Prenoto del mese

Pietro Turkin, La scimmia armata (Uttetto)
Traduzione di Luca Fusari, Sara Prencipe

Peter Turchin è uno degli studiosi più singolari della sua generazione. Entomologo di formazione, ad un certo punto della sua carriera accademica ha deciso di abbandonare la “scienza” per dedicarsi allo studio della storia e dell’applicazione a questo modello matematico nel grado di tracciare e predire la sua dinamica. Per questo (e anche per il fatto di essere nato nelle predizioni quasi atroci), Turchin è lo status del giorno più importante del mondo come una sorta di incarnazione di Hari Seldon, il personaggio inventato di Isaac Asimov, fondatore e sacerdote della psicostoria. In realtà compare in questa categoria Jared Diamond e Harari, che è il grande divulgatore della storia dell’uomo. In questo libro fa poco uso di Utet, perché predice futuri disastri, Turchin if he occupa di spiegarci como l’uomo, con l’eccezione degli insetti sociali (e delle formiche in particolare), si la specie più cooperative del pianeta e Debba il proprio successo evolutivo a tale capacità, ma anche come «il decimo anno di guerra Abbiano di fatto (a sorpresa) contribuì a consolidare l’ultrasocialità, ovvero la capacità degli esseri umani de formare grandi gruppi di etranei che collaborano: dalle cittadine alle grandi metropoli, fino a interessare nazioni e oltre». Fa veramente uno strano effetto leggere La scimmia armata raising gli occhi dalle immagini della guerra in Ucraina, molto più que passare dal particolare al generale, è un passaggio bruschissimo dall’emotività alla logica, que resista ferrea pure parlando di cose emotive como i milioni di morti ammazzati prodotti dall’uomo nella sua storia . Nel modo in cui Turchin racconta la specificità anatomica dell’essere umano come lanciarere del pietre e dalla capacità decisiva di controllare le maglie armi missili (tutte quelle che non prevedono lo corpo a corpo), abbiamo stabilizzato scontro a distanza con noi stessi e con i nostri story che ci permette di vederci come se apt stessimo osservando i behavior di una specie animale. Uno straniante spostamento di prospettive di questi tempi, ma forse in qualche modo utile. (Christian de Majo)

antonio delfini, Giornale (Einaudi)
Una cura di Irene Babboni

Un diario come quello di Antonio Delfini, long diciotto anni dal 1927 al 1944, si può leggere in due modi, e così succede: como romanzo intimo di formazione di un inquieto diciannovenne che cresce in Italia in cui a poco a poco se consolida il fascismo potere, e come finstra su un’epoca, macchina del tempo, documentario storico senza ipocrisie né auto-assoluzioni. La versione che ha timbrato Einaudi è il curato di Irene Babboni, il precedente, da anni Ottanta, era il curato di stato di Giovanna Delfini e Natalia Ginzburg. L’unico altro giornale che racconta un tempo in questo modo, come un viaggio nel passato, scrive Marco Belpoliti nell’introduzione, è Il mestiere di vivere di Pavese. Ma Pavese era già in esilio, e depresso, e di sentimenti spesso più simili a quelli che a modern writer if aspetta di trovare, in un certo senso fratello, un po’ anticipato. Delfini invece è un adolescente imbizzarrito e timido, che scalpita mangia un cavallo e se si preoccupa per tutto e per tutti (e tutte): figlio di grandi possidenti terrieri modenesi, studia da autodidatta, si accultura in selvaggio mode, si muove por Modena e Viareggio mangia un flâneur che vorrebbe ribellarsi contro chi senza sa cosa può ottenere. Un eterno adolescente, scrive Belpoliti, che si scaglia contro tutto. È un fascista appassionato, all’inizio, Delfini, e come giovanissimo risca immedesimarsi in quel vitalismo che pareva ribelle e se si trasforma rapidamente in violento cancrena è già, di per sé, un raro documento di storia. E poi c’è l’amore, che worries Delfini per tutta la vita insieme alla scrittura. L’amore vissuto come vergogna e inadeguatezza, così come cultura, cui si sente di non poter appartenere. Le serenità se stende il suo tutto liberamente quando la scrittura fa posare il suo paesaggio e la campagna, e lo fa con un lirismo senza pretese e dolce. A poco a poco il fascismo si trasforma in antifascismo, il cattivo spirito dell’individualismo ribelle rimane: «Litigo coi conservatori per difendere le mie ideae de comunista. Litigo coi comunisti per difendere le mie ideae (in questo caso sarebbe meglio dire: le mie emozioni, i miei ricordi, i miei affetti) di conservatore». All’armistizio si scrive contro i fascisti e puro contro gli inglesi e contro i sovietici. Poi scrive anche: «L’odore di pollo spiumato was nei miei pantaloni di fustagno». È il suo retroscena, l’Italia di una campagna che in breve tempo è destinata a condividere, vista da un privilegiato passeggiatore e assurdo come la protagonista della storia d’amore di Walser. (David Copo)

