Vittorio Cecchi Gori e gli 80 anni: «Ornella Muti l’avrei sposata. Oggi sono solo» | L’intervista

hanno dato Candida Morvillo

Il rapporto con Rita Rusic e Valeria Marini, ilpatrimony, il ricovero: l’ex produttore si racconta, tra successi cinetografici e sventure en serie

«Parafrasando un film che ha prodotto io, si spera che questi siano “i miei primi 80 anni”». Vittorio Cecchi Gori Sa ancora, no nostante gli acciacchi dell’età ei dispiaceri di una vita che ridere da film. Il compleanno è oggi, 27 aprile. A gennaio era stato ricoverato, scontava ancora ai domiciliari a grappolo di frase finale di otto anni e cinque mesi per il crash della Safin cinematografica e della Fiorentina, penalità poi suspesa por motivi di salute: «Il cuore ha fatto i capricci. Ora ho il short fiato, posso fare tutto, ma da seduto». Nella casa ai Parioli che fu dei genitori, Guarda Roma dalle verate: «Purtroppo, qualche agevolazione l’ho avuta, ma era meglio non averla, perché dalle dipende mie condizioni di salute». I guai giudiziari hanno azzerato un grasso impero di cinema, televisione, calcio. Chiedo: che errore se riconosce? «Avevo un ruolo in 48 società, qualcosa mi è sfuggito, ma non mi sono accorto di aver fatto niente di male, quel che è successo non lo so dire tutor». Sospira: «Spero solo che il presidente Sergio Mattarella, così equanime e sereno, mi conceda l’onore della grazia». Vittorio Cecchi Gori ha prodotto buona parte del nostro cinema, inizialmente con il papà Mario.

«Napoletani a Milano. L’abbiamo girato nel ’52, avevo dici anni. Eduardo De Filippo mi fece sedere sulle sue gambe. Brontolai: babbo, ah le ginocchia ossute».

«Silenzio di Martin Scorsese, nel 2015. Di Scorsese ho anche coprodotto l’irlandese, con Robert De Niro e Al Pacino, ma non sono potuto andare, stavo male. Con l’America ho continuato a lavorare perché la mia azienda non è uno stato coinvolto nel fallimento. Tuttora gli americani mi sollecitano a fare altro. A breve la sceneggiatura del remake di Sorpasso, con i figli di Dino Risi, Marco, e insieme ad Alessandro Gassman, che non è molto bravo in questo. Sono nella giuria degli Oscar, sento gli altri giurati, i remake vanno di moda. Devo solo stare bene, riprendere a muovermi. Un bel film vorrei ancora farlo».

Quanto produce manca?

«Io con la testa produceo sempre. Tutto quello che vedo, nella mia testa, diventa un film. Oggi, sono svegliato pensando a Carlo Verdone, vorrei fare il remake di Io e mia sorella».

Verdone, Risi, Benigni, Pieraccioni, Tornatore non hanno partecipato al docufilm del 2019 “Cecchi: Gori una famiglia italiano”. I suoi registri sono rimasti vicini?

«Io a loro bene e credo che loro ne vogliono a me».

Il primo film dove ebbe un ruolo grosso?

«Brancaleona alle crociate di Mario Monicelli, del 1970. E …Altrimenti ci arrabbiamo È stata la mia intuizione. Mio padre non l’aveva capito: tutti dicevano che Bud Spencer e Terence Hill senza gli spaghetti western non li avrebbe visti nessuno. Prima, papa non mi aveva mai fatto un complemento. Tanti gli dicevano: digli una volta che è bravo. Il lui: che, sette matti? dopo, non controllarlo più! Anche così mi è tornato in mente l’ultimo film di Federico Fellini, l’ho dovuto vivere alla grande. La battuta di Fellini resta famosa per mio padre: tu sei sempre salvo, io realizzerò i tuoi sogni per le fattorie per fare un film con Cecchi Gori».

Vedi il tuo nome nell’azienda di famiglia che soddisfazione fu?

«Lo devo a Sergio Corbucci e Monica Vitti, con Non so più amoreanno 1980. Con Monica siamo stati amici, quanti film insieme…».

Quanti film ha fatto in tutto?

«Anche 90 all’anno fra prodotti e distribuiti. Io preferisco ancora i film alle serie: un film bello messo in tv non ha rivali. Rivista mediterraneo di Gabriele Salvatores, è ancora attuale».

È Fra i tre Oscar che ha una libreria, assieme al «Postino» e alla «Vita è bella».

«L’ho visto nel mio momento d’oro in America, una volta che avevo casa e credibilità. Sono stato coraggioso nel promuovere il film. Purtroppo lasciai Los Angeles: troppo faticoso fare avanti e indietro. Donald Trump mi ha detto di rimarere, forse sbagliai».

«Ho comprato la casa di Lui a New York, attico e superattico nel suo Central Park, come guardo sospettoso in mongolo, per il persiano nei casini miei. Abbiamo fatto amicizia, era straripante, ma era un uomo semplice, capiva tutto al volo».

Altri incontri memorabili?

“Gabriel García Márquez. Eravamo amici, gli portai a Città del Messico Tornatore che voleva fare il film da Cent’anni di solitudine, ma i due non si presero. Ebbene, al mio appuntamento inviterò Fidel Castro a lezioni di cinema all’Avana. Gabriele è stato molto gentile. I grandi hanno anche una semplicità quotidiana che li rende magnifici».

Altri grandi straordinariamente semplici

“Bill Gates viene a prendermi con la moglie in giardinetta”.

Che cosa faceva lei con Bill Gates?

