I primi 100 giorni di pop italiano 2022

Cos’è successo in Italia, musicalmente parlando, nei primi 100 giorni del 2022? Dopo un Sanremo forse mai così ecletico, e nell’attesa del Circo dell’Eurofestival, provimo a osare un’occhiata ad alcune tra le pubblicazioni più significative dell’indie nazionale.

Ovviamente nessuna pretesa di esustività, solo la voglia di segnalare qualche discoteca che ci è sembrato, tra i tanti, particolarmente meritevole, e magari anche non troppo convenzionale.

Il primo nome da no perre per nessun motivo e quello dei forza tigreche pubblicano copione, il loro terzo album, che se si propone di dargli da mangiare tutto lo stile del gruppo e, tanto per cambiare, è qualitativamente imperdonabile. Chi ebbe modo di scoprire l’esordio, nel 2014, di questa variabile collettiva guidata da due musicisti dall’Ancona di stanza a Bologna, probabilmente ancora ricorda la meraviglia nel se la facilità con cui vennero giustamente funpposti stili eterogenei quali k, l’hip hop , la world music del Mediterraneo, il jazz spirituale, la danza elettronica e chi più ne ha più ne metta.

Naturalmente un pastiche che era ambizioso e poteva solo funzionare è stato dato al progetto con un’identità molto forte, ed è stato evidentemente trasparente anche in quest’ultimo album, che peraltro osa sconfinamenti inediti nei brasiliani rhythm (la splendida “Kids Are Electric”) o nell’atmosfera cinematografica della musica della libreria (“Auto Ctrl”). Completerò alcuni menù con assai illustri (Xenia Rubini, Mike Jenkins e soprattutto Colin Stetson), ma non serve neanche citare questi nomi di prestigio per attestare che la statura di copione è superlativo.

È foste però orientati su un umore di stampo ancor più sperimentale, non mancare Requiem per un alberol’esordio di Lup Morthy. Lui è milanese e si chiama Luca Recchia, è un famoso bassista da vent’anni (nel suo curriculum una lunga collaborazione con Cesare Basile, tra le tante), e per ideare questo disco si è lasciato inspirare da sua grande passione: il montagna.

Il suono è insieme naturale e organico, senza ritmo troppo marcati, dominato da fiati e archi con un contorno non invadente di elettronica ambientale. L’album, interamente strumentale e composto da 5 movimenti con una durata media di 10 minuti, è un’avventura che rischia di essere la magistrale e intima contemporaneità, contemplativa e ricca di energia compressa; anche qui la schiera delle collaborazioni è molto precisa (Enrico Gabrieli, Rodrigo D’Erasmo, stefano pilia e molti altri) e il risultato davvero suggestivo.

Estremamente curioso nella progettazione, ma molto godibile nei risultati, è invece 6/4 amore hanno dato Shiva Bakta, musicista eclettico che prende il nome da Lidio Chericoni e che è alla sua terza prova solista. L’idea data a questo album è quella di capire canzoni che si basino su un ritmo in sei quarti, che rispetti la tradizione e diffusissimo 4/4 dia ai pezzi un umore leggermente zoppicante, ma non così sbilenco (e talvolta di difficile assimilazione) come nei tempi sparati alle 5 o alle 7.

L’abilità dell’autore è però quella di no far se questa difformità rhytmica all’ascoltatore comune, che percepisce giusto a disorienting appena rhythm che in definitivo non fa che accrescere il fascino delle composizioni. Sono pezzi molto melodici, intrisi de romanticismo anni Settanta e de qualche puntata più melliflua nel decennio successivo, ma nel complesso estremamente efficiente, per la struttura intrinseca del pappagallo, sempre lontano dal sentimento. Per essere nato quasi per scherzo (la data di pubblicazione ufficiale è il 6/4…), 6/4 amore è veramente una discoteca riuscita.

Proseguendo con le cose strambe, segnalammo la discoteca degli Artù Alcune persone che cadono, anche in questo caso una terza prova. Gli Artura è un progetto di Matteo Dainese, artista noto per la carriera solista Il Cane, ma anche per esperienze eterogenee, con Meathead e Ulan Bator; nel gruppo è affiancato da Deison, Tommaso Casasola e Dj Cic.1.

Lo stile degli Artura agli esordi era una sorta di kraut/melodico prog prosciugato da qualsiasi infasi e con un suono molto moderno e contaminato. Nel tempo, senza rinnegare del tutto il passato, si è avvicinato a una sonorità sampladeliche che unisce elettronica post dancefloor, math rock e nu jazz, un mix di fatto così tanto ardito quanto impossibile da descrivere (l’effetto è ulteriormente amplificato dall’uso di sample vocali en tante lingue diversity). Accendilo come un grossolano complemento: potrebbe non trattarsi di una bella esibizione per essere stessa, ma al contrario di un catalogo di inevitabili suggestioni che si accompagna alla massima apertura mentale – sarai ricompensati con un meraviglioso caleidoscopio di impressioni sfavillanti in cui perderla senza secondo arrivo.

Infine, il record è sicuramente il più convenzionale dopo la presentazione, che è l’ultimo test di Alessandro Fiore, Sono una persona nella foresta (la data di pubblicazione è di poco superiore al limite di 100 giorni, ma vabbè…).

Fiori è anche l’autore originario della nostra selezione, essendo il suo solista esordio datato oltre dieci anni fa (2010), dopo la fondamentale militanza nel gruppo dei Mariposa. Ma da subito se era un capito che Fiori non era un cantautore come gli altri, poiché la sua predisposizione a mischiare le carte in tavola, incorporando in particolare l’influenza del rock (in questo caso livelli raggiunti solo da quell’altro che è Paolo Benvegnù) , lo elevò ad un altro livello rispetto ai tanti emuli del cantautorato classico degli anni Settanta.

Per cogliere tutta la ricchezza compositiva dell’autore, Sono una persona… richiede più di un ascolto, ma alla fine emerge in una ricchezza di suoni e colori che fa penso al miglior Lucio Dalla e che comunque presenta le commistioni stilistiche più ardite del genere, une a disincanto nei testi (sentire ad esempio “Fermo accanto a te”) che ha pochi termini di paragone. Non vogliamo nemmeno elencare in questo caso i featuring l’album (sono tantissimi), che abbraccia a scatola chiusa agli amanti del cantautorato e non solo.

Ci si risente, magari, por una nuova tornata prima dell’estate…

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