CERCANDO MARIOLA PER RAVENNA / Direttore della Classense La clamorosa bocciatura di Maurizio Tarantino o bizantina dell’arte dell’irriconoscenza

Ma che cosa ha fatto di maschio Maurizio Tarantino per meritarsi tutto questo? Dico, cosa ha fatto maschio per infilarsi nel tritacarne di Ravenna e usarlo con le ossa rotte? Usato e poi gettato via come un ferro vecchio. Noi non sappiamo. Forse a suo tempo lui ha peccato di ibrido, assunzione se incarichi troppo pesanti per essere sostenuti. Forse gli viene fatto pagare ora il conto de regolamento di conti (scusate il bisticcio) interno alla Maggioranza di governo sulla gestione della cultura a Ravenna. O forse, senza vedere per forza particolari dietrologie, è stato semplicemente sfortunato.

Allora, ricapitoliamo un po’. Maurizio Tarantino, Napoletano, studioso di Croce, oggi 62 anni, arrivato a Ravenna da Perugia, ha fatto dirigere per anni la biblioteca della città, nella primavera di 5 anni, nel 2017. Vince il side di concorso per assumere il ruolo di Diligente della Cultura, del Mar e della Classense, incarichi complessi che vengono tutti accorpati e affidati a lui.

Assumere l’incarico di dare le noccioline del nuovo Sindaco Michele de Pascale, eletto anche un anno prima. poi Da 5 anni Tarantino lavora sodo con l’Assessora alla Cultura Elsa Signorino e insieme a lei – i detrattori dicono, obbedendo più che collaborando – porta avanti il ​​​​​​compito di riorganizzare le politiche e le istituzioni culturali ravennati che sono uscite a pezzi dall ‘ esperienza di Ravenna capitale (mancata) della cultura 2019. Il mandato è dialogare e lavorare insieme in modo particolare Mar, Classense e RavennAntica che prima coltivagelido vanitoso pappagallo rispettivi orti. Quando arriva Dante sogna di leggere – dopo la sua passione – passando per i Chiostri della Classense. va bene pronto se rinunci a ciò che devi dimenticare questo dolce ozio antico e comincia a scapicollarsi a destra ea manca per gestire tutte le spinose grane e le tante domande aperte della cultura ravennate. E lavoro, lavoro, lavoro. Spesso nell’ombra. Senza strada. Senza mettersi in mostra. Senza inutili protagonismi. My chiamo Tarantino – detto mio recente – ma non come il regista o il primattore, si parlava di cinema e si preferiva fare il produttore. Dietro il quinto.

Lui lavora e produce, dopo la valutazione del suo lavoro, che sta per produrre un bilancio definitivo, certo cuce se vautano meglio dà una buona distanza, come per i mosaici bizantini oi quadri dei puntinisti. Lui lavora, produce e mentre Ha sempre un profilo basso. Altri hanno un profilo più alto del suo, in prima linea. ricerca sfortunata, anche lui piovono addosso critiche e tegole. Soprattutto per il marzo, dove gli capita di dover gestire la stagione post-Spadoni che in città vanta ancora tanti estimatori, legati ai Presto delle sue ha mostrato Ormai tutti hanno dimenticato che ache di quelle se litigava e non era tutto oro ciò che luccicava. Soprattutto perché c’era tanto più oro che luccicava ai Musei San Domenico di Forlì, già allora. Ma insomma, è tantoancoratà che si riversa suL’usurpatore di Tarantino è Ututtialla vostra Assessora di riferimento.

A lui è toccato anche l’onore e quello di organizzare il 7° Centenario di Dante nelle condizioni assurde della pandemia che è stata in crisi in tutto il mondo. Ma a lui nulla viene perdonato. Nemeno questo. E nell’ingrata Ravenna qualcuno si ostina per puro masochismo per parlare della mostra di Forlì invece delle tant importanti cose realizzate qui. Sì, per i provinciali poveri di spirito l’herba del vicino è sempre più verde.