“L’ho incontrato alla Sun Valley Conference.”

La cosiddetta “conferenza del miliardario”?

«Ci ​​andai per tre anni. Ho usato una piattaforma europea per i contenuti a pagamento, un ottimo affare arrivato su Netflix e simili. Non essendo all’altezza come vedute tecniche, mi preoccupavo che gli schermi su cui si vedesse erano grandi come quelli della televisione. Con me e Gates c’era il capo della Warner. Dico: non credo che si veda un film al telefono».

Gates, invece, ci credeva già?

«Era più avanti. Io, poi, sono stato messo fuori gioco per via giudiziaria».

In una conferenza stampa disse: «L’ordine è farmi fuori». Chi mai voleva farla fuori?

«Col passare del tempo, cucilo se sono preciso. Avevo Tmc, stavo creando il terzo polo tv, avevo una quota di quella che sarebbe diventata Sky, una library di film sterminata e una squadra di calcio, per la quale ho capito l’importanza di diritti tv di cinema e calcio. Successo, invece, tanto con la tv generalista. Mi hanno portato via tutto, per un minimo errore rispetto alla vastità di ciò che amministravo. Ma so much vicende sono aperte e qualcosa di conto di recuperare».

Mi viene in mente, dirò che la cocaina che ho trovato in casa era Zafferano?

“Chi sai? Certo non pensavo che sarei rimasto nella storia per la battuta sullo zafferano».

Degli altri due premi Oscar che ricorda?

«Benigni e Massimo Troisi non erano meravigliosi, si volevano bene. Li misi io insieme it Non ci resta che piangère. Volevano sfondare entrambi en América: con Roberto ci riuscimmo, con Massimo pure, ma lui non fece in tempo a vederlo».

Morì appena finito le riprese del «Postino».

«Aveva la mentalità napoletana di De Filippo: lo spettacolo continua. Quando capì che si doveva operare al cuore, no disse, no si operò e volle continuerà il film. Uno sarà, io e Verdone lo invitarono a cena e non verremo più a finire doppiare. Il giorno dopo, se n’è andato».

Nel docufilm, Benigni racconta che, quando spiegò il soggetto di «Johnny Stecchino», si impegnò, glielo mimò, ma lei dormiva tutto il tempo. Poi, aprì gli occhi e gli disse cosa è cambiato in ogni scena.

«È successo quando vivevo a Los Angeles e, con nove ore di jet lag, ero sempre stagnante. Avevo affinato una tecnica per cui ascoltavo socchiudendo gli occhi e sombrava che dormissi».

Un grande a cui è stato molto legato?

«Vittorio Gassman è stato un secondo padre, gli stavo sempre attaccato. Andavamo a giocare a tennis, di’ qua, di’ là. In America ho una grande amicizia con Jack Nicholson. problema dell’uomo Doveva Farlo con Meryl Streep. Lei venne a trovarmi, molto impaurita, per dirmi che era incinta. Gli stappai lo champagne per festeggiarlo. Meryl raccontò a tutti facendomi diventare noto e simpatico a tutta Los Angeles».

Dice che la sua vita è un film. Il colpo di scena più bello?

«Il più simpatico è quando il mio coniuge con Rita Rusic: avevo per testimonianze Verdone ed Enrico Montesano. Mentre il prete celebrava, li vidi impettiti nei vestiti blu e mi venne in mente di fargli fare un untitolato film Io due carabinieri. Glielo dissi, lì, mentre il mio sposo. È stato un successo”.

Prima, i giornali rosa descrivevano como «play boy che colleziona attrici, Maria Grazia Buccella, Maria Giovanna Elmi…».

«Playboy è chi nella vita fa solo quello. Io lavoro. E lavorando conoscevo attrici. Maria Grazia è ora il mio grande amore, finalmente perché eravamo giovani, ma siamo ancora amici. A Natale 2017 stavo per portare la mia notte con l’infarto».

«Mi piaceva tanto. Mamma disse: ho capito che vuoi sposare un’attrice, lei, è simpatica, è bellina. Ma ci lasciammo, fu una delusione: avrei voluto che finisse in un’altra maniera».

Davvero di Rita Rusic suo padre disse: quella il mi’ figliolo se lo ficca in saccoccia?

«Ero figlio unico, avevo 40 anni, considerata la frase in cui ho risposto. Io volevo sposarmi, mica potevo continuare a far che? Ho messo su famiglia, abbiamo due figli straordinari, Mario si è laureate en Economia en America, Vittoria ha negoziato a Miami. Il matrimonio è durato 20 anni.

Le cronache riportano que finì fra risse e tentativi di strangolamento reciproco.

«Quando io persone mi accorgo il gossip è inevitabile e mi dispiace. Non porto rancore a nessuno, io e Rita abbiamo un buon rapporto».

Ti ha infastidito quando se dici che era stata ho letto a scoprire Pieraccioni o Panariello?

«L’ho messa io nella produzione. Aveva fatto una parte in Attila Flagello di Dio, ma fare l’attrice non era la strada giusta per la moglie di un produttore. Le dissi: dammi una mano con la società. E lei ha imparato».

Valeria Marini, cinque anni.

«Era una bella storia, un po’ faticosa. Vieni a dormire alle sei mattino del mattino perché aveva fatto una serata dall’altra parte dell’emisfero».

“Sono solo, ormai. Ho qualche amico. A 80 anni, ho più bisogno di amicizia: no è che mi metto a fare l’imitazione di me stesso»

27 aprile 2022 (modificato il 27 aprile 2022 | 07:43)

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