Il parere di Antonello Tolve sulla Biennale di Venezia

È netta la posizione di Antonello Tolve sulla Biennale di Cecilia Alemani: noiosa, repetitive e ricca di occasioni perse, como l’assenza di riconoscimenti per il Padiglione Italia di Tosatti

Questa Biennale di Cecilia Alemani mi semina così tanto che possa essere ricordata come il latte degli stereotipi da cui la donna, e con lei tutto una galassia di domande legate now alla (subdola) neo-schiavitù now to postcolonialism now alla Difference e alla diversità di pelle (siamo ancorati a questo?), non viene per niente riscattata o esaltata ma semplicemente Usato e inserito in una fiera fatta di banalità, di luoghi comuni, di retorica, di tribalita, di ottimo artigianato, di arti applicate (tanto stoffa, tanta ceramica). Per liberarmene sono anche gli assurdi premessa che la giuria ha attribuito secondo e i miei schemi dell’ormai dominante orientamento dettato dalla correttezza politica, senza tener davvero presenti alcunibrillanti progetti presentati, ad esempio, al Padiglione Grecia da Loukia Alavanou o al Padiglione Serbia da Vladimir Nikolić. Il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale a Sonia Boyce (sentendoti a modo tuoGran Bretagna), il Leone d’Oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale Il latte dei sogni Simone Leigh (SovranitàStati Uniti) che sia loda la sfinge di zucchero di Kara Elizabeth Walker sia la cita soprattutto a Francia e Uganda il senso di colpa è arrivatoche il potere-sistema è arrivato, che la cultura dominante travestito è venuta dalla sottocultura ex-minoritaria (sempre schiacciata e addomesticata), che non c’è stato nessun riscatto reale ma solo un giochetto giocato sul piano dell’upper-class di cui fanno parte anche le stesse artiste vincitrici: il Leone d’Oro al padiglione americano sembra il Leone a finito ormai Paese che si lava la coscienza!

Padiglione Austria, Biennale Arte 2022, ph. Irene Fanizza

BIENNALE DEL RUMORE

Ripetitiva e rumorosa, la Biennale di Alemani si ferma a toccare ma mai approfondire alcune tematiche. Naturalmente di opere importanti ce ne sono: ci sono delle assenze (Gina Pane, se vogliamo) e c’è generosità nelle scelte (Regina Cassolo Bracchi, Candice Lin, Delcy Morelos, Paula Rego, Ovartaci…), ma privo di un concreto spirito critico, forse una vera preda di posizione O un certo qual rischio capace di farci sentirò la giusta energia d’insieme. La Polonia con Małgorzata Mirga-Tas, l’Austria con Jakob Lena Knebl e Ashley Hans Scheirl, la Lettonia con Skuja Braden e Melissa D. Braden o la Danimarca con Uffe Isolotto, sono, assieme al racconto di Füsun Onur per la Turchia e ai Yunchul Il processo tecno-liquido di Kim per la Corea, non perderò.

Gian Maria Tosatti.  Storia della Notte e Destino delle Comete.  Padiglione Italia, Biennale Arte, Venezia 2022. Courtesy DGCC – MiC
Gian Maria Tosatti. Storia della Notte e Destino delle Comete. Padiglione Italia, Biennale Arte, Venezia 2022. Courtesy DGCC – MiC

LA GRANDE SERRATURA TOSATTI

Il più grande delitto que poi è stato commesso in questa Biennale 2022, no voglio revolve so much around, è quello di non aver data menzione nessuno stato Padiglione Italia, a un potente progetto curato da Eugenio Viola e pienamente articolato dalla mano sapiente di un artist che negli anni ha un nuovo modo di mostrarsi (anche con coraggio) sue alte, equilibrate, sofisticate, agili doti intellettuali. Storia della Notte e Destino della Comete è incredibilmente poetico padiglione, un lavoro muscolare con cui Gian Maria Tosatti mostra profonda coerenza, lucidità metodologica e fresca morfologia.
Tosatti in questo lavoro è Tosatti fino in fondo: ciò che sento opererà nella piena maturità e sottigliezza del pensiero: ciò che sento catturerò lo spazio come materia (mangia ingrediente) della mente: ciò che sento indagherò la realtà , manipolare il tempo, recuperare l’ eleganza di lei mimicatoccandolo a mano lo proteggo dal pubblico per trasportarlo in un complesso dispositivo visivo dove è possibile percepire l’odore del tempo, del passato e del pulsante più presente.
Nell’ambiente in cui sono allestite venti postazioni con macchine da rimuovere Singer, Durkopp, Yamato, Kansai o Rimoldi, abbiamo riscontrato una forte congiunzione, stratificazione, sovrapposizione temporale, dove l’atteggiamento contestuale e Ambientale adottato dall’artista toccabile dei punti di inpareggiabile intensità Visiva Tosatti in (di) questa Biennale è l’unico artista a usare lo spazio come abito mentale, un’abitudine non solo dovuta alla forza della mente, ma dà anche un’estensione rigata aperta a tutti gli altri.
Purtroppo, con questa edizione della Biennale se si è verificato in Italia, mio ​​padre, un vero delitto intellettuale: that, point, di non aver sostenuto e di non aver difeso un vero artista, un vero collega. (C’è chi ha anche sperato che non vincesse: questo, bisogna dirlo, è davvero da sfigati). Ma perché soltanto da noi non si riesce a essere compatti e alleati? Perché solo da noi troviamo questa grossa prova di e questa erba tristezza? Ma sono tornato abbiamo perso tutti una grande occasione: e quando dico, il mio particolare riferimento a tutta l’arte italiana che, con un meritatissimo riconoscimento a Gian Maria Tosatti, avrebbe potuto aprire tutti un nuovo e brillante capitolo della sua storia.

Antonello Tolve

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