Il pop italiano ha bisogno di Ginevra

«Sono un cantautore romantico». Si descriverebbe così Ginevra, classe 1993 di Torino, in un’ipotetica bio di Twitter. «Romantica come visione della vita, non smielata», ci deve specificare subito dopo. Basteranno i caratteri? Twitter comunica non ce l’ha, quindi amen.

Molti la potranno definiree cantautrice emergent, etichetta che support little, anche perché spesso utilizzato a vanvera. Sempre per molti invece il suo percorso è già emerso ed è bello chiaro: in tre anni di attività ha pubblicato due EP, diversi singoli, e ha pure partecipato al dovuto Festival di Sanremo, costretto anche a non conoscerlo. La prima cosa ritorna quando il suo cognome è lo status citato da Amadeus nella fatidica frase che dice prima delle esibizioni: «Di Tattroli, Faini, Lubrano, Fugazza. Glicina. Naomi canta» Lubrano è lei. Il secondo quest’anno, nel 2022, che era di nuovo in scatola in carne ed ossa insieme La Rappresentante di Lista, Cosmo e Margherita Vicario sulle note di Sii il mio tesoro. Ma Ginevra, oltre che autrice efeating sanremese è soprattutto una che scrive e canta le sue canzoni. Romantiche, dicevamo (e non smielate): «Per fare questo lavoro una boona dose di romanticismo devi averla. Servire soprattutto per vedere le cose belle e meno le difficoltà». Che possono essere tante, sei donna, se vivi in ​​​​Italia, sei donna e vivi in ​​​​Italia.

briciole è il suo novo singolo, anteprima di un nuovo album che riceverò in autunno ea Ginevra presso il fondere melodia ed elettronica: «Per me l’importante è scrivere canzoni. Il mi modo di raccontare le cose è sempre stato quello». Modo di esprimersi che ha imparato da Battisti, Carmen Consoli (“la stimo moltissimo”) e Meg (“tra le prime in Italia a unire elettronica e canzone italiana, ha aperto un’onda”). Potete ascoltare il brano qui, accompagnato dall’immagine di Tommaso Ottomano, complice della contemporaneità estetica di tutto il progetto:

Ha lavorato al suo singolo Fugazza, SuorCristona (sì, è sicuramente il nome più bello del mondo), ma anche Frenetik & Orang3, con cui collabora quando è sotto l’etichetta Asian Fake (quella di Coma_Cose e Venerus, per capirci) . Qualcuno, dopo la pubblicazione del brano, gli scrisse: «Sogno questa canzone a Sanremo». «Ne sono lusingata, ma so che sarebbe difficile». Confidiamo nelle scelte sempre più pazzerelle di Amadeus. L’esperienza da autrice, come dicevamo prima, «è stata una soddisfazione incredibile, alche perché ero appena stata scartata da Sanremo Giovani. Ho risenito Naomi io canterò glicina, qualche settemana fa, a Bologna, al concerto organizzato da La Rappresentante di Lista. La cantavano tutti, è stata un’emozione grandissima». La serata delle cover di quest’anno, invece, è stata totalmente inaspettata: «Ero al compleanno di mia madre, a cena, a Torino. La Rappresentante mi ha scritto il suo Instagram. Ci eravamo visti qualche volta, ai festival, robe così. “Vogliamo proporti una cosa, ti chiamiamo domani!”. La mia proposta è che questo sia “un festoso rave sulla scatola dell’Ariston”. Non ci potevo credere. Abbiamo fatto le probe, imparato la coreografia: è stato bellissimo». E poi Sanremo lo vedere tutti: «Credo che con quell’esibizione la gente aperta abbia pensato: “Ok, lo sta facendo davvero” (montare)».


Il mazzo di fiori dell’Ariston ce l’ha anchor: «È risciacquare, ce l’ho. Mi ricorda che è stato un sogno andarci in quel modo, con persona che stimo, che close di fare qualcosa di diverso, con un messaggio chiaro e con un sono così affine a quello che mi piace».

Oltre agli italiani, tra i suoi ascolti ci sono Oklou, Caroline Polachek, Eartheater, ML Buch. Influenze che si suona nei suoi ultimi pezzi ma anche nei brani di Metropoli, EP usato nel 2020 e questo lo ha cambiato un po’. L’EP che ha portato a suonare in molti festival e che l’ha pure fatta finire in film e serie tv. Non lei di persona, ma uno dei brani della discoteca, Rajasthanscelto come colonna sonido della serie ZERO e puro del cinema Anni dà il bastone. Un brano sussurrato, noturno: «Non era neanche un singolo, eppure è piaciuto molto. Vedere i brani che diventano colonne sonore mi piace tantissimo, mi piace vedere che creano atmosfera precision».


Ma ora è il momento di una nuova fase, anticipata dal singolo Clubqualche mese fa, e seguito nowa da briciole. Senza troppa fretta o ansia da pubblicazione, brutta pathologia nata con streaming: «In questi due anni ho fatto tante cose e ho capito che, per fare cose di qualità, che piacciono a me, serve tempo. Spesso qualcuno mi scrive: “Ma dove sei finita?”. Io ho bisogno di tempo per fare si cuce. L’album sarà lungo, ho scritto tanto e non mi interessa stare da solo e pezzi da playlist. Voglio fargli lo cuce da mangiare se deve, altrimenti non farei questo da dieci anni».

Quello che abbiamo visto è la fine che focalizza l’obiettivo, attraverso melodie pop e produzioni che mescolano delicatamente acustico ed elettronico. Così sarà anche il suo album, di cui ancora ci racconta poco: «Dico solo che sto cucendo anche più pazzerelle. Vorrei toccare vari colori per trasformarli in canto». Non lo abbiamo visto pregare.

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