Bang Bang Baby, la recensione della magnifica serie tv italiana di Prime Video :: Blog su Hoy








A noi non sono affatto dispiaciute vita di carlo me Monterossi, nonostante, soprattutto per l’esperimento di Carlo Verdone, non siano mancate le critiche. la mia truffa bang bang babyLa serie televisiva chiama per il suo Prime Video il 28 aprile, la piattaforma streaming di Amazon ha capito che, ai nostri occhi, è il primo vero capolavoro di Prime made in Italy.


Abbiamo visto nei primi e nei primi 5 episodi dei suoi 10, quell’estate rilasciati il ​​​​​​28 aprile (gli altri usciranno il 19 maggio) e siamo letteralmente entusiasti di questa produzione. Il perché lo spieghiamo in questa recensione, in cui ci permettiamo anche una piccola, piccolissima critica questo capolavoro che è bang bang baby.



Dì cosa parla Bang Bang Baby


Partiamo da una connotazione temporanea: la serie è ambientata nel nuovo anno ’80, precisamente nel 1986. La protagonista è Alice Giammatteo (Arianna Becheroni), studentessa di un liceo di Bussolengo, in provincia di Verona, che nel prime scene fornirà un giuramento mafioso con un curioso parallelismo con la ragazza della pubblicità del Big Babol.


Alice vive con la madre Gabriella Giammatteo (Lucia Mascino), di cui è stata imprigionata anche quando, circa dieci anni fa, suo padre Santo Maria Barone (Adriano Giannini) era stato ammazzato a colpi di pistola mentre lui ne teneva molti e fare un twist sulle giostre. La mamma l’ha cresciuta da solo, con uno spirito femminista e autonomo, non senza qualche difficoltà ma in generale con tanto affetto.


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Un giorno, mentre è l’elettronica, Alice scopre che ma il padre non è morto, anzi è appena stato arrestato per ostraggio al modesty dopo essere state trovato knot in strada. Questa scoperta sconvolgerà la sua vita più di quanto lei (e il pubblico) possa immaginare, perché per vederlo riaprirà un capitolo chiuso della sua infanzia, quello legato alla paterna famiglia, storico clan della ‘ndrangheta calabrese trasferitosi a Milano per fare affari con i politici corrotti e capeggiato dalla temibile nonna Lina (Donna Romano), note come “nonna eroina” e non nel senso degli eroi…


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Continueranno sangue, cervello, Milano da bere, droga, telefilm anni ’80, George Michael, Umberto Smaila e tante altre cose che non ho visto per spoiler non tariffari. Prova a salvare il trailer ufficiale bang bang baby.



Perché vedere Bang forza Bang Baby


I canon della serie tv italiana “di mafia” sono stati recentemente rivoluzionati da stati cristiano, la serie tv Sky con Edoardo Pesce. Bang Bang Baby non può certo definisi “erede” da Christian, ma in un certo senso se è inserito in questo verso, perché riesce a meeleccionar generi e registri con una brillantezza (purtroppo) rara nel panorama seriale del nostro paese.


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Commedia e dramma si alternano, anzi a volte persino convivono nella stessa scena. Se guidi, c’è tensione, c’è anche quella specie di “effetto” Cose strane“Per il revival dell’anno ’80 con tutto quello che ho ottenuto nell’immaginario popolare nazionale di quel tempo (e l’ho visto probabilmente se non è un po’ eccitante).


La trama scorre attraverso velocità e profondità, gli attori principali ei compprimamari non steccano mai una battuta, e – tra l’altro – il suono vintage colonna è davvero superlativo. Insomma, se non abbiamo dato un 10 a Bang Bang Baby è solo per il momento che è delusi dal finale, e non certo per il punto piccolo che si è spostato sotto.


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L’unica differenza minima rispetto a Bang Bang Baby


Eccoci, dunque, all’unica pecca di questa serie. A pecca di coloro cui si accorgeranno in pochi, solo che hanno una certa dimestichezza con i dialetti della Calabria. A sostegno: il clan dei Barone e quello dei Ferraù dovrebbero essere della provincia di Reggio Calabria (a giudicare dalla targa delle automobili), eppure l’accento dei protagonisti Calabresi sembra più vicino al Catanzarese o al Cosentino che a Reggio.


Inoltre, noterà qualcuno, non mancano le incoerenze languagehe, como l’alternanza tra “lauru”, “fatigue” e “travagliu”, o come quando Donna Romano tradisce la sua napoletanità (o Rocco la sua sicilianità). Ma, sia chiaro, a Difference così minimal non inficia in alcun Mode la qualità di questa grande produzione italiana di Prime Video.


voto: 9




























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