Basso Cannarsa, grande fotografo termolese di scrittura bianca e nera

Tony VaccaroAmericano di origine Bonefran, ha la sua notorietà soprattutto alle foto di Guerra. franco monacoanch’egli nato negli Stati Uniti da genitori molisani, diventa famoso fotografo professionista dopo un reportage negli anni Cinquanta sulle donne di Cantalupo del Sannio.

paolo di paolo, nato a Larino, dopo gli anni Cinquanta e Sessanta collabora con i settimanali Il Mondo e Tempo. La sua foto era un personaggi legati al mondo della cultura, della politica e dell’arte fanno o fanno parte della storia della cultura e del costume italiano di quegli anni.

Accanto questi grandi maestri della fotografia del Novecento che honorano il Molise, c’è un altro fotografo anch’egli molisano e tutora in attività, che già da tempo si è conquistao uno spazio non piccolo nel mondo dell’arte fotografica.

sotto la cannarsa

È il termolese sessantaseienne sotto la cannarsa, Noto in Italia e all’estero per essere il “fotografo degli scrittori”, una definizione che ormai l’accompagna dappertutto poiché i soggetti che ritrae sono esclusivamente letterati ed esponenti della cultura.

La specialità di Cannarsa è il Ritratto fotografico in bianco e nero, una tecnica molto difficile che non va improvvisata, in cui c’è una grande regola soprattutto il rapporto che se rischi di stabilizzarti con la forza del movimento e la velocità con cui se rischi di cogliere l’atmosfera significativa della tua espressione, in il modo in cui “esalterò la comunicazione dell’immagine”.

Come and perché egli si sia orientato verso il foto-ritratto non ci è datos saperlo. Basso è di poche parole. Sappiamo, però, come è nata la sua passione per la fotografia: grazie a un apparecchio acquistato con i punti del detersivo quand’era adolescent. Marà occorre ancora parecchio tempo, perché quello che sembrava un hobby, del resto molto comune, diventasse la sua professione.

Freelance nel 1986, l’anno successivo arriva quando continua la collaborazione con Grazia Neri, fotografia e titolo della prima grande agenzia fotografica italiana, che improvvisamente aveva colto il talento. È grazie alla sua fotografia che ha iniziato a far circolare improvvisamente il suo più importante francobollo italiano e nei circuiti culturali che conta.

Basso Cannarsa ritratti

Kenzamburo Oe

Basso ha creato un vasto archivio, attualmente gestita dai dati dell’Agence Opale di Parigi. Tra i personaggi dei suoi scatti ho visto premio nobel ed autori altrettanto noti. Qualche nome: Josè Saramago, Octavio Paz, Kazuo Ishiguro, Kenzaburo Oe, Josif Brodskij, Jan McEvan, Jonesco, Natalia Ginzburg, Primo Levi, Roberto Calasso, Aldo Cazzullo, Rossana Campo, Giorgia Tribuiani, i registi Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. Il cast potrebbe continuare lì all’infinito.

Sarebbe interessante imparare da lui come avvenida il contatto con personalità così dèffer per carattere e formazione. In questo modo rischi di avere disponibilità e collaborazione. Quel piccolo che trapela attraverso chi lo conosce professionalmente è quello non mai insistente, né asfissia l’oggetto del suo lavoro con continue domande. Il suo è un approccio “fatto di eleganza e discrezione”. Ad esse unisce la rapidità con cui riesce a cogliere e fissare l’immagine rivelativa giusta.

Basso Cannarsa ritratti

Elfriede Jelinek

In nessuna foto, almeno da quelle che è è data vedere dal catalogo della sua prima mostra (Pordenone, 2020), il soggetto è rappresentato in atteggiamento austere, inamidato, magari dietro una libreria, come forse ci aspetta personalità da di carichi carichi di gloria e ricchezza

Ciò che attraversa quelle immagini è invece la loro natura e spontaneità, a volte anche il loro lato giocoso, se non autoironico. Scatti che parlano e raccontano l’uomo. Questo non è merito del fotografo quando rischia di creare il clima giusto e le condizioni che più gli si addicono nella sua arte.

cugino Levi

Alcuni esmpi: il ritratto fatto a Primo Levi, forse l’ultimo prima della sua morte, a quanto pare rivelando un peso del tremendo peso dell’errore vissuto che fissa l’occhio dell’apparecchio venuto a volerglielo trasmettere per alleggerirsene. Quello a Gillo Dorfles, con le sue rughe modellate nell’ossuto look, semina essere scolpito nel legno. Penso all’intimo incarico l’abbraccio all’anziano Nobel portoghese Saramago. Bucolico e come fosse d’altri tempi lo scatto alla austriaca scrittrice Elfriede Jelinek. Ironia della sorte, il portoghese Antunes colto in un rilassante dopo doccia.

Ne ha fatti tanti di ritratti Basso Cannarsa in circa 40 anni di attività, eppure ha qualche ramarico. La sua collezione non capisce ma cosa farà all’economista e accademico keinesiano Federico Caffè. Basso l’aveva contattato e otenuta la disponibilità pochi giorni prima che egli scegliesse di parere nel nulla.

Vicente la sua ritosia, Nel 2020 Cannarsa ha vinto la prima mostra dei suoi ritratti in Friuli intitolata “Ritratti eloquenti” (mai titolo più azzeccato), la durata è stata prorogata visto il successo di pubblico e critica. Mostra poi portata anche in altre regioni.

Basso Cannarsa ritratti

gillo dorfle

Secondo, la nostra modesta opinione è più matura al momento perché anche in Molise e Termoli, cui è legatissimo, si possa organizzare una cosa simile. Se mi rivolgo a tutta la Fondazione Molise Cultura e alla Fondazione Macte perché ciò si realizzi il più presto possibile.

Basso Cannarsa ritratti

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