Da ultimo – è aria di questi giorni – contro Tarantino viene scatenata la guerra dell’opera esposta e mai miseria. Parliamo del Wall Drawings #570 di Sol LeWitt. Tarantino viene accusato di tutto, insieme alla curatrice del Mar. Non voglio che si dimetta. Fosse stato per me, gli avrei fatto un plauso perché anche ricevendo un certo coraggio e dissubbidendo (ah, l’arte della disobbedienza!) a richieste verbali tramandate dall’autore ha scelto di esporre un’opera d’arte, cioè ha permesso a Un beneficio del Mare di Essere è il frutto del pubblico, secondo al principio che l’interesse pubblico viene prima dal dio di un’opera e dalla volontà personale di un autore (condiviso nel 2007) o dalla sua epoca (Ho detto che ho scelto quello mettere giù l’opera sia distrarre). Not my inoltro nelle domande burocratiche né nelle faccende della poetica dell’artista. È un fatto che l’opera esiste e non è stata distrutta, como altre dello stesso autore. Penso che chi non l’ha distrutto Abbia fatto bene. E credo sia fatto bene anche chi ha scelto di esporla. tengo che chiunque arrivi al Mar dopo Tarantino farebbe bene a non distruggerla ea trattare con chi vanta diritti sull’opera per poterla spora di ancoraggio Proprio come pensava di fare Tarantino. È una cosa di buon senso. Il resto per me sono polemiche da salotti provinciali.

Ma veniamo all’oggi. Sappiamo da indiscrezioni di stampa – che hanno trovato conferma – che Maurizio Tarantino non sarà più il Direttore del Mar e delle politiche culturali. E non sarà nemmeno più Direttore della Classense. L’Amministrazione comunale di Ravenna, infatti, ha deciso di sdoppiare gli incarichi (lo aveva chiesto lo stesso Tarantino) e ha bandito due concorsi, uno per Direttore del Mar e uno per la Direzione della Classense. Il primo è un concorso con procedura comparativa, riserta a dirigenti a tempo indeterminato in mobilità. Chi è a capo di un’altra amministrazione – locale, regionale o statale – che chiede mobilità per pagare la norma che gli è stata assegnata; So di essere diverso, vorrei essere d’accordo se esiste un procedimento comparativo con cui si sceglie la cifra stabile, che risulta essere la più adatta. Per la Biblioteca Classense, invece, l’Amministrazione ha deciso di indire un concorso pubblico, non più quindi la procedura comparativa per titolo e colloquio, ma un vero e proprio concorso pubblico con esame scritto, colloquio psicoattitudinale ed esame orale.

Maurizio Tarantino, coerentemente con le sue indicazioni, non ha partecipato al primo posto solo alla seconda gara, perché nuovo della classe. Ma colpo di scena finale, non ha superato quanto scritto. Quindi è fuori, bruciato.

Adesso i detrattori possono scatenarsi nelle dietrologie. Più di uno si fregherà le mani. Uscita di scena Elsa Signorino è venuta meno la rete di protezione per Maurizio Tarantino e gli è stato dato il benservito. Naturalmente, in tutte queste faccenda non ci fa una bella figura in primo luogo il Sindaco Michele de Pascale che aveva scelto Maurizio Tarantino 5 anni fa, affidandogli quegli incarichi importanti. È come se oggi la sua amministrazione rinnegasse la scelta di un lustro fa e tutte le scelte di questi 5 anni.

Non così se sia così. Ma se ache fosse – in fondo sarebbe lecito – allora è giusto chiedere al Sindaco e al new Assessore alla Cultura que si la nova direzione in cui intentno ara? Finora io avevo inteso che ci sarebbe stato continuità nelle scelte di politica culturale. È ancora così? C’è un cambio di rotta? È solo un incidente di percorso, un concorrente maschile limitato in classe?

Non vorrei che gli eredi di Bisanzio hanno deciso di adottare la stessa cinica politica degli eredi del Principe di Salina nel Gattopardo: bisogna che tutto change perché nulla change. Sacrificando Maurizio Tarantino per quel concorrente maschile finito. A tutti capita di sbagliare. Già!

Michele de Pascale con Elsa Signorino e Maurizio Tarantino

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