Meme to form di pizza che diventano realtà • Rivista Studio

Il primo pizza-meme era di settembre 2018, se avevamo ragione a governare Gialloverde, si diffondeva se insorge per la pace d’Europa, per le dichiarazioni della continua campagna elettorale e per l’incompetenza del divertente parvenu del nuovo Parlamento. Da subito, il primo post, è un molto giudizioso, ovvero accostamento: pizza e buoni del Tesoro. Il profilo Instagram ha un nome che non può mancare perché è escemo e macchiettistico e, sembra, autoironico: Pizzeria U’ Memeriell’. Poi il pizzaiolo-memer dev’essersi reso conto che poteva esserci troppa attualità politica in quell’esordio, e troppo poco surrealismo, e iniziò gli esperimenti diventate il marchio di fabbrica: pistoni e kebab; youtuber e bottiglia Un nuovo sfondo neutro, un nuovo paesaggio marittimo, un nuovo modello di profumo vaporwave. Al centro non c’è mai la stessa pizza, ma ogni volta una base diversa. Dettagli curatissimi, ingredienti scontati con cura. Da marzo 2019, un’anticipazione del futuro, per dare spazio anche a una vendita di appezzamenti: prosciutto e vaccini. È passato un anno. Per tutto il primo lockdown, da marzo 2020 a jugno, non un post: la pizzeria rimane chiusa come tutte quelle reali. Primo scontro tra realtà e metaverso. Anzi, memeverse.

Se mi riapre in fattoria. Microchip Pomodori e un cellulare. Solo pizza, nessuna spiegazione. Aumenta la complessità, ti sforzi di trovare un senso, forse con più layer sovrapposti tutto si chiarirà, pensi, i fili si tenderanno. Cappelli e mani emoji. Internet stessa entra sempre di più negli impasti. Rosmarino e vocale. Prosciutto e rimpianti – con la faccia triste della rana Keke. Salsiccia e spunt blu. Funghi e ricordi. Idem e bufala. Capisci che la pizzeria non è a Napoli perché tutti y tuoi amici di Napoli ti hanno spiegato che la bufala a Napoli no si mette sulla pizza. Sempre più complesso: funghi e frasi polemiche; buffalo e cose che assomigliano sorprendentemente a Damiano dei Maneskin; altri arrivano layer: pizza funghi ed emoji stupita servita su assi xyz; salamino e saltare la pubblicità. Seguace aumentato, diviso anche lui. Condividi una pizza di Memeriell’ nelle storie di Instagram. Ti chiedi: perché? Perché fa ridere, perché niente ha un senso. Poi un’altra svolta: buffalo e phrasi per concludere una conversazione servita nella realtà. Cosa significa? Che è una pizza vera e propria. Fisico. tangibile. Memeriell’ è uscito da internet ed è sceso in terra. Fuori dal memeverso, ha attraversato lo stargate. Il 13 aprile, una settimana dopo l’apertura della Biennale di Venezia, il post non è una pizza ma locandina: Sagra del Memeriello, a Venezia, il 21 e 22 aprile. Dai meme alla Biennale, un profilo Instagram di pizze sceme (o brillante) diventa un’installazione. Se trovi Campo Santa Margherita, presso i locali di Pizza al Volo. Non si capisce comunque ancora niente. Grazie al curatore dell’evento meme-artistico – Salotto Studio – un rischioso pomeriggio primaverile per parlare con il pizzaiolo-memer. A chiamata Instagram, anonimo lui, senza volto, senza provenienza. Solo un indizio ovvio: Memeriell’ non è campano.

Come nasce una pizzeria così?
L’idea nasce innanzitutto da quando sono pronta per accendere la pizza con i miei amici. E a me piacciono delle pizze ricche, corpose, con tanti ingredienti. Uno sarà con degli amici abbiamo preso delle pizze e io avevo particolarmente esagerato accendendone uno con salamino piccante, gorgonzola e acciughe. E destò grande stupore e ribrezzo tra i commensali. Una pizza molto ricca e pesante. A che punto ho seguito la battuta: beh, se arrivassimo a questo livello potremmo mangiarci puro bufali e salviette. Da lì poi cominciò a generare questa catena di montaggio di pizze che poteva avere assurdi ingrediente. Dopo ogni timida decisione di aprire questa pizzeria come pagina Instagram.

