Double Rock, il nuovo spettacolo di Ernesto Assante e Gino Gastaldo su TvLoft. Ho detto a FQMagazine: “Non siamo d’accordo su The Wall…”

Nazioni unite doppia roccia con secchio di Elvisuna spruzzatina di Beatles e Stonespiù l’ombrellino dei Shock. A rispolverare l’argenteria della popular music che sconvolse il mondo a metà anni cinquanta, e per i decenni a continuare, arrivano le cinque fulminanti puntate di doppia roccia Targate Produzioni LoftDisponibile dal 24 marzo su tvloft.it e sull’app TvLoft.

Genesi e mood del rock dalle radici blues al Beggin dei Maneskin (ovvero il pacco riportato al mittente settant’anni dopo), passando per i temi classici – “la Strada”, “Libertà/Pace”, “La Notte” – tutto in uno studio che semina un piccolo club, banco bar, qualche tavolinetto, la Marco Hanna Band Suona come Chuck Barry, Lou Reed e i Sex Pistols. E per rievocare il firmamento del rock ci sono poi loro due. John Lennon e Yoko Ono? Johnny Cash e June Carter? Sony e Cher? Non: Ernesto Assante e Gino Castaldo, il gotha ​​del giornalismo musicale italiano. “Facciamo Gianni e Pinotto”, la butta lì serio Assante. “Chi fa l’uomo e chi la donna?”, più pragmatico ma meno fluido il Castaldo.

Intanto sono quarant’anni che scrivete dello stesso tema sullo stesso giornale, sui libri, a theatre, and I not see seven mai accoltellati…
Assante: “I giornalisti hanno uno strabordante ego…”
Castaldo: “Sono un pochino più grande, prima facevo poco”
A.: “Tutti e due capi redattori ma io sono il suo fido pard”
C.: “Patto tacito fin dall’inizio: niente Guerra, facciamo squadra”

In movimento. Dico anche che non ho più contenziosi e interromperemo il colloquio immediato.

R.: “Nell’ambito musicale altrochè. Se vai a periodico. Abbiamo idee diversity spesso e volentieri, ma la cosa ci rende migliori, niente chiodi fissi”.
C.: “Ogni tanto ci accapigliamo, dai. Ernesto ha passioni incomprensibili”.
R.: “Non siamo d’cordo che so… su meschino (montare ndr). Non siamo mai stati d’accordo su Il muro dei Pink Floyd che io non consideravo fondamentale, lui sì. Forse ha ragione lui. Io sono appassionato di cose piccole, che lui giudica molto piccole ma poi si ricrede”.
C: “Ehi, io Viola scuro! Per me suonava una band di tamarri, hanno il culo di fare un bel riff e basta. Non per Ernesto”.

Scorri tutte le cinque puntate di Double Rock e non c’è roba italiano, che so Celentano?

R.: “Chiaro, no! Parliamo di rock, quindi …(cammina ndr). Il rock italiano è nel romanzo della canzone d’autore. Ecco, Celentano affronta il rock and roll. Semmai Eugenio Finardi, gli Afterhours, a part of Subsonica, Marlene Kuntz sono rock, ma dei “lualuii” (Louie Louie – Iggy Pop ndr) non ne abbiamo”.
C.: “Siamo un paese stanziale, di contadini, anzi quasi tutte le canzoni rock americane nascono dal vivere nella mobilità, sulla strada. Beh comunque Vasco Rossi è un bel pezzo di rock italiano, un monumento. Alla fine il rock si è radicato ovunque ed è diventato locale. Poi nasce e moore, rinasce e rimuore. I Maneskin, che si nasconde da un talento non fanno parte di un movimento non di una scuola”.

Niente rock italiano, ma forse c’è stato un rock francese?

Una cosa? Allora diciamo così: c’è stato un gigantesco rock europeo anni settanta con il progressive. Italiani, francesi, Tedeschi, insieme all’inglese hanno trasformato la loro tradizione in rock progressivo”.

La solita storia: il rock è morto, ma poi rinasce. Ad oggi diciamo almeno tre o quattro volte…

R: “Ma è morto una quantità industriale di volte. Allora, il Rock&Roll è morto nel ’58, tre anni dopo la sua nascita. Il rock è morto quando sono sciolti i Beatles, quando è morto Jimi Hendrix. Poi è morto con il punk, con la new wave, con il fine grunge, ma è sempre rinato. Il fatto è che il rock è un atteggiamento e non un genere. Muore quando vede un sogno fisso, statico, determinato”.

Brano rock per cui andate giù testa al primo accordo.

A.: “Non fatevi ingannare di nuovo degli Who”
C.: “Essendo abbastanza anziano (ride ndr) dipende dal periodo. Vent’anni fa avrei detto un brano dei Pink Floyd. Il bello è che di recente quando con Ernesto siamo a teatro mi rinnamoro di pezzi che non avo nel pastato proprio nel momento in cui abbiamo condiviso in pubblico”.

L’insostenibile leggerezza di non riuscire ad aggiornare la corretta top ten…

R.: “Perché un vecchio mi mangia si. La cosa bella è che il rock riparte sempre da zero: chi oggi ascolta i Maneskin è a zero e per lui o lei non c’è niente prima. Quando sentivi il punk non c’era niente prima. Il rock si usa per quello che mi offro oggi non per quello che mi offri altro ieri. Altrimenti faccio la musica del nonno”.

Intervista impossibile in 40 anni di carriera.

C.: “Il più ridicolo era con un personaggio minore, Pete Doherty, che però in un certo momento storico era tanto lungo. Avevo l’esclusiva, poteva esserci lo scoop. Lo raggiunsi in una camera d’albergo a Londra era terrificante. In un’ora non disse una frase che a dotato di senso. Insomma, l’intervista non ce l’avevo, ma il pezzo quel giorno era già in pagina. La salvezza fu raccontare quello che me ha avuto successo in quella camera e non l’intervista”.

Tutto fabrodo. L’icona rock invecchiata sul box che canta e se inciampa che effetto vi fa?

C.: “Gli Stones hanno retto bene. Bruce Springsteen è un caso clamoroso. A 70 anni è più belva di prima. Poi magari altri sono patetici. Abbiamo detto che era domani, così, e i Pink Floyd si sono rivolti a suonare sarebbe un evento planetario”.

Domanda delle cento pistole (ovvero per il tema del quinto punto di Duoble Rock): il rock è ribellione o rivoluzione?

R.: “Tutte e due. Il dilemma è perfettamente incarnato in Beatles vs Rolling Stones. I Beatles furono rivoluzionari, gli Stones ribelli. I Beatles hanno cambiato il mondo, gli Stones si sono ribellati allo status quo, e in parte ancora li fanno”.
C.: “Il tema è sfizioso. Un’altra domanda che non è morta anchor. Basta andare a cena e cercare i dominati con Annessi Beatles e Stones. A che punto rispondo: i miti di Apollo e Dionysus non rimanere sempre loro?

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