I Clash e il ribelli «Combat rock»: prima nota del grande addio

Questa storia inizia (quasi) estattamente 45 anni fa – l’8 aprile 1977 uscì l’lp d’esordio, trascinato dal singolo «White riot/1977» – e finisce troppo presto, con lo scioglimento nel 1985, anzi prima: «Cut the crap» e la formazione senza Mick Jones suonava come un apocrifo rinnegato da tutti. «La partita» Die alla rivolta nichilista del punk la scossa che serviva per esplodere, completando il format blasfemo di trinità con Sex Pistols e The Damned. Ma i Crass urlavano che il punk era morto quando Joe Strummer & Co. fu firmato allora dalla Cbs. E forse avevano ragione, uomo nel senso che forse quei quattro senza pause per trovare la loro causa, conferendo romanticismo, militanza e radicalismo a un movimento di devastante vettore planetario.

Forse questa storia non finisce troppo presto, perché in cinque anni i Clash hanno rovesciato la storia del rock come un calzino, diventando «l’unica band che conta», l’unica band che conta. Hanno cantato il loro «no» ai Beatles, Elvis e Rolling Stones nel 1977 e come nessuno si sono allontanato dalle orecchie dei teen del mondo i dinosauri del rock, ormai cloni imbolsiti di quello che erano stati. Ma poi sono tornati al suono delle origini, contaminandolo, però, con il reggae e il dub innanzitutto, ma non solo. E urlando forte, ma per diventare megafono dell’ultima generazione engagé, prima della grande disillusione.

Questa storia, allora, inizia dove tutto è finito, al momento giusto, senza reunion stucchevoli: ci sono cascati persino i Velvet Underground, pensa quanti applausi meritano i nostri per non aver incassato le millionado di senza sterline proposto pur di farsi vedere ancora una volta insieme in nome della nostalgia canaglia.

L’ultimo album della band – “Cut tra crap” è stato escluso dalla discografia ufficiale e non meritava di essere pensato, anche se testato – aveva 40 anni ed è diventato nei negozi (sì, dirò) il 20 maggio , sei giorni dell’anno ‘anniversario esatto di pubblicazione. Dopo il doppio capolavoro assoluto «London call» e il triplo capolavoro enciclopedico «Sandinista», «Combat rock» il 14 maggio 1982 saluta i fan con l’album più americano, più mainstream, più venduto grazie a un successo come «Dovrei restare or dovrebbe andare” e “Rock the Casbah”, quasi rockabilly il primo, reggae petrolifero il secondo. Ma l’incipit è affidato a «Conosci i tuoi diritti». Zio Joe è in forma: «Questo è un annuncio di pubblica utilità con la chitarra. Conosci i tuoi diritti», urlando prima di osare il via alle danze.

E diritti, alla resistenza ma poi alla felicità, alla leggerezza ma anche alla profondità parla l’album, che pure nasce mentre il successo, ei soldi, hanno minato l’unità dei Fab Four del punk: Strummer non sa come conciliare tutto ricchezza , fama e voglia di cambiare il mondo; Mick Jones vuole farla più facile e rockare y rollare senza troppi problemi; Paul Simonon bada (quasi) solo al suo basso e Topper Headon (quasi) solo alla roba da farsi in vena. Meno sperimentale di «Sandinista», «Combat rock» (ma che bel titolo, ma che bella definizione) non rinunciate alle sperimentazioni con «Straight to hell», il discorso apocalittico del guru battuto Allen Ginsberg in «Ghetto defend» el ‘incursione rap (con Futura 2000) su “Overpowered by funk”, ma non dire della narrazione suspesa di “Sean Flynn”.

Nell’edizione 2022, «Combat rock/The people’s hall» è un doppio CD e un triplo vinile, naturalmente disponibile anche in digitale. All’arrivo del record ufficiale con l’iscrizione alla People’s Hall, nella “Repubblica occupata di Frestonia”, un esperimento londinese da Latimer Road, cui è seguito un tour nell’Est e nel Sud Est asiatico dove è arrivata la foto di Copertina di Penny Smith. Da quelle sessioni arriva una versione alternativa di “Know your rights”, l’inedito strumentale “El que dare o estátirado”, brani scartati come “The Fulham connection” (prima noto come “Anche le belle persone sono brutte”) e “Idle in corte dei canguri». Nulla di trascenentale, anzi, non fosse che con il vecchio/nuovo «Combat rock» arriva il testimonial dell’incontro con Ranking Roger, voce e leader del Beat, condiviso nel 2019: uscita per hour only in digitale e dal 20 maggio anche su ep su vinile, la versione reggae di «Rock the Casbah» è solidissima e anche «Red angel dragnet» si giova della cura dub.

La storia finisce qui. Zio Joe è nato il 22 dicembre 2002 e ha compiuto 50 anni. Jones, Simonon e Headon hanno continuato il pappagallo vite e carriere tra alti e bassi, un semplice incontro. E Clash rimane l’unica band che conta.

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