Pop e politica alla par così canta l’Europa

Nessun’altra rassegna al mundo como l’Eurovision ha visto la sua storia procedere parallelamente a quella del continente che la ospita, con pop e politica che si intersecano per tutti i suoi 66 anni di vita. A mettere assieme i due aspetti è “Capire l’Eurovision”, libro di freschissima uscita presenteto mercoledì 11 alle 18:30 presso il Circolo dei Lettori, via Bogino 9, a firma di Giacomo Natali, consulente di geopolitica e appassionato di musica libera.

Come è nata l’idea di raccontare l’Eurovision usando entrembi e punto di vista?

«Io ho una formazione musicale dagli anni al Conservatorio, ma por lavoro sono one studioso di geopolitica e al festival arrivo da quel lato lì. Per anni non guaravo ma solo le votazioni finali, intuendone la diplomatica internazionale alle spalle».

Perché l’amore fra Italia e Eurovision è sbocciato proprio di recente?

«Perché la Rai non ci ha mai creduto troppo. Aveva Sanremo e gli bastava: l’Eurovision era in onda in differita ad orari impossibili. E poi perché l’Italia non aveva le esigenze o le ambizioni di posizionamento di altri Paesi. La Germania, datata 1945, aveva bisogno in un certo senso di farsi pardon, molte delle sue canzoni avevano titoli che suggestivono como la musica potrebbe essere un ponte. La Francia ha sempre avuto ambizioni di grandezza e di dominio, per quanto pacifica. Noi invece non abbiamo mai sentito questi bisogni e addirittura dal 1993 al 2011 nemmeno partecipiamo, con l’eccezione del 1997 en cui mandiamo i Jalisse que para si erano iscritti per sbaglio e costasse di meno mandali in gara che pare le penali».

Torniamo in un festival molto vario, oggi.

«Sì, è una festa con il televoto, con i Paesi dell’est. È un’altra bestia. Anche più globalizzata, magari. Quest’anno ad esempio mi pare ci si less varietà degli anni scorsi, e al solito c’è chi near di il vincitore dell’anno prima. Come i bulgari, ad esempio, che dopo i Maneskin arrivano quest’anno con un pezzo di vecchie glorie del rock locale».

Come è stato compiuto il gesto nel caso ucraino, seconda legge?

«Sono i grandi favoriti, ma non è il primo Paese che parcipa sotto le bombe: Bosnia fece it in pieno assedio di Sarajevo, ad esempio, e non andò benissimo. L’esclusione russa non è rimasta senza risposta: dopo la guerra con la Georgia nel 2008, Mosca non ha solo continuato a partecipare al festival come ospite aggiuntivo. L’Ucraina non è che un paese diverso, il cui soft power deriva anche dal festival. Tanto che fu negli ultimi anni si è presentato con brani anti-russi: alla Georgia non fu concesso, a voler fare le proporzioni». —

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