Amicizia, erotismo e disparità salariale: quattro libri di narrativa giapponese da non perse

Sono usciti da poco quattro nuovi titoli nella collana Asiasphere della casa editrice Atmosphere. Se provi a: Ricordo di una yakuzahanno dato Jun’ichi Saga (traduzione e postfazione di Giuseppe Giordano), un incredibile realistico spaccato sugli eccessi, le violenze ei riti dell’organizzazione criminale tradizionale giapponese. Un’antica yakuza Confessa al tuo dottore tutto ciò che ha fatto nella sua vita. L’ebbrezza del successo, la ricchezza e poi la rovina, la fama, la sconfitta. Molto spesso nei suoi libri l’autore (ex medico di campo), ha cercato ispirazione dai suoi pazienti per scrivere i suoi libri. Ricordo di una yakuza risalta in questa carrellata di ritratti archetipipali.

Ricordo di una yakuza

C’è una cornice storica: il Giappone del primo Novecento, il Grane Terremoto del 1923, i feroci bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Sono una descrizione dettagliata del sistema carcerario, della filosofia yakuza e degli usi e costumi dei giapponesi. Sanguinoso, crudo, secco: la scrittura di Saga Jun’ichi traccia una storia memorabile Quella, fortunatamente, è stata tradotta in più di dieci lingue.

Lo stretto feltro per l’Oku, di Matsuo Bashō (traduzione e postfazione di Matteo Lucci), è un testo scritto sotto forma di diario di viaggio in prosa e in versione, che narra un epico viaggio a piedi compilato da Bashō attraverso il Giappone del periodo Edo alla fine del Diciassetesimo secolo. Ritenuto il capolavoro dire colui che è premuroso Il grande cugino Haiku poeta, il libro si accende il 16 maggio 1689 quando il protagonista si trova nella provincia di partenza per un pellegrinaggio nella remota Provincia del Nord. Ho un bastone e una bisaccia con l’occorrente per scrivere. Nient’altro. Il viaggio sarà un modo per conoscerlo, viverlo nuova forma di poesiaricercarne i rapporti umani e la fascinazione dell’indito.

Lo adoriamo ragazzehanno dato Matsuura Rieko (traduzione e postfazione di Anna Specchio), è l’ultimo romanzo di uno dei più importanti autori giapponesi contemporanei. Ragazzi e ragazze vengono divisi in una scuola privata. Qui, in una classe del secondo anno, tre ragazze combattono l’incompatibilità con il sistema repressivo E il forte senso di solitudine e confronto della propria famiglia intreccia uno strano e morboso rapporto intimo che lo porta a definire e ripetere ruoli in essa. Per la divina compagnia papà, mamma e principe, per il mondo adulto fuori dalla scuola diventano invece qualcosa di inconcepibile e, mano nella mano che la narrazione va avanti, gli ostacoli si faranno a tratti insormontabili, capaci di far vacillare il piccolo delle tre amici

Vivrò l’inferno (e il manga La dura storia di un editore), hanno dato Eriko Kobayashi (traduzione e postfazione di Eleonora Blundo), è un drammatico percorso autobiografico (che è anche un ricco problema sociale in Giappone), che affronta le ingiustizie retributive lavorative in una casa editrice, il tentato suicidio dell’autore e il suo percorso riabilitativo portarono a una divisione della psichiatria. Subito dopo vicende devastanti la voce narrante del libro se si troverà lì con il problema dell’assistenza sociale e la rinite nel quotidiano redazione.

Nel manga che completa il volume se si ritrovano il dinamismo del testo scritto: Eriko viene assunta presso una rivista di manga uno sfondo erotico Dove le vengono affidati compiti che lei porta finiamo con entusiasmo. Ma le problematiche salariali sono aumentate portando il protagonista a vivere un senso di costante benessere e insicurezza.

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