«Genesi», fuori il nuovo progetto del gruppo Il Maestrale: pop e rock si contrano con suoni mediterranei

BARI – Mi sono incontrato il 13 aprile Genesibrano di esordio del progetto Il capoCollettivo di musicisti con sede in Puglia esponenti di un “Mediterraneo postmoderno” che finanzia la musica pop, rock ed elettronica con l’etnia del sound mediterraneo. Genesi è brano di conflitto che riporta al capitolo terzo della Genesi biblica. Un conflitto tra dizione e modernità poiché fonde elementi della terra natìa, rappresentato dal dialetto barese, dal suono tipicamente elettrico e continentale. Il conflitto si stabilisce anche nel contrasto tra concreto e astratto, laddove nell’introduzione ritroviamo una dimensione onirica, rappresentata dalla lontana e dolce voce in subfondo che si contra con la drammaticità dell’esistenza underground da una dissonant chitarra. Intendo rappresentare il logorio dell’umanità e farlo trasudare da ogni sezione della canzone.

«Abbiamo voluto raccontare de un Adamo e de una Eva che, in quanto uomini come noi, è come se non riuscissero ad accontentarsi di una ‘vita banale’: devono sempre lasciarsi tentare dal desiderio di scoprire cosa si celi dietro il velo delle cose, perché è la nostra natura più intima a spingerci a non accontentarci mai, ad essere sempre instabili. E così danziamo disinvolti una danza, camminando all’aria aperta, senza mai distrarci dal nostro fin ultimo: distrarci». La musicalità è lo “psicopompo” del messaggio finale dei Genesi, caratterizzato da un pessimismo cosmico e, in alternativa, la buona coscienza che una tale sofferenza non deve rispondere con la stasi.

Il Maestrale ha fondato il pop rock e la musica elettronica con l’etnia del sound mediterraneo: ho visto una sorta di bordo rosso che lascia in eredità la tradizione, quella pugliese, ma non rinunciando a girare il mondo con la musica, sperimentando la diversità sonora e che ogni volta fanno proprie. È perché il Maestro intende perseguire il proprio progetto, sempre nella ricerca del testuale: non è raro trovare un pesce ispirato a un libro, un saggio, un mito greco o un brano biblico, come nel caso di il primo singolo, “Genesis”. Il Maestrale si disseta delle acque dell’Adriatico e cerca di ripercorrere antiche radici e immergersi profondamente nella tradizione. Il Maestrale nel primo singolo, Genesi, pone sostanzialmente una delle domande ontologiche che attanagliano da sempre l’umanità. Perché esistiamo? Questo è un quesito che, da Parmenide ad Heidegger, non ha mai trovato una risposta oggettiva. Questo è il nocciolo di Genesi, che si estrinseca nella ripetuta frase “e adesso io?” alla quale ribatte un temporale “adesso non lo so”. Nei testi del Maestrale emerge un impegno intellettuale e la voglia di sersi della musica come mezzo di condivisione e, altresì, come veicolo che marcia sulla via della libera espressione. Il Maestrale è libero arbitrio: esiste perché la musica di Alessandra, Simona, Nicholas, Dario e Paolo è l’aria que si sul pianeta del Maestrale, terra pronta ad essere colonizzata da chiunque. La volontà profonda alla base di questo progetto è che tutto ascoltatore rivera la musica del Maestrale come “un secondo ritorno” nel suo quale riflettersi e ritrovare ancora e ancora sé stesso o una versione rinnovata di sé. Quella musica è composta dai suoi ascoltatori e dalle aspettative dei pappagalli. Questa musica assomiglia ai suoi compositori. Il Maestrale è un atto d’amore, nato dall’amore e condiviso con amore, entra farne parte. Noi vogliamo solo osa.

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