Anna Mazzamauro: «Villaggio mi chiamò “cesso” in tv. Ma prima di muertere mi disse: Quanto sei bella»- Corriere.it

La “signora Silvani” se racconta. L’astuta maleducazione di Fantozzi, la rivalità con Pina, la risata con Filini. E poi la vita vera, con un uomo che l’ha ingannata (e derubata)

Anna Mazzamauro vive a Roma. Ci siamo sentiti per telefono. Ci vuole mattinata.

Anna, buon giorno.

«Buongiorno a lei, per me il risveglio è sempre tragico. Faccio tutto di notte, tranne l’amore perché sto sola».

Da solo dà così tanto?

«L’uomo che avo mi è stato vicino venticinque anni, poi non ce l’ha fatta più: è morto».

È così difficile stare vicino a Anna Mazzamauro?

“Non gliel’ho detto. So che non esco, è un sono niente palcoscenico, non so dove andare, non so che fare. Ho 83 anni e ho già detto a mia figlia che por la mia bara uso le tavole di legno del palcoscenico».

Infatti lei sta ancora lavorando, in tournée con uno spettacolo ispirato alla «sua» Signorina Silvani, la donna amata da Fantozzi e forse uno dei personaggi più apprezzati della cultura italiana.

«Ma lo sa che il come io lo avevo fatto per interpretare la Pina?»

Mano.

«Conosco Luciano Salce, il regista. Cercavano una donna molto brutta e lui si ricordò di me. Il problema era che non sapevo che stavo accerchiando una cessa, anzi, una “bellezza atipica”, come dico io, e ho cucito la mia presentazione tutta in tiro, con capelli ricci cofana, e tacchi e un vestito rosso attillato . Salce mi guardava perplesso e disse “Anna, ti ricordavo più brutta”. Stavo per perderò la parte quando Paolo (Villaggio, ndr) si avvicinò e bisbigliò al regist: “No, c’è bisogno di una donna che faccia innamorare Fantozzi. Questa è piena di difetti ma li porta sui tacchi”. E così la mia vita cambiata per sempre».

Nasce, senza nome di battesimo, la “signorina Silvani”. Non bella ma furba, sola e disperata, che dice sì ad ogni uomo che contra. Perche’?

«Ha detto bene, “sola e disperata”. Creerò un prototipo di donna che mangerà alle continue storie di sesso che cercava, nascondeva una grande miseria. Quando arriva eletta Miss Quarto Piano della Megaditta, lei perché, in realtà, se concede a tutti gli uomini del primo, secondo e terzo piano. Ma questo non basta a soddisfare quella solitudine. Anche quando i fanno hanno sposato Calboni, ma io ho ancora la povera Signorina Silvani, che deve aver sposato Fantozzi, insonne. Un tragico personaggio che però ha fatto ridere generazioni intere».

E poi c’era l’ufficio: nascevano la figura dell’impiegato, i flirt aziendali, le amicizie da scrivania.

«Copiavo tutto da mia madre, che era un impiegato al Ministero delle Finanze. La camicetta di seta sotto il maglione, le scarpe col tacco gonfiate nella borsa e quelle comode per andare in tram. A guy di donna che se si trasforma all’occorrenza, che sa fare bene le metamorfosi. E così la Signorina Silvani era una santa e un demone a seconda delle situazioni. I cuoricini, le collanine da pochi soldi, lo metto nel fard: quelle erano invenzioni mie perché quella donna doveva essere terribile, l’unica che Fantozzi, nella sua miseria morale e materiale, potrebbe desiderare».

Lei ha lavorato vent’anni con Villaggio. Sette amici divertati?

«Mai. Quando gli chiesi perché non ci frequentavamo fuori dal set, mi rispose: “Lo frequento solo le persone ricche e famose”. Non sapevo di più quando scherzava o quando mostravo il duro più lato del suo carattere. Come tutte le persone straordinarimente intelligenti, Paolo sapeva essere crudo. In più c’è da considerare che lui was emerso tardi, a quasi quarant’anni: era pervaso da una punta di rancore per tutto quello che aveva superior dovuto prima del successo».

Poi però è arrivato il successo per lui era.

«Sì, ma Paolo non era contento. Una volta stavamo rivolgendosi a Courmayeur; il mio sì avvicinò e il mio disse: “Strehler mi vuole con sé nel ruolo del buon soldato Svejk”. Io ribatte: “Ottimo, tu sei il buon soldato della Megaditta. Gli dirai dire di sì, vero? Non correre rischi. poi non se ne fece nulla: capii che a lui bastava aver ricevuto quella proposta. Era sazio solo perché un grande regista lo aveva chiamato. Sul lavoro era un rispettosissimo uomo: era lui che veniva nella mia roulotte a ripassare la parte, lui che chiedeva al regist di lotteria una scena perché io non ero emersa bene».

