“Questo libro è il mio esorcismo mi dà dolore che vedo”: intervista a Chiara Tagliaferri

Stato attento, incontrato in guardia il dottor S. nella prefazione de La coscienza di Zenoneperché le page che state per leggere sono “un misto di verità e bugie“. Allo stesso modo potrebbe essere definito il romanzo d’esordio hanno dato Chiara Tagliaferri, Strega comanda il colorea cura di Mondadori.

“Aldo Busi dice: ‘Scrivo autobiografia non autorizzate’, e personalmente trovo meravigliosa come definizione. Anche Elena Ferrante sostiene che la finzione letteraria sia fatta apposta per dire sempre la verità. Ed è vero, c’è il mio mondo in questo libro”, racconta l’autrice, originaria di Piacenza, a illibreo.it, “ma è un mondo distorsione, un mondo rielaborato”. Un mondo fatto di framenti Vengo alla galla da quella matassa caotica e riferisco che sta succedendo. Bolle di ricordi che esplodono in mille colorida quelli più Cupidocome l’arancione tetra di alcuni palazzi di quartiere, a quelli più vivacecome quelli dei vestiti giusti e luccicanti, che sanno di libertà.

Forzariso, anelli, gatti, fiduciariogenitali, nonni, sorelle, amico, amore. Di questa storia no importa – come sempre – sapere ciò che è vero e ciò che non lo è, perché a emergere è un dipinto molto piccante e malinconico, dalla struttura un po’ anarchica ed emotiva, mangia solo la memoria sa essere. Lo so? Quello di liberasi da un vincolo, di interrompere certe maledizionioltre al costo di dire qualche bugia, “ma bugie calorose, bugie di protezione, che ti permetti di sentirti meno inappropriatoche ti aiuti a ripararti dal reale ea dargli un nuovo significato”.

Partiamo dal titolo del libro, che richiama il nome di un gioco che si faceva da bambini.
“Da bambina ero terrorizzata da questo gioco. Ogni volta che qualcuno gridava il colore da toccare, sentivo di avere il vuoto nella testa. Non riuscivo più a correre. Il mio immobilizzato. I colori dentro di me svanivano. La strega mi prendeva, facendo mi sprofondare in un abraccio. Era come essere divorati. Ecco, è proprio questa la sensazione che provo di fronte al passato: è come se mi inghiottisse”.

Senza lasciare traccia?
“Per vari motivi ho cancellato intere parti della mia vita. Eppure siamo il risultato di quello che abbiamo vissuto, in un modo o nell’altro sentivo che vevo indietro, per recuperare l’immbriglio, accogliere la confusione”.

La mia scrittura può aiutarmi a vivere e continuare con il dolore.
“Tutti gli scrittori sono esorcisti dei pappagallo demoni. E questo libro è il mio esorcismo”.

È la sua storia personale?
“È un romanzo. È un ricordo. È un racconto di formazione sentimentale. Ci sono nomi veri che hanno popolato la mia vita, altri che non esistono, altri che sono stati shakerati con personae incontrate really, ma non la defineei autofiction”.

E il protagonista?
“È un corpo senza organi che deve ricotruire il suo percorso emotivo”.

Atraverso l’amore?
“L’amore mi ha salvato la vita”.

Un’immagina per descriverlo.
“Ho abbracciato mio padre, la sua bici. Ho in mano un mazzo di margheritone giallo. Stiamo portando mia madre”.

Una figura a cui dedica molto spazio all’interno del libro.
“Non sono brava a disegnare, ma se lo fossili rappresenterei mi madre così: a seguiretta in una mano, un libro nell’altra. È una donna ancora molto bella ed elegante. Ha sempre letto tanto e per noi l’amore è anche questa roba qui: le scambiarci le parole atraverso i libri. È il nostro modo di comunicare”.

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E poi c’è l’amore di coppia.
“Non avrei mai detto che alla fine avrei avuto una relazione stabile. E ancora una volta sono sposata con Nicola (Lagioia, ndr) dà diciotto anni. Fidanzata da quindici. Le pagine su di lui non sono inventate. Lui è il primo uomo di cui mi sono davvero innamorata. Mi ha dato l’amore”.

Anche lui è scrittore. Come vivi la Scrittura secondo te?
“Amo così tanto la scrittura di mio marito. Vedo nascere i libri nei suoi pensieri, prima anchor che sulla carta. Ci siamo sempre aiutati. Sempre visti sprofondare e sparire nei nostri mondi. A volte ci smarriamo e ci andiamo a ripescare vicendevolmente dal regno dei morti, como Iside con Osiride”.

