Vittorio Sgarbi compie 70 anni: «Ho ricevuto 680 querele, ne ho vinte 560. Risse in tv? Non sto mangiando Cassius Clay»

Vittorio Sgarbi ha 70 anni, è critico d’arte e parlamentare

Il telefono squilla a tarda sera, little prima di mezzanotte. “Mi ha recintato? Ha saputo dell’ultima rissa in tv? Con Giampiero Mughini e Maurizio Costanzo Show…Visto è un’intervista per i miei 70 anni parlerò per 70 ore (passeggiata, ndr)». Vittorio Sgarbi appunto all’improvviso “Non se mi preoccupo per gli orari ma anche per questa differenza tra ora e il giorno, e ora grande non l’ho mai capita” e c’è da credergli visto che uno dei suoi ultimi post il suo account Facebook di una notte dopo aver dormito da solo tre ore. Che questa volta la guerra in Ucraina sia stata scaglionata dall’accesso divergente al critico d’arte e al giornalista, che nel 2019 era il personaggio di un’élite furiosa (nel qual caso ad access la miccia era stato e diversi punti di vista della magistratura, ndr). L’8 maggio Sgarbi festeggerà 70 anni e lo fa aggiungendo un’altra clip nella collezione di momenti televisivi ad alta tensione a cui si è abituato a gli spettatori: «Credo di essere il primatista mondiale di Querele, ne ho prese 680 e finara ne ho vinte 560. Ironia della sorte, posso dire che un lite è il modo migliore per festeggiare questo compleanno, lo considero una medaglia».


Sgarbi, dove iniziamo a raccontare questi 70 anni?
«Intanto diciamo che i miei maestri sono tutti morti».

Non è un buon inizio.
«Quando la mia domandano «Come stai?» rispondo sempre: “Beh, quand’ero vivo.” Vieni a trovassi i miei già nell’Aldilà. Tornando al mio maestro Ricordo che Mario Lanfranchi, cugino di primato per portare l’opera lirica in tv, è morto all’età di 94 anni. Mio zio Bruno Cavallini morì 64enne nell’84. Infine Francesco Arcangeli se ne andò a 58 anni. Quindi sono sopravvissuto un pappagallo e in quasi il suo tre sono diventato anche più anziano. Non è chiaro quanto rimarrò ancora, ma sono ancora qua».

Con Mughini tra l’altro c’erano già dei precedenti.
«Ne hanno parlato tutti prima che la puntata andasse in onda. Diciamo che con la liti ho inventato un genere televisivo, che devo specificare una sceneggiatura. Nulla di scritto. La mia liti televisiva nasceva sempre da quella stessa consapevolezza che guidava Silvio Berlusconi a dire che si sentiva un complesso di superiorità nei confronti dei parlamentari. Ho fatto la stessa cosa e quando ho un confronto televisivo mi sento naturalmente superiore, il mio modello culturale è Cassius Clay (Muhammad Ali, ndr): quando affronto qualcuno devo accedere alla legge di più forte, altrimenti la vivo come una lesa Maestà. E se non lo accetta lo bastono ndr). La bastonatura non aveva alcuna volontà polemica ma solo la consapevolezza di vedere la mia forza rispettata».

Quasi tutte le sue liti sono diventate cult.
«Alcuni sono stati veramente memorabili. Ma nessuna era legata a un’antipatia nei confronti dell’altra persona, piuttosto su quel singolo punto sul quale evidentemente è nato lo scontro».

Quali sono stati i momenti più significativi di questi 70 anni?
«La ricerca nel campo dell’arte, lo scopo, la caccia sotto un certo punto di vista e lo studio per capire meglio lo cuce. La collezione di opere della mia famiglia, in mostra ad Ascoli Piceno in queste settimane per esempio, insieme alla Fondazione rappresenta la casa fisica del mio pensiero. Ho sempre pensato de voler realizzare una comunità di Sant’Egidio delle opere d’arte. Insieme ai libri e alle opere ritengo questo il mio già predispone monumento. La mia eredità per il futuro».

