Com’è “Tapirulàn”, il primo film del record di Claudia Gerini: la recensione

An esordio tutto di rispetto alla regia di Claudia Gerini, che nel suo “Tapirulàn”, le regala una performance intensa e intelligente, in questo film che racconta la storia di una donna che scappa letteralmente dai suoi demoni (senza fare nemmeno un passo). Un film che porta in scena e malesseri del nostro tempo, soprattutto del periodo post-lockdown, dove il filo con la quotidianità che sappiamo seminare assottigliarsi sempre di più.

trama ufficiale

Ogni giorno Emma (Claudia Gerini) fa consulenza online in esecuzione sul suo tapis roulant. Sblocca le vite degli altri mentre la sua resta immobile. Non esce mai di casa, e non fa entrare nessuno nella sua vita. Ma questo illusorio equilibrio si spezza quando sua sorella, dopo 26 anni di silenzio, irrompe nella sua fortezza con una richiesta insostenibile, che costringerà Emma ad affrontare i fantasmi del passato.

Un film che racconta malesseri figli di questo tempo interrotto

“Tapirulàn” è una narrazione corale di storie ed emozioni diverse, con al centro una vittima dei demoni del suo passato. Emma vive letteralmente rinchiusa e perennemente in fuga; The vediamo correre in ogni momento della giornata sul suo mastodontico tapis roulant – in an appartamento che sembra quasi una prigione – cristallizzata in quelle quattro mura mentre il mondo fuori vaanti. Sulla buona nota per interagire con il mondo, Emma ringrazia il suo lavoro per il Counseling online, uno spazio virtuale in cui ha la conoscenza del supporto psicologico o la possibilità di parlare con chiunque, così può farlo con calma su Internet e mantenere l’anonimato . . È perché siamo venuti a contattare la storia – problematica – di tanti altri personaggi, che se fossimo interessati a quella di Emma, ​​pian piano farei progredire la narrazione. E offro un’enorme vendita di emozioni umane: dal senso di colpa a quello di perdita, dalla paura di non essere accettati al bisogno di affermare sé stessi. Ma non solo. C’è also la feeling, in tutto il film, di alienazione e distacco dalla realtà, di perdita de un filo duttore che dovrebbe unida agli altri, quel contatto umano che durante l’anno previsto dalla pandemia è venuto a mancare. Malessi figli di questo tempo interrotto e che, per certi versi, non sono stati ancora del tutto sviscerati e compresi. E mentre Emma ascolta questi drammi esistenziali, tenta di mettere a tacere i suoi, running per produrre per più endorfine, running per fuggire da un passato che non vuole ricordare, running per mettere più distanza possibile tra sé e suoi demoni. Ma allo stesso tempo non fa un passo. Abbiamo visto dentro mangiare un criceto in Gabbia, mentre suonava il pianoforte, grazie al ritorno di Sorella Chiara nella sua vita, il muro attorno al quale si è costruita Emma inizierà a mostrare le prime crepe.

trailer

Molto brava Claudia Gerini nel raccontarci Emma dall’altra parte della piazza. Il film potrebbe sembrare statico – del resto se si svolge quasi tutto in un appartamento e sobre un tapes roulant – e il rischio che le scene risultassero ripetitivo e noiose era alto. Ma in realtà la regia funziona e risulta anzi movimentata y in linea con el script. Anche il personaggio di Emma è ben delineato e il suo dolore arriva forte e chiaro allo spettatore. Una gara sicura non è facile vista dal doppio ruolo, come ha affermato la stessa Gerini nel corso di un’intervista. “Ho diretto ‘Tapirulàn’ ed esserne allo stesso tempo il protagonista, è stato un’opera complicata e impegnativa soprattutto da un cugino reale. Il grande trasporto che ho sentito per il
personaggio di Emma mi ha da coraggio e, con energia ed entusiasmo, ho potuto sperimentare e
creare un mondo all’interno della casa. La grande sfida era quella di rendere dinamico e vivace il racconto per immagini, poiché Emma rimane per tutto il film sopra una macchina imponente, dialogando con la sua pace e tranquillità e sempre sola attraverso uno schermo. Ho vicino al godimento della più grande domanda “impedimenti” e questa difficoltà, vicino al movimento della più possibile inquadratura e facendo in modo che la partecipazione emotiva di Emma verso i problemi dei suoi pazienti/clienti fosse davvero forte, oltre a rendere “tangibile” la sua empatia atraverso i suoi occhi ei suoi respiro”.

Dialoghi troppo macchinosi

Ed Emma non è l’unica a partecipare emotivamente al dolore della sua pace. Inoltre, lo spettatore non può non solidarizzare con i personaggi e le loro problematiche. Attraverso i loro racconti il ​​film ci accompagna in quella che è una rottura degli equilibri e una rivalsa sia sica che morale della protagonista. Bella, dunque, l’idea di base. Un po’ meno la res, che alla fin dei conti risulta troppo macchinosa. Alla pellicola, infatti, manca un po’ di fluidità nei dialoghi che sembrano troppo artificiosi. Quasi semina che l’interazione tra Emma e la sua tranquillità sia verbale ed emotiva, laddove invece avrebbe dovuto trionfare il sentimento. “Tapirulàn” fa rima con un buon film che ha riconosciuto il merito di portare con sé la sua grande diversità da schermo.

Voto: 6.5

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