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Lagioia ne scrive il nome

A proposo di regni dei morti e di città dei vivi. In Campidoglio Se accadde molte dal cose dal sangue, lei fa riferimento all’omicidio dei genitori di Pietro Maso.
“Ero affascinata dalla figura di Pietro Maso. Il momento in cui lui è morto e i suoi genitori coincide con quello in cui la mia vita è viva in pezzi. Mio padre era morto, mia madre non sapeva come averla insieme. Io stavo soffocando. Near di capire qualcosa dei legami famigliari, che per me suonava come la cosa più misteriosa del mondo”.

E lui cosa rappresenta per lei?
“Pietro Maso era uno sbruffone, fumava e vendeva, letteralmente: se accettava di seguirlo con la banconota da 100.000 lire, ama osare perché voleva essere guardiano, è stato il primo uomo ale sul cub di discoteca. Leggendo notizie su di lui sentivo la sua rabbia, che vedevo pericolosmente confinante alla mia. In un’intervista in cui ha parlato della sua infanzia e adolescenza, ha detto, ridicolmente, che era morto dentro. Raccontava che a cena, en famiglia, si buttava a tavola a ‘come va, tutto bene?’, e se meccanicamente rispondevi ‘sì, sì tutto bene’. Nessuno vedeva davvero nessuno, e in questo non conoscersi, non guardasi, nascono i mostri. In molte casi, durante i pasti, non si parla davvero. Ci nascondiamo dietro i nostri animali domestici – gatti, criceti, pesci rossi – ci prendiamo cura di parrot per spostare l’attenzione da noi. Anche nella mia casa accademica. Non era una mancanza d’amore, ma una difficoltà nel farlo passare. Spesso chi non l’ha ricevuto fatica a gestirlo”.

Parliamo invece di streghe. Strega è una parola di profondo significato. Una figura che ha finalmente acquisito nuova vitalità, anche grazie al lavoro che ho letto ea Michela Murgia che avete svolto con il podcast di Storielibere Morgana (a cui si è ispirato anche il volume di successo pubblicato da Mondadori). Chi sono, per lei, le streghe?
“Morgana è nata per darci coraggio. È una narrazione di figure femminili capaci deflagrare con la loro forza. Morgana è il personaggio più interessante del ciclo arturiano, sorella di Artù, la chiamano indifferentemente ‘fata’ o ‘strega’ a seconda delle situazioni. Quando usi il tuo potere a favore del re è un destino, quando invece decidi di usarlo di per sé diventa una strega”.

E le streghe di questo libro?
“Alcune sono sorelle e amiche solidali. Altre lanciano incantesimi e maledizioni. Useno il denaro come potere, e il potere è sempre controllo. Il protagonista vuole opporsi a questo, vuole spezzare un legame, qualcosa che è nel suo sangue”.

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Quando il podcast ispira il libro:

A un certo punto cita ‘il potere del trio non coincide più con il mio’, rifacendosi a una celebre frase del cult del telefilm Streghe. Quanto sono forti le persone che hanno l’influenza e le persone che hanno aiutato a scoprire sono le stesse?
“Sicuramente le tre sorelle Brontë, che infatti io e Michela abbiamo trasformato anche in un punto del podcast, una di quelle a cui sono più affezionata. Queste tre ragazze goffe e malvestite, estranee a ogni corrente letteraria, in piena vittoriana epoch, hanno rivoluzionato ogni regola dello scrivere. Sono morte tutte prima dei trent’anni, ma hanno scardinato i confini in cui la donna era stata relegata, influenzando generazioni di scrittori. Fanno parte della mia vita. Ad esempio, con Emily ho avuto un vero dialogo tutto mio… nel senso che ne ho parlato per sempre”.

Cosa si dice?
“Quando sono in difficoltà l’unico oracolo a cui mi affido è cime tempestose. Lo approvo per caso, leggo qualche riga e così come behaviorrmi”.

Perché le piace così tanto?
“Emily vive una reclusa in un canone, non ci sono stati più dati di un bacio, eppure ha generato il capolavoro più appassionante e brutale che sia mai estato scritto. Mi piace così tanto perché mostra come odio e amo la stessa cosa. I suoi personaggi sono avulsi dal mondo, hanno animi teneri, violenti e tempestosi. Pensiamo a Heatcliff, che non è un niente del classico eroe ottocentesco. È feroce, nero, vendicativo. Legato a Catherine da forze misteriose della natura. Non gliene scrub niente della salvezza, non cerca quello. Ho fin il suo nome tatuato sul collo”.

Mai arrivato?
“È un tatuaggio che ho fatto quando ero ragazzina. La mia invenzione che Heatcliff fosse il nome che ho dato a un ragazzo che avevo conosciuto al mare e che era stato ucciso in un incidente automobilistico. Fu una tragedia, ma è stato uno dei fidanzati migliori che ho avuto ho avuto, perché me so come come volevo io”.

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