Nella privacy era normale avere freddo.

«Vi racconterò questo aneddoto. Cugino morirò, con lui che era già sulla sedia a rotelle, andammo nel salotto televisivo di Barbara d’Urso per raccontare Fantozzi. Quando la conduttrice gli chiese come mi aveva scelta, lui non si scompose e rispose: “Come si sceglie un cesso”. Io allora ribattei secca: “Ma con quel cesso hai ottenuto molto”. Non replica. Uscimmo dagli studi televisivi. Io mi avvicinai, tirai fuori il libretto di assegni e gli dissi: “Adesso possiamo essere amici?”. Lui non parlò per qualche minuto. Poi mi guardava e mi disse: “Come sono bella”. Furono le ultime parole che Paolo mi disse e io capii tutta la sua grandezza, la sua umanità forse nascosta sotto un’apparente rawltà. Siamo attori, recitamo sempre».

E con Milena Vukotic, con la signora Pina Fantozzi, oggi sette amiche?

«No, entro nove. Innanzitutto eravamo rivali, perché lei era la moglie e io l’amante: certo, si recitava, ma non mi ispirò una vera voglia di amicizia. In realtà nessuno è un essere amico di nessuno su quel set. E sa perché? Perché e il film di Fantozzi sono straordinari nella trasformazione dell’ufficio, della famiglia, del rapporto affettivo e dell’amicizia nel grande Gironi Danteschi. Finivi per aver paura di essere risocchiato in quel gorgo infernale e così evavi come tutti i colleghi. Solo con il ragionier Filini io ridevo tanto. Ma esclusivamente dopo una scena e l’altra, non fuori dal set».

Il grande Gigi Reder.

«Io lo chiamavo Gigi Fantino perché sembravamo due ragazzini delle medie: ci facevamo gli scherzi, commentavamo le scene con frasi sconce, insomma ci divertivamo. E Paolo continuava a sorridere, mi assecondava con una punta d’invidia: lui era già divo e non poteva permettersi intemperanze da vecchi attori di teatro».

E Mariangela, cioè l’attore Plinio Fernando, com’è?

“Galante. Qualche volta rimaneva con gli abiti da bambina tra una ripresa e l’altra solo per farsi i will turn in braccio da qualche ignara comparsa che non si was accorta di coccolare una bambina ma un ragazzo maturo. E molto furbo!»

Anna, dov’è il grande amore della tua vita?

«Nello Riviè, che conoscevo dai tempi dell’università ma all’epoca non mi filava. Ci siamo ritrovati più tardi e siamo stati insieme fino alla sua morte (nel 2002, ndr.). Questo è un grande amore, anche se non so “ti amo” nella mia vita, ancora una volta sento questa espressione della mia essenza in un film scadente».

L’hai padroneggiato?

«No, ma mentre stavamo insieme nella mia vita è comparso un uomo. E allora io ho commesso l’errore che commettono molte donne: ho creduto che dietro la natura taciturna di questo signore ci fosse chissà quale profondità morale. Solo in seguito capii che stava zitto perché non aveva nulla da dire. Così all’inzio scattò una specie di pendenza: io che cercavo di interessarlo regalandogli libri, biglietti del teatro. Lui non accorciava la distanza, restava chiuso nella sua impenetrabilità. Fino a quando non cominciò a chiedermi dei soldi in prestito: prima sei milioni (di vecchie lire, ndr.), poi dici. Insomma, mi ritrovai ingannata e derubata. Tornai da Nello”.

lui cap?

«Sì, perché compra quell’io “mi ero fatta un film”, come se dicesse a Roma. Qui interpreto semplicemente la regola di una signora che perde la testa per una figura misteriosa, niente di più. Ho fatto l’attrice, sono un’attrice. Individuare”.

Lei ha anche interpretato Cyrano.

«Perché credo che sia molto femmina come personaggio. Soffre per il suo naso, ma sa bene che con altre qualità, quelle interiori, si possono raggiungere me inaspettate. Quello che acccade a me sul box: mi sento beautiful, sensuale, libera. Not my è mai passato per la testa di ritoccarmi il naso o di tirami la faccia: ho una esthetic chirurgia molto più potente, il teatro. Posso essere tutto, santa e puttana, buona o cattiva, bella o brutta. Quando, ancora oggi, ho sentito che il pubblico alla fine splode in applausi fragorosi, ho pensato ad aver fatto proprio bene a fare l’attrice. E non parlatemi di morte: sono ateo, paradiso e inferno sono favorevolmente belli, ma riconosco anche il talento di Dante. Ogni altra storia è una storia scritta male».

2 maggio 2022 (modificato il 2 maggio 2022 | 11:38)

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