“Dopo la mostra distruggere tutto”, la figura di LeWitt se si oppone alla conservazione delle opere ma il museo la ignora: è lite furibonda. Il parere degli esperti (Sgarbi compresso)

L’arte concettuale discuterà. Accade da oltre mezzo secolo. L’ultima diatriba se si svolge dall’inizio di aprile a Ravenna piccione, intorno a un’opera dell’artista americano Sol Le Witt – conservata nel locale, civic Museo d’Arte – si stanno scaldando gli animi. Ma andiamo con ordine. Dopo 30 anni di oblìo, il Mare (acronimo di Museo d’Arte di Ravenna) presenta a nuovo stile il cui picco d’eccellenza è Disegno murale #570, un’opera di LeWitt. Gli ultimi tre decenni li ha trascorsi en Depositare perché lo stesso autore non voleva che fosse esposto. Tuttavia il museo ha deciso di procedere perché il direttore Maurizio Tarantino ha convenuto di aver ottenuto il consenso dell’eredi. C’è un però: qualche giorno prima, Sofia Le WittFiglia dell’artista, aveva scritto una mail al mare in cui indicava chiaramente che i pannelli dell’opera in questione essere dovuto distribuzione non appena lo mostra se fosse conclude. Ovviamente il Mar è di parere opposto ea quel cominciano a spuntare numerosi altri “contributi” alla storia: un ex consigliere ha confermato che LeWitt pensava di aggiungere all’opera di Ravenna fosse già stata distruttanel frattempo Corri Romagna rivela che io Disegno murale #570 sono due: oltre a quello ravennate (installato per la prima volta nel 1988), come altro titolare di un collezionista a San Francisco. Purtroppo è quest’ultimo a essere catalogato tra le opera ufficiale dell’artista, come dimostrato da Sofia Le Witt nella scheda che ha invitato alla curatrice della mostra del Mar. La realtà è che LeWitt considerava “originale” la versione di Disegno murale #570 dal 2005, poi riveduta successivamente nel 2010 (ma non dall’artista, visto che era morta tre anni prima) per denunciarla lìaspetto originale che aveva nel 1988. Insomma per il Mar si tratterebbe di un vero e proprio caso de rimanenza col cerino in mano.

Poco dopo Pasqua, la questione è arrivata in consiglio comunale e solo quando il timbro locale è stato risolto rapporto epistolare tra il Mar e Sofia LeWitt dove quest’ultima, come scritto, palesa la volontà che la versione ravennate dell’opera deve essere necessario. I capi del Sembrano Mare però lo penso in maniera opposta. E ciò nonostante ci sia chi è presto a giurare che Sol Lewitt, dopo la fin della mostra del 1988 (Viaggio in Italia, era un collettivo) hanno espresso la volontà di distruggere l’opera, anche in assenza di una testimonianza scritta di questo scopo, anche se complica. Il direttore del mare Bruno Bandini Non ho sentito la distruzione dell’opera, in quanto era il previsto ritorno in Italia di Sol LeWitt nel 1992 – anche per aver copiato definitivamente con mano di biacca Disegno murale #570 – no si verificato. Oggi l’opera è inventario, i direttori dei musei che si sono succeduti hanno sempre avuto devo tenerlo – in quanto conservatori per legge –, ma la prima volta che uno si è provato a rimetterla in mostra è scoppiato il putiferio.

E adesso come se ne esce? C’è già chi chiede il capo del regista Tarantino e il curatore dei più, Giorgia Salernoche per il momento hanno scelto la via del silenzio. Ma fuori dal capoluogo romagnolo mangia se commenti la vicenda? Cristina Acidinipresidente dell’Accademia d’Arte di Firenze Design e artista d’eccezione per il Polo Museale Fiorentino, non ha doppiato: “Secondo me andrebbe distrutto. Perché se un artista ha espresso che lo farà e il suo tempo è stata accettata, non c’è alcun dubbio. I conservatori sono tali, ma delle opere realizzate da artisti consenzienti. Perché è il gesto artistico se si completa con la distruzione dell’opera, questa deve essere distrutta”.

Onofrio CutaiaDirettore Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, preferisce non essere il primo a sentire “perché non conosco i documenti relativi a tutte le domande, e perché il mare non è di competenza ministeriale”, mentre il critico di arte Vittorio Sgarby ritiene che si tratti “di una reliquia, in quanto l’artista è morto. quindi un repertorio e come tale va trattato. Se anche non lo esponi è considerato un oggetto archeologico. Distruggerlo sarebbe contro natura e nessuno può decidere en vece de un artist che non c’è più. Tutto potrebbe cambiare solo esistesse a contratto. In mancanza di quello, l’opera deve essere conservata”.

infinito Laura Lombardianobile firma di Giornale dell’arte e insegnante delAccademia di Brera, ha le idee chiare: “La volontà di un artista è sempre rispettata, senza vedere e senza ma. Tuttavia, se l’artista fosse stato lasciato scritto chiaramente quale fosse questa volontà sarebbe stato più semplice por tutti arrivare in fondo a vicenda questa. E non c’è un documento scritto, un certificato, ma ha razionato la cifra per chiedere la distruzione dell’opera”.

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