Dici decidemmo: ma è gestita da solo o in condivisione?
A volte arrivano dei suggerimenti, ma mi piace parlarne al plurale como se fosse a pizzeria. Una pizzeria è un’opera corale.

Fa più ridere o più Pensare?
Sì, c’è molto umorismo. Alcuni erano fatti solo per ridere, ma molte sono a practice di riflessione personale. Il fatto di scegliere una pizza è come scegliere un luogo in cui scegliere le tue cose che preferenza, una sorta di porto sicuro. Con gli ingredienti che senti, ti senti uniforme e tieni alto il morale. C’è sempre molta tensione quando si fa una pizza. È un po’ come scrivere un diario.

Ma poi queste pizze le fai anche concretamente? E mangi si fanno?
Con gomma poliuretanica.

Dipingo.
Sì, e poi dipinte.

Con le vernici tipo quelle dei personaggi di Dungeons and Dragons?
Anche acrilico. È una cosa che ho cominciato a fare dà poco.

E questa cosa di essere alla Biennale d’arte non ti sembra assurda?
Le pizzerie possono anche servire tutta la Biennale. Non pensavo ci fosse un limite al cucito assurde alla Biennale ormai. In questo memeverse in cui abbiamo vissuto oltre che fissare una pizzeria.

Giusto. La ricerca sulla memeestetica era cualcosa che ti appassionava già da tempo?
Sì, sono molto interessato alle immagini personali. Ad esempio le pizze: lo fotografo. Lo fotografo quando vado in pizzeria presto, prima che si raffreddino. E poi faccio un collage… Moltissime sono foto che faccio personalmente, non scaricate. Vieni il cane del mio amico. Mia madre.

Metti che arrivi una tv generale a Venezia, scopre Pizzeria U’ Memeriell’. Ti chiede: Ma cos’è questa roba? rispondi cosa?
È uno spazio digitale di una pizzeria che fa la pizza molto buona, ad esempio pizza stucco e funghi, crude e frasi polemiche, ripiena albume e album scandinavi metal. Occorre provarle e provarsi con quello che ciascuno vicino. Alla fine è uno spazio compreso dove qualsiasi combinazione è ben accetta.

Strato nel tempo sto crescendo, ma ho iniziato con bufala e cimici, e ho iniziato ad essere più complesso, tipo: “servita da Goku che fa bodyshaming”, e c’è un video in cui Goku regala il ciccione a Majin Bu .
Tutti gli inizi erano oggettuali ingredienti, riconducibili al mondo fisico. Diciamo che nella pagina vado al giornale. A volte non postiamo per molto tempo, ma poi cominciano a introdursi questi surreali ingredienti, sensazioni, emozioni, atmosfere che vanno oltre la fisicità del quotidiano.

I meme contengono una sorta di riassunto ha dato una risposta e ha dato un momento, sul mondo e la sua internet. È fondamentale che siano però “riempibili” e personalizzabili. Le tue pizze no sono, sono un’opera di Pizzeria U’ Memeriell’. Chi non è il meme?
A questa richiesta il mio è difficile rispondere perché parte da una definizione che non convince. La definizione di meme come formato ripetitivo in cui inserire il token “argomento del giorno” è sparita dal paleolitico nelle nostre cucine. Quando ti informiamo sulla pizza, non ci concentriamo sulla sua definizione e categoria. Forse, volando un po’, potremmo dire che la pizza è contenta e contenta, sono ingredienti semantici alla fine aperti e alimentati quando associati come colori.

Hai ricevuto anche insulti per la tua attività di Pizzeria U’ Memeriell’?
Nella norma. Forse il tuo Facebook, dove circola la gente più strana.

Secondo te ci possono essere degli spin-off gastronomici con altri piatti nazionali-popolari che possono ospitare altri ingredienti?
Pasta intenzione?

Oh risotti. installare
Non pensavo, non ero d’accordo. Una pizzeria si limita alle pizze. Credo si bello conservare la base della pizza. Poi in futuro chissà, magari deventerà una pagina a parte. Al momento ci sono già tanti capa.

Ci sono già piani di altri layer, o di ulteriori sviluppi artistici based on pizza?
No, facciamo così come viene. Lo mantiene più genuino. Un approccio anche più distaccato.

Una cosa mangia la guerra non finirebbe in una pizza.
È completo.

Non ti chiedo nemmeno da dove mi stai chiamando.
Preferisco rimanere nel memeverse.

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