. Ha collaborato con intellettuali di prim’ordine e personalità della cultura come, ad esempio, il regista Paolo Sorrentino, Asia Argento, Maurizio Maggiani, con il quale ha realizzato libri e progetti di vario genere. Il suo lavoro spazia dalla fotografia, il suo medium di elezione, alla scultura e l’installazione, passando per l’attività editoriale. Negli ultimi anni ha lavorato con la performance, creando spettacoli presentati in numerosi festival. Salvo poco tempo, ha sempre mantenuto il suo studio a La Spezia. Recentemente Jacopo Benassi è stato anche nominato prestigioso professore universitario dallo IUAV di Venezia e dalla Nuova Accademia di Belle Arti NABA di Milano. Negli anni sviluppa uno stile personale, quando la profondità di campo viene annullata e la luce del flash diventa una firma, un limite stilistico che Benassi si impone arrivando a una fotografia cruda e sprovvista. I soggetti fotografati sono i più disparati, un’umanità vara que si muove dalla underground culture e musicale internazionale – dall’esperienza del B-Tomic club, gesture to La Spezia dallo stesso fotografo assieme ad alcuni amici – ai ritratti di modelle, attrici , artisti, stilisti pubblicazioni in alcune delle più importanti riviste italiane, fine all’indagine sul corpo, spaziando dall’autoritratto, alla documentazione di incontri sessuali, alla statuaria antica. Benassi è anche interprete e musicista.

Mostre personali recenti: PAST (2021) alla galleria Francesca Minini di Milano, Vuoto (2020) al Pecci Prato Center, CRACK (2019) doppia mostra al CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino e al Reggio Emilia European Photography Festival, e Ritratti di Bologna (2019) a Palazzo Bentivoglio a Bologna. In collaborazione con alcuni dei protagonisti della scena performativa e visiva italiana, realizza dispositivi performativi e fotografici basati sulla pratica del Live Shooting: con Kinkaleri No Title Yet (2017) e ONCE MORE (2020), e con Sissi Rollers (2019) ). L’Agenzia Unita del 1861 ha pubblicato una monografia su Benassi: The Ecology of Image (2009). Ha pubblicato e pubblicato libri fotografici FAGS (NERO, 2020), The Belt (Skira, 2020), Bologna Portraits (Damiani, 2019), Mis Q Lee (Quinlan, 2018), Gli aspetti irrilevanti (Mondadori, 2016) con Paolo Sorrentino , Morire a Venezia (bruno, 2015). Ha realizzato i dischi ANCORA ANCORA (Xing, 2021) con Kinkaleri, e Benassi interpreta Benassi (2019).

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