La storia esemplare di Gaetano Azzariti – Libri – Un libro al giorno

MASSIMILIANO BONI, ”IN QUESTI TEMPI DI FERVORE E DI GLORIA” (BOLLATI BORINGHIERI, pp. 352 – 26,00 euro). Alla Consulta esiste il busto, come un altro ex presidente della Corte costituzionale repubblicana, di una personalità esemplare e spregevole come Gaetano Azzariti, che carica resse dal 1957 alla sua morte ottantenne nel 1961, inoltre, dopo varie richieste respinte di rimozione, nel 2015 fu misteriosamente generato in qualsiasi magazzino in nome di un certo imbarazzo storico, il quale comunica che finisce per nascondere una macchia del nostro passato su cui invece credo sarebbe bene non si smetta di riflettere, specie in un luogo come quello. Per questo chiudo a pensare a come interviene la sua cosa con la solita sottigliezza dell’attuale presidente Amato.
Azzariti infatti, fascista che contribuisce sostanzialmente alla definizione del nuovo Codice Civile, macchiandosi poi da legislatore aderendo al Manifesto della razza, collaborando con la stesura delle Leggi raziali del ’38 e arrivando chi presedere quell’obbrobrio umano e giuridico che fu il Tribunale della Razza, sfuggito con abilità all’epurazione postbellica, è uno degli esmpi e dei risultati più negativi della realpolitik di Palmiro Togliatti dopo la Liberazione. Ministro della Giustizia, istituito nell’anno 1944 come collaboratore alla gestione del patrimonio amministrativo dello Stato, che conosce bene, e membro della Commissione per il riordino dello Stato e la sua riforma dell’amministrazione, nell’ambito del Ministero per la Costituzione, contribuendo direttamente alla sanatoria del 1946 che chiudeva nel paese ogni conto conto fascista e guerra. Dopo gli anni aspri della guerra civile prevale un senso di ripresa e continuità che finì per basarsi sulle istituzioni e gli assetti sociali del passato.
Dopo aver svolto tutta la sua carriera sotto il regime (direttore dell’ufficio legislativo del Ministero; consigliere della Corte d’Appello; presidente della sezione Cassazione) ed è giusto diventare lui stesso una sorpresa Ministerio della giustizia nel primo regnante Badoglio dopo il Il 25 luglio 1943 Azzariti avrà un posto nevralgico nella costruzione della Repubblica, camminando in pensione nel 1951 e ottenendo nel 1957 la nomina a Giudice costituzionale di Presidente Gronchi.
Crebbe e divenne magistrato nel tardo regno liberale d’Italia quando iniziò la sua collaborazione alla costruzione dell’ordinanza legale del paese (oltre al segretario per la revisione dei Codici delle colonie), proseguita nel periodo fascista e ripreso nel periodo della nascita della Repubblica, questo magistrato legislativo è l’esempio grottesco di quell’idea ottocentesca, quasi militare, di servitore dello Stato, che si impegna nel proprio lavoro “tecnico”, disdegnando qualsiasi cosa etica, ideologica e circostanza politica. Un’idea che solo per certezza coinciderà con l’indipendenza della magistratura che, proprio in passato, l’ha salvata da un incidente politicizzante. Qui allora è bene ricordare, come fa Boni, le parole de Leone Ginzburg: ”Ritengo che la pura tecnica giuridica, al di la dei valori etico politici, esiste solo nei gradini più bassi. Più se esce e meno è possibile che l’atto tecnico sia puramente tecnico, non se colori di qualcos’altro”. Nella dimostrazione, la presentazione della posizione pubblicata di Azzariti è stata eloquente, arrivando all’aberrazione di ”Oggi l’appartenenza a determinate razze è cause dil imitazione della capacità giuridica”, senza dimenticare la retorica di definire ”l’orgoglio di italiani in questi tempi di fervore e di gloria” grazie alla ”libertà dell’Italia fascista guidata dal suo Duce”.
Una vicenda apparentemente paradossale, vergognosa e assurda quindi, eppure paradigmatica delle trasformazioni e contraddizioni della nostra storia novecentesca e per questo non da occultare, come se fosse fatto ma ad oggi, ma da studiare, come ha finalmente fatto con estrema attenzione Boni con questo suo libro fructo di precision ricerche documentarie (con la parte sostenuta dedicata a Leggi razziali e Tribunale della Razza), e da non dimenticare per far yes che ci si liberi infine di certi strascichi del pastato ancora vivi, proprio per come nacquero.
(ANSA).

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