Dal Monastero a Santa Marta, la convivenza di due Papi – Libri – Un libro al giorno

MASSIMO FRANCO, ‘IL MONASTERO. BENEDETTO XVI, NOVE ANNI DI PAPATO OMBRA’ (SOLFERINO, PP. 288, euro 18.00) – Due Papi, uno regnante e uno emerito, per residenze anomale nella storia del Vaticano, per ‘cerchie’ di amici e sostenitori. E’ così che il Monastero Mater Ecclesiae, dove vive Benedetto XVI, e Santa Marta, dove Papa Francesco risiedere ha scelto, lasciando vuoto l’apartamento a lui riservato nel Palazzo Apostolico, “sono diventati poli antagonisti, al di là e perfino contro la volontà dei ‘due papi’; quasi per forza d’inerzia, sotto la pressione di cerchie di potere troppo tentate di regolare vecchi e conti conti e di spezzare la miracolosa continuità che i due anziani pontefici hanno cercato e cerca de salvaguardia”. Lo scrive Massimo Franco, editorialista del Corriere della Sera e tra i maggiori conoscitori delle ‘stanze vaticane’, nel libro che usavamo oggi insieme al quotidiano: “Il Monastero. Benedetto XVI, nove anni di papato-ombra” (Solferino ).
Il tempo che Joseph Ratzinger ha visto il Papa emerito è ormai superato gli otto anni di pontificato (2005-2013) in cui è stato ‘regnante’. E la sua fedeltà a Francesco, mai messa in Discussione, confermata dall’affetto di Bergoglio per il suo predecessore, fa parlare di “continuità”, resta il fatto che il Monastero è il punto di riferimento di parecchie figure che lo vedono in qualche alternativa, custode dell’ortodossia, rispetto al pontificato di Francesco, più pastorale. Quando non addirittura “il luogo dove vanno a curasi le persone ferite da Francesco. E sono”, come dice il cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che semina per riferirsi a questo, come scrive Franco.
Di fatto è como le due residenze, che lontane poche città di metri, ma che sembrano molto più distancei per stili e persone que frequento, sono catalizzatori, al della stessa volontà di Bergoglio e Ratzinger, di due modi di concepire la Church. Due visioni che spesso se vicino a non esplicitare troppo ma che inevitabilmente tornano a confrontarsi se apertamente in un prossimo Conclave. Il suo tutto, ma, “incoerente e irrisolto, fa rima con il tema delle dimissioni pontificie, ancora non regolata, affidata alla buona volontà e al senso di responsabilità per le dimissioni e il successore”, Ricorda Massimo Franco. Se si parla spesso in questione o è nuovo alla necessità di “regolare” le dimissioni di un Papa che è fatto ad oggi resta “un vuoto che fa ombra di incertezza sull’esperienza del Monastero e sulla coesistenza di Benedetto e di Francesco”, se si legge nel libro.
Il saggio è a vero e proprio “viaggio”, fisico, in quel luogo lontano dal mondo ma di fatto nel vaticano nel quale ha scelto di vivere Benedetto. Ma è un voyage ache nella storia della Chiesa cattolica di questi nove anni, tra i protagonisti que frequenti come interlocutori privilegiati le due residenze, Monastero e Santa Marta.
Tra le persone più vicine a Ratzinger, oltre allo storico segretario, mons. Georg Gaenswein, Franco ha raccolto la testimonianza dell’ex Prefetto del Sant’Uffizio, il card.
Mueller. E’ colui che parla più direttamente, senza giri di parole, quando si riferisce alla “corte dei finti amici di Francesco” o ai “teologi della domenica” che definiscono “dilettanti”. Partendo da ciò che il teologo tedesco potrebbe dire “uno scisma”, e da cui Ratzinger sarebbe “preoccupatissimo”, ovvero le posizioni più progressiste della Chiesa tedesca, evidenzia che “lo stanno promuovendo amici del Santo Padre, que en realtà lo solo When I’ Comodo, porterò avanti la strategia. Questo è il dramma del suo pontificato”, dice Riferendosi a Bergoglio.
Nel libro se parlo anche dell’eco dello scandalo finanziario e dell’eredità della pedofilia. Dell’apertura alla Cina deriva anche dai ‘pasticci’ che non sono stati incisi né rapporti tra i due ‘vaticani’, come la lettera di Benedetto ‘tagliata’ o come dal libro a quattro mani tra Ratzinger e il card. Roberto Sara. Il suo tutto si staglia la figura di Benedetto XVI “pallida, fragile, smagrita, e insieme intellettualmente lucidissima di un papa emerito in grado di dispensare sempre meno parole; ma quando continua a provocare un’eco enorme”. (ANSA).

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