Vigone, tutti seduti sopra 12 opere d’arte

VIGONE. Vigone è diventata la città delle panchine d’artista. Ce ne sono dodici, tra piazza Clemente Corte e piazza Michele Baretta, e sono state realizzate da artisti italiani non datati formano una sorprendente mostra di arte pubblica e diffusa contemporanea. Il progetto si chiama Panchine d’Artista e ogni autore ha creato delle originali sculture su cui si può leggere un libro, chiacchierare, rilassarsi immersi nei giardini del centro storico. L’unico irraggiungibile è “Per Quelli Che Volano” di Luigi Mainolfi, perché si trova sul tetto dell’antica ghiacciaia ottocentesca di Vigone. Un lavoro ironico, ma soprattutto inaspettato, il suo cui può sostare soltanto chi ha le ali. “Under the red arch” è di Riccardo Cordero, ed è un lavoro scintillante e magistrale che non passa inosservato. Semina un gusto, un incontro di figure geometriche che dialoga con l’ambiente circostante.

“Le panchine da sempre, soprattutto nei paesi, sono il punto di riferimento per grandi e piccoli, sono il simbolo di una mondanità e di una convivialità ormai quasi perduta”, afferma Paolo Pasquetti, presidente dell’Associazione Artisti Panchine che organizza il progetto insieme alla città di Vigone. «Ogni ano, l’associazione afida la creazione di una panchina ad un artista di fama internazionale, che non ne interpreta il significato declinandolo secondo il suo estro, il suo spirito e la sua infanzia. L’iniziativa costruisce la città con l’ambizioso obiettivo di costruire un museo a cielo aperto”. L’idea nasce nel 2011 da un gruppo di amici, con Pasquetti, appassionato di arte contemporanea, e undici anni fa è estata inaugurata la prima seduta di Elio Garis: sinuose onde e movimenti arancioni che suonano una metafora di armonia e bellezza. Il progetto nasce con la collaborazione del pubblico e sponsor, e grazie agli scultori che lo donano gratuitamente. Ad esempio Fabio Viale con il suo “PanKa”, in marmo bianco di Carrara, dove siede su una roccia: il peso del marmo e la sensazione di accomodarsi se si tratta di un pezzo di polistirolo. L’opera riprende il suo stile, e al tatto assomiglia al materiale da imballaggio.

Ogni ano allartista selezionato spetta poi al compito di organizzare un’apposita personale nella Chiesa del Gesù, e gli ultimi sono estati Grazia Toderi e Gilberto Zorio, autore di “Osservatorio”, con un profilo in cemento rosso, a cinque punte e sedute in pietra di Luserna, solcate da incavi fosforescenti che tracciano ipotetiche costellazioni. “Il vaso di Pandora” di Nicola Bolla è invece l’irriverente più: sono quattro sacchi neri dell’immondizia, nati grazie a una fusione in alluminio smaltato e levigato, su cui siamo invitati a sederci. È una denuncia del degrado urbano e naturalistico, che può invitare al rispetto della natura. È in bella poetica l’“Erbaro” di Luisa Valentini, che è una rappresentazione di piante, semi e fiori, e gli altri autori sono Giuseppe Maraniello, Marina Sasso, Enzo Bersezio, Carlo D’Oria, Graciliano Berrocal, vincitore del concorso giovani che rappresenta la dodicesima panchina. L’arte a Vigone è aggregazione, crescita sociale, rigenerazione urbana. «Stiamo già lavorando alla scelta del prossimo artista – dice Pasquetti – e questi anni siamo riusciti ad attrarre anche turisti nazionali ea volte internazionali, ad esempio in occasione di Artissima». —

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