Arezzo e dintorni: paesaggio dell’agricoltura e dell’arte

Il nostro viaggiatore punta il navigatore verso

Arezzo

Meglio è salito su una moto o su una spider d’epoca, con lo stereo sintonizzato sul suo album di Jovanotti, per aumentare l’emozione del viaggio esclusivo che se andava a fare (l’ideale slow drive è la sua Giulietta, o è un Maggiolino, o è uno Spitfire, quasi introvabili, info www.classiccartour.eu); Guido D’Arezzo o Guido Monaco troveranno Guido D’Arezzo, o Guido Monaco, benvenuto nella piazza all’interno delle mura, prima di accesso all’Arezzo antica. L’imponente statua realizzata nel 1882 dallo scultore livornese Salvino Salvini, raffigura il Monaco con l’abito benedettino mentre ha la mano dietro il suo antifonario in cui è contenuto l’Inno a San Giovanni, in lingua latina, visto l’incipit della versione presente nel nome le note musicali (ut – successivamente sostituto dal do – re, mi, fa, sol, la, si). La sua casa natale è visitabile dopo

Intaglio in Casentino

dove è estato allestito un museo documentario e didattico, con un percorso musicale interattivo e con strumenti musicali antichi e codici miniaturizzati che ne sono derivati

monastero della Verna.

Volendo rimanere nel groviglio di strade del

centro storico di Arezzo

il nostro viaggiatore raggiunge il

Museo Diocesano di Arte Sacra

(Mudas Museum) che si trova all’interno dello straordinario

Palazzo Vescovile;

È un segno prezioso di testimonianza artistica che riflette la vitalità religiosa e culturale del territorio. Tre maestosi crocefissi lignei, tra i più antichi della Toscana, opere di pittori locali, una rara terracotta attribuita a Bernardo Rossellino, l’affresco staccato di Bartolomeo della Gatta, un nucleo di opere vasariane e un grande tondo del 1557, originariamente un cielo dà baldacchino in seta rossa, raffigurante la Madonna della Misericordia e per la raccolta di preziose oreficerie e parati sacri, fra cui la raffinata “Pace di Siena”, di manifattura française risalente agli inizi del Quattrocento. Nel piano nobile del Palazzo Vescovile se ammirano lascia affrescate e lascia di ricevimento, con la precisione Quadreria vescovile con opere databili tra il XVI e il XIX secolo, e, da non-loser, la camera dei Papi, stanza che ha ospitato Papi di tutte le epoche, fine anche a Giovanni Paolo II e all’emerito Benedetto XVI.

nel

Vicolo dell’Orto

sì contro la casa natale ho detto

Francesco Petrarca,

Questo museo e sede dell’Accademia di Lettere, Arti e Scienze, è un altro di una biblioteca che custodisce tutti i doni antichi, rari e unici, e una vasta collezione numismatica con 500 monete datate 2400 anni fa.
Ancora pochi passi e il nostro viaggiatore arriva lì

Basilica di San Francisco;

dietro lo splendido crocifisso del XIII secolo successivo sopra l’altare maggiore si apre lo sguardo su uno dei maggiori gioielli d’arte dell’intera Toscana: the Cappella Bacci con gli affreschi di

Piero della Francesca,

eseguiti intorno alla meta del 1400 sua “Leggenda della Vera Croce”.

allungamento

la vista fuori città,

a metà strada fra Arezzo e Firenze, accanto alle lievi curve collinari su cui poggiano antiche dimore spesso riconvertite in strutture d’accoglienza, si vedono verticali degli strani rilievi di colore biondo, pareti suggestive, modellate dagli agenti atmosferici per erosion di detriti, argille e sabbia in miloni di anni: sono le “

Balze del Valdarno

”. Ne restò affascinato per tutta la vita il genio di

Leonardo Da Vinci

(ne già scrisse nel Codice Leicester), non importa se scrivi

paesaggio alle spalle della Gioconda,

nell’Annunciazione dentro Battesimo di Cristo, e anche nei dipinti Sant’Anna l’A vergine delle rocce, avvolte dalla nebbia e da un’aura di mistero. Le balze più caratteristiche si trovano nella zona del borgo di

Castelfranco di Sopra,

sul sentiero dell’acqua zolfina.

Volgendosi verso sud, l’anima agricola della Toscana, nel verde che profuma di frutta, vino, olio extravergine di oliva e grano, fuori improvvisamente da Arezzo se colpisce il paese di

Capolone

ed il percorso si fa subito gastronomico nel ristorante Terramira (terra meravigliosa, www.terramira.it) dello chef Filippo Scapecchi. Il nostro voyagetore fa tappa nelle eccellenze del territorio: carne chianina e cacciagione, pesce di fiume ed erbe di campagna, uova del contadino e frutta di stagione, quasi esclusivamente di provenienza locale perché la ricerca costante di ingredienti di qualità – racconta lo chef – deve Porterò il profumo e il sapore di quella terra straordinaria che è la campagna aretina. Perfetta la casa, calda e romantica con vista sull’Arno, nel centro storico del paese, che con la recente ristrutturazione ha conservato la genuina atmosfera di un tempo; Per vedere la maestria ai fornelli bisogna sedersi all’ambìto “chef’s table”, il bancone posizionato davanti alla cucina, dove the food experience si consuma a tu per tu con lo chef e sommelier Lorenzo Scapecchi.

Pochi minuti per giro all’interno di Arezzo nel quartiere di

Porta del Foro

al bel palazzo rinascimentale Bruni Ciocchi, prima di arrivare

Palazzo della Dogana

, oggi sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, che è considerato l’interesse della Toscana per ricchezza e varietà di operazioni: la fusione di più raccolte e collezioni d’arte di provenienza diversità, se in senso cronologico e geografico, ha prodotto un museo unico, emblema della storia culturale e dello sviluppo artistico di Arezzo. Il gran cortile porticato con le eleganti colonne di pietra serena potrebbe essere di paternità di Bernardo Rossellino, benchè i riferimenti stilistici il Brunelleschi siano più in linea con il Brunelleschi; sul retro del palazzo si trova un giardino pensile di impianto rinascimentale.

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