È la fine di Netflix perché lo sapevamo? :: Blog il tuo oggi








Dopo deci anni vissuti con vento in poppa e un crescita constanta di utenti, una flessione era fisiologica, ma era difficile prevenire una deriva di un tale portatore. Netflix, colosso dello streaming, piattaforma che si è fatta – prima tra tutte – portabandiera di un servizio fatto di migliaia di serie tv e film con abbonamenti a piccoli prezzi, negli ultimi tempi ha iniziato a perdere qualche colpo, subendo il concorso di servizi omologhi tra sé e sé, ho guardato Disney+ e Prime Video, che si sono fatti via via più agguerriti.


Di certo lo scenario dei questi giorni è diventato quasi apocalittico. Io continuo non vanno bene, gli abbonati sono duecentomila in meno rispetto alla fine del 2021 e il colosso dello streaming affonda a Wall Street. In quello che sarà ricco come il ‘mercoledì nero’ di Netflix, e i titoli sono crollati quasi al 40% e sto fumando quasi 58 milioni di dollari di capitalizzazione. La richiesta che in molti si fanno è: “Netflix is ​​dark?”.


Vediamo di fare chiarezza. Alla fine finisce ed è impossibile pensare che il colosso dello streaming statutario si ritroverà in una totale debacle, ma la stessa società abbia avvertito i propri investitori que le prospettive a breve raggio non siano le più rosee, impedendo un’ulteriore perdita di utenti (fine a 2 milioni nel prossimo trimestre). Del resto da molti anni Netflix si è preso la fetta del colosso del settore dello streaming online, sebbene inizialmente fosse d’accordo con il servizio alternativo inizialmente modesto di pensare di vedere in qualche modo squarciare la propria supremazia. È diventato utile rivoluzionare un insieme, quello della fruizione del servizio on demand, rendendolo appetibile per molti, anche sul fronte economico, ma anche entrare in gioco diversità variabili.


Concorrente sempre più agguerriti


Le piattaforme concurrenti hano a rosicchiare contenuti a Netflix – se pensassi ad esempio al passaggio dell’intero universo Marvel a Disney+, que nel giro di un paio d’anni dal suo lancio ha toccato quasi 200 milioni di utenti paganti – ea produrne di propri. Che dire dall’esempio della scarpa di Jeff Bezos (non certo dell’ultimo arrivato) che con il suo Prima Video ha acquisito la Metro Goldwyn Meyer? L’esito, avviato, è che gli utenti si guardino intorno, orienting if also verses other piattaforme, magari più congeniali sul fronte dei contenuti: Penserò di mantenere attivi cinque o sei importi diversi, per un centesimo di dollari (o euro) al mese, per molte famiglie, è impossibile. Da top player, Netflix rischia di venre uno dei molti, o un comprimario di livello, ma portenda senza fine crisi è al momento impensabile.


I vertici de Netflix no si nascondono dietro a Ucraina, ma no no di sottolineare come suspense de la servizio in Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, con la graduale riduzione degli abbonati, in modo insignificante. «La sospensione – ha commentato apposta l’azienda californiana – ha portato a una perdita netta di 700mila abbonamenti. La giustificazione è parziale, non infatti un caso che Netflix da tempo stia encircling di trovare delle soluzioni per aumenterà il fatturato e limiterà il concorso.


Le contromisure: pubblicità, videogiochi, password


Ma quali sono le contromisure messe in atto? Per ora poche, solo abbozzato o semiannunciato. Per vedere dei risultati, bisognerà attendere (e si parla di anni). La mossa più eclatante è anche quella più scioccante, che comporterà un cambio di paradigma: il colosso dello streaming, infatti, ha aperto alla pubblicità. Dopo essersi opposto fermamente per anni agli spot ‘invasivi’, ora starebbe studiando la possibilità di fornire degli abbonamenti un prezzo ridotto che prevede l’inserimento di inserzione commerciale. Si tratta di una svolta, una ‘indietro marcia’ che nonostante tutto potrebbe tramutarsi in una fortuna. Ma ora, mangia questo, se è una semplice apertura, che si estenderebbe solo a degli abbonamenti più economici. Gli attuali pacchetti -convenienciai, ma non come negli anni d’oro – rimarrebbero, e comunque affiancati da una nuova soluzione per attirare utenti disposti a sorseggiare gli spot pur di pagare meno. Se provi a dire a degradare? Forse parziale, ma a ben vedere potrebbe fruttare, perché i puristi ‘puliti’ non che dei contentati.


La seconda lettera è quella del gioco, forse quella meno intelligente. Netflix ha creato il tempo a sezione interamente dedicato ai videogiochi, in parte ispirato a tutte le serie televisive in catalogo, se pensassi ad esempio ai titoli, due in tutto, legati alla fortunata serie ‘Stranger Things’. Ad oggi, i giochi disponibili all’utenza – inclusi del costo degli abbonamenti – sono 17, sia per dispositivo Android sia per quello iOS. Il pacchetto dei videogame giocabili crescerà, si fa nel tempo, ma gradualmente, poiché l’azienda è fortemente intenzionata a investire con decisione nel settore. Mossa caparbia? Difficile pensare che i videogiochi, di quanto accattivanti, possano portare dei benefici nella crescita dell’utenza. Quale sarebbe la mossa di Netflix? Intercederò un pubblico videogiocatore e lo porterò alla fruizione di contenuti on demand? Regalerò un ‘cioccolatino’ agli utenti attivi per evitare che possano lasciare? Non semina strategicamente arguta mossa (ma è solo un’opinion personale).


Terza mossa, della quale si chiacchiera da tempo, sarebbe la stretta sulla condivisione della password, por troncare la pratica da sempre pre dilagante che permette di prestito gli accessi di amici o familiari per uso ‘a scrocco’ il servizio in abbonamento. Secondo Netflix, nel mondo sono più di 100 milioni le famiglie che utilizzano una password condivisa, con una nota persa in termini di utilizzo e soprattutto pagamenti di pagamento. La soluzione richiederà l’introduzione del controllo sull’efficienza del sistema di accesso e di una sorta di sub-abbonamenti (come sub-affitto) che permetta di condividere la password con un certo numero di utenti. Ma ache su queto fronte non sembrano esserci le idea be chiare e bisognerà attendere le mosse di Netflix.




Basteranno a Netflix queste strategie per keepe il primato nello streaming e havere a debita distanza la concorrenza? Non vedo la sfera di vetro, è impossibile dirlo. Ci sono però delle certezze: Netflix, nonostante l’aumento dei costi in abbonamento, continua a fornire migliaia di ottimi contenuti a prezzi comuni a tanti contenuti. I concorrenti hanno raggiunto uno status tale da potersi definire davvero concorrenti. Il colosso californiano continuerà a chiedersi se sia possibile differire – magari anche in altri modi – dai competitor, ma dovrà abituarsi, con ogni probabilità, ad essere uno tra i tanti.


Il crollo di Netflix: stretta sulle condivisioni y abonamento con pubblicità








Add Comment