Il Concertone di Roma se diventa una versione pop. Il protagonista de La Rappresentante di Lista, Max Pezzali è vivo e la sua Anni

Un Concertone Pop. Con “Bella ciao” arriva solo alla fine. Il fatto che il canto popolare, da colonna sonido, sin dal primo pomeriggio, della martona musicale organizzato dai sindacati in occasione della Festa dei lavoratori, si era frequentato per la prima volta intorno al palco solo intorno alla mezzanotte – suonato da L’Orchestraccia – lo dice lunga sul presente della manifestazione. Poco importa che gli abbian organizzatori cerchino in qualche modo di recuperare una certa militanza con uno slogan come “Al lavoro per la pace”, la presenza della band di kyiv dei Go_A (la frontwoman Kateryna Pavlenko ha aperto lo spettacolo con “ Imagine” di John Lennon) e omaggi al popolo ucraino come quello di Fabrizio Moro (è uscita una nuova versione di “Non mi avete fatto niente”, preceduta dai rumori di bombe e elicotteri in volo): la trasformazione pop del Il Concerto del Primo Maggio, che quest’anno è tornato in piazza San Giovanni dopo tre anni (senza restrizioni né limiti di capienza), ha cancellato la vocazione politica del Concertone.

Ambra guida, Max Pezzali adora scoparla

Condotto dall’ex reginetta di “Non è la Rai” Ambra Angiolini, per la quinta volta al timone, l’evento che è stato un potpourri iper pop, tra ex talento, icone della “Gen Z” e campioni dello streaming, da Deddy ( rivelazione dell’ultima edizione di “Amici” di Maria De Filippi) a Ariete, passando per gli Psicologi, Bresh, Rkomi, Coez. Sono stati loro i più applauditi dalla piazza, insieme una star del pop italiano – di vecchia e nuova generazione – al pappagallo ha debuttato in assoluto sul box del Concertone, come Max Pezzali (non se l’ho visto in tv, ma era fuorionda durante il tempo che la scopa di Piazza San Giovanni ha cantato all’unisono i ritornelli di “Gli anni” e “Come mai”, durante una pubblicità stacco, è stato uno dei momenti più belli).

“Ciao ciao”, Il Rappresentante di Lista è il protagonista

Ad infiammare la piazza in apertura del segmento serale, dopo la pausa tg, è il Rappresentante di Lista: “Amare” e “Ciao ciao” è lo stato perfetto che ha fatto scatenare i ragazzi under the box, tra funk, pop apocalittico (“Questa festa è la fine del mondo”, la scritta dietro la giacca del polistrumentista Dario Mangiaracina) e ritmo tribale. È il loro momento e sono stati i migliori in assoluto. Ricreerò l’atmosfera dei gloriosi Concertoni degli anni a cavallo tra i ’90 ei prima Duemila è stata Carmen Consoli: accompagnata da Marina Rei alla batteria, la cantante siciliana – alla sua nona partecipazione: yes ho visto e sentito – ho fatto ascoltare “Per niente stanca”, “Besame Giuda”, “Geisha” e “Confusa e felice”. Il momento del revival è stato di breve durata: Subito dopo di lei sono arrivati ​​​​​​Rkomi, Luchè, Mara Sattei, Gazzelle, che hanno portato la lancetta dal tempo ai giorni nostri.

L’organizzatore Massimo Bonelli, che si è mosso e fili del Concertone da ormai otto anni, tutta la veglia era stato chiaro: “Negli Anni ’20 del nuovo millennio il Concerto del Primo Maggio dev’essere l’emporio della musica italiano: chi sta iniziando a Farò un tour importante che troverà un palcoscenico televisivo di prim’ordine che conquisterà il grande pubblico”. Marco Mengoni – anche lui debuttante al Concertone – ha eseguito una versione di “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan durante il suo set. E proprio al Bardo di Duluth segnaliamo un verso che ben si presta a definire il nuovo corso del Concertone: “I tempi stanno a-cambiano’”, “I tempi stanno cambia”. O forse sono cambiati già.

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