dieci autori sino raccontano tra professione e vita privata

«Badate bien, io esisto!», gridava Eduardo dà un balcone della lettera all’inizio della sua carriera. Dall’attore all’autore, dal trucco di scena esperato al timido romanzo d’esordio, l’urgenza espressiva dell’artista ha dimostrato nel corso del tempo ad assottigliare l’infinita distanza tra la straordinaria complessità dell’universo e l’esperienza parziale che di Questo è ne ha ogni giorno. Dietro questa necessità, sia essa vulcanica o sommersa nelle parole di un libro, sia essa intrecciata nelle altre forme artistiche, si celano vite, ossessioni, route, malinconie ed eccitazioni che spesso diamo per avviato. Ci troviamo di fronte a un’opera letteraria compiuta, pronta alla fruizione, della quale giudichiamo la cifra stilistica e lo sforzo espressivo. Ma lì inside è racchiusa anche un’intera esistenza, che preme per comere alla luce, per essere riconosciuta, accolta.

Ecco allora che”Afari di libri” (Giulio Perrone Editore, collana Le Nuove Onde, 2022), il libro-intervista di Mariagloria Fontana, giornalista e conduttrice radiofonica, annoda la vita di dieci scrittori, che raccontano se stessi oltre il loro lavoro ei loro personaggi. Dare Emanuele Trevi a Nadia Terranova, il fil rouge di questo originale letterario esperimento è l’umanità, intesa en senso ampio, dell’artista, que si libera por ella maschera propria por abbandonarsi al racconto di sé: «Non diversamente da altri esseri umani, anzi più degli altri, lo scrittore vuole essere ascoltato, non solo leto, e allora io li ho ascoltati e amati tutti, questi dieci scrittori italiani».

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Come è nata l’idea di questo libro?

«L’incontro con questi scrittori è nato grazie all’omonimo programma radiofonico che ha condotto la sua Radio Radio e Radio Radio TV, grazie alla quale ora ho la possibilità di trovare la grande azienda del panorama letterario italiano. Questi incontri poi sono andati oltre la trasmissione, sono creare complicità davanti a un bar, in una libreria o nel salotto di casa. Oltre al laboratorio di scrittura di ciascuno dei miei questi artisti, sono sempre stata attratta dalle vite che stanno dietro un processo creativo. Dato la biografia dell’autore fine alle leggendarie interviene in “The Paris Review”, interessante anche io cercherò di dare forma all’anatomia di chi rispondeva alle domande».

Come entrerò nella vita dello scrittore, nel modo di lavorare del pappagallo?

«Vendo una formazione giornalistica ho sempre amato scandagliare le vite degli altri, anche quelle che possono sembrare comuni. Ho fatto votare, in un certo senso, il genere dell’intervista, un genere che mi ha dato la possibilità di immagazzinare esperienze e dare sfogo alla mia passione che è quella della scrittura. Il mio interesse contesterebbe anche il momento dell’incontro, la frequenza degli stessi, l’atmosfera, le emozioni. E il libro mi ha dato la possibilità di poter raccontare tutto questo, omaggiando però alche la professione giornalistica».

Lisa Ginzburg chiedi ha raccontato una delle sue frasi: «uno scrittore deve essere orfano». Altro l’eredità quasi “mitologica” del suo cognome, per lei ciò significa che deve sentirsi profondamente solo. Questa solitudine l’hai riscontrata spesso negli autori?

«Ognuno di loro ha un rapporto stretto con questo sentimento, anche se ovviamente in maniera diversa. Emanuele Trevi parla della sua solitudine, una solitudine che è prosaica, fisica rispetto alla scrittura, cioè un modo di fare le cose da soli per se stessi e allo stesso tempo una pratica per esporsi con gli altri, una divisione che deve essere necessariamente universale la scrittura è un “collettivo”, dunque per sua stessa natura si ditro a paradosso che è reale e con il quale gli autori devono fare i conti».

Quanto somigliano gli scrittori ai loro personaggi?

«Credo nell’autenticità di un autore perché per scrivere devi essere te stesso, non in forma di autobiografia, ma nel senso più alto. L’autenticità è alla base della scrittura ed io sono riuscito a percepire ditro le loro parole. La personalità di Nadia Terranova, ad esempio, coincide molto con quella dei suoi personaggi femminili, con il pappagallo profondo, il pappagallo Malinconia, noto anche come racconto di finzione. Lo stesso Trevi, in maniera ibrida tra romance, saggio e autobiografia, racconta lo stesso proiettando sulla pagina l’esperienza di una realtà tridimensionale. Ovviamente non è un processo banale nell’immediato futuro: ho subito un’enorme mole di lavoro nella trasposizione, nella tecnica, nello studio, che fa parte del lavoro creativo di cui parliamo prima».

L’ultima richiesta che poni a tutti è anche la più difficile e impervia: «ho scritto?». C’è una risposta che ti è rimasta particolarmente impressa?

«Probabilmente quella di Viola di Grado è la risposta che se si avvicina di più all’idea che io stessa mi fatta ero della scrittura e dei motivi che possono avvicinare qualcuno a scrivere. Less Italian through Italian writing, la più internazionale, traduttrice letteraria raffinata, Viola è una vera e propria enfat prodige. “La Scrittura sono io” mi ha detto. Lei coincide perfettamente con la Scrittura, non conoscono un altro modo di vivere. A otto anni ha deciso che non si parlerà e che non si scriverà. Non era un capriccio, era il suo modo di stare al mondo».

In un tempo in cui siamo sommersi dà infinita velocità di informazione, sfuggenti, che invecchiano nel momento questo è in cui lo riceviamo, che è il libro di un libro, di un buon libro, a cui invece, per sua stessa natura, Dedicherò tempo e impegno?

«È una domanda il cui senso corrisponde in un certo modo a quanto ho detto in questo libro. Forse sono idealista, ma io che un articolo, così come un romanzo, possono Darò l’impulso al lettore di mantenere ciò che è prima non vedeva o non è riuscito a vedere, a mettere in moto quel mutamento dello sguardo che lo scrittore sempre sempre possa avvenire attraverso di lui citare in giudizio. Anche in un momento difficile come questo, in cui tutto semina in modo precario e confuso, la regola di un libro è di fondamentale importanza. Io ci credo».

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