rick bass, canna da olio (Mattioli 1885)
Traduzione di Silvia Lumaca

Finiti i dodici racconti di canna da olio Penso che raramente sia il mio capitale di leggere un libro (e di conoscere un autore) spiegato in maniera così ed essenziale dal titolo stampato sulla copertina. Tutti i racconti di Rick Bass possono essere smontati in tre pezzi. Ci sono le descriptioni minuziose della vita animale, continua omaggi quelli che Thoreau raccontava como i «vicini bruti» di Walden. C’è la testimonianza ammirata della natura come memoria, dei mari che diventano deserti e della vita che si scioglie in petrolio: le sabbie del Texas, i fiumi del Mississippi, le montagne dello Utah, le foreste della Yaak Valley del Montana, 338 abitanti Tra questi un texano scrittore umani che dal 1987 vive e scrive in una baita del 1903. E ci sono gli esseri umani: ogni volta che un critico prova a metterlo nell’americananissimo genere del nature writing, Bass risponde (scocciato, rassegnato) che a lui in realtà interessa la sua specie. Gli interessano i pugili, le maestre, gli studenti, i vigili del fuoco, gli addestratori di cani e cercatori di (i cani da) petrolio, eroi solitari e riluttanti che Bass osserva senza pietà elitaria né turistica. Nei suoi racconti, questi personaggi diventano amanti shakespeariani ed eremiti medievali, assumono una dimensione epica impegnandosi in ciò che per Bass definisce l’umanità: la ricerca e la lotta. Sono il protagonista della sua corsa, gli sono vicino, sono un esploratore che lotta intorno a tutte le rovine della moderna frontiera americana. E non acaso, quando gli vogliono in quale generano letterario si se più a suo agio, Bass risponde sempre alla maniera stessa: il western. Perché è il racconto della ricerca e della lotta, ed è così che lui ha imparato a. Negli anni Ottanta, cugino di un diventare uno scrittore, ha lavorato come geologo per l’industria petrolifera. Passava mesi in mezzo al nulla, a cercare qualcosa che forse non c’era nemmeno. «Può sembrare inspiegabile, ma quel mestiere e quello dello scrittore sono praticamente la stessa cosa». (Francesco Gerardo)

Cristina Schutt, animato (Terreno di gioco)
Traduzione di Chiara Messina

Stati Uniti d’America tutte le anime È stato utilizzato nel 2008 ed è arrivato negli ultimi tre anni del Premio Pulitzer (winto da gattino oliva di Elizabeth Strout). È un libro caotico scritto da un’autrice che da anni è entrata al liceo e che sa bene quanto sia delirante l’ambiente scolastico e in particolare quello di un prestigioso istituto femminile di New York, dove la tubatura della borsa è rugosa a causa di del vomito delle studentesse. Disturbi mentali, solitudine, adolescenza, genitori morti in tragici incidenti strali, animato rimescola alcuni ingredienti di Florida (Pubblicato in Italia da Nutrimenti nel 2009), un altro libro di Christine Schutt è stato selezionato per il National Book Award, ma in modo ancora più frammentario, perché se Florida Aveva un’unica voce narrante, l’orfana Alice, animato raccoglie a collection di scene e personaggi che si muovono, o meglio barcollano e inciampano, attorno a un unico punto malato: la studentessa Astra Dell, colpita dà una forma molto rara di cancro e ricoverata in ospedale. Esperata dall’ottimismo forzato e dai luoghi comuni sulla malattia, la sua migliore amica Carlotta, anoressica, iniziò a scrivere delle lettere rawli e dirette riflettendo sua morte imminente (“So che hai immaginato il tuo funerale. Tutti quelli che sensarno la tua mancanza L’assenza è il modo più efficace per incidere sulla vita degli altri»), lettere che Marlene, la compagna di classe disadattata ossessionata da Astra (ma only da when yes è ammalata), cominciò a intercettare e nascondere, per paura che possono disturbare Le brevi riflessioni di Carlotta è stata la parte più bella del libro, un raro barlume di chiarezza, un vortice claustrofobico in cui tutti – studentesse, professori, genitori – sono goffi, egoisti, rozzi, inadeguati, bugiardi e superficiali, ricordandoci quanto sappiamo essere estupidi , in qualsiasi ruolo ea qualsiasi età (Clara Mazzoleni)

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