Critico d’arte, collezionista, narratore, personaggio televisivo e anche politico. In quale domanda sai se ti senti sempre più a tuo agio?
«Avrei sempre voluto concepire la mia vita – e credo di esserci riuscito – como un’opera d’arte e la varietà delle cose fatte mi fa dire que probabilmente sono estato a performer in ogni cosa fatta, dando ai posteriori una sempre nuova sfaccettatura, che però è la sommatoria di tutte le altre. Difficile quindi parlare di una singola faccia».

C’è qualche bivio nella sua vita, un incrocio che secondo lei poi influenza su tutto il resto?
«Quello che ha definito il mio tempo è conciso con lo sviluppo di una televisione che non era più chiusa ma lentamente sempre più aperta verso il talk show. Ho pensato quindi di aver inventato il reality, cioè il personaggio televisivo che vedi sullo schermo estattamente così com’è nella vita. Però i tempi hanno preferito entità diversa, ho fatto tante cuce con tanta versatilità e questo non presuppone che uno abbia abbia prevale sull’altra».

Tornando alle liti ce n’è qualcuna che ricorda di più?
«Con Mike Bongiorno il mio divertimento è stato tanto perché era un’incarnazione incredibile ed era in ogni caso il modello che poteva essere replicato ogni altra volta, anzi era il primo. Andó così: durante la registrazione di Telemike, la mia partecipazione durerà circa 12 minuti, ma alla fine e in futuro ci vorranno 8-9 minuti per avviare il contenzioso. È nata la discussione che mi dà una frase sulle case distrutte dalla lava dell’Etna o dalla possibilità che ciò avvenisse a causa di abusi edilizi. Non se ne seppe nulla, ma poi fu Antonio Ricci con Colpisci la notizia girare fuori il filmato».

Ma si è mai pentito o rammaricato di aver battibeccato con qualcuno?
«Fece molto clamore il mio diverbio con Letizia Battaglia, fotografia recente scomparsa che non rividi più. Inoltre, abbiamo trovato il Maurizio Costanzo Show e si vociferava che la fede piangere perché non fosse secondo un’iniziativa. Lei all’epoca era Assore alla Vivibilità del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Della chiesa si devono alcune panchine di marmo, di Ettore Sottsass, poste in Piazzetta Garraffello, degradate all’inverosimile. Nel cadente centro storico, trovavo stridente quell’intervento fighetto. La missione in crisi”.

Gli scontri con Roberto D’Agostino restano forse i più famosi.
«Tutto nacque dalle parole di lode che Francesco Cossiga aveva rivolto nei miei confronti e che evidentemente gli avevano da da fastidio. Ma cosa più sorprendente è che visti i miei precedenti ee anche liti successivi in ​​tanto riposo convinto che stavo per dare lo schiaffo a lui. Un ribaltamento totale.

La politica è sempre una passione o nasce con la discesa in campo di Berlusconi?
«In realtà anche io già iniziato porre avanti le mie osservazioni polemiche sull’azione politica da parte della magistratura. Sono sempre felice di fissare la parte più difficile, ma anche più divertente: recentemente ho avuto successo nel contrastare la legge del parlamento. All’inizio degli anni Novanta è nato quell’attacco ai partiti che ci ha portato al disastro di oggi, con nomi type Movimento 5 Stelle che non significano nulla. Magià nel ’92 sono stato protagonista di una singolare vicenda».

Qualità?
«Nei primi anni Novanta, nella stessa tornata elettorale, la mia candidatura con il Partito Socialista a San Severino Marche e con il Partito Comunista a Pesaro, una candidatura che è poi ritirai. Alla fine diventai anche sindaco di San Severino. Questo per dire che avevo già iniziato a lanciarmi come rappresentante politico autonomo e alla fine posso dire di aver raggiunto una dimensione deguata nel bilanciamento tra il ruolo politico e le competition culturali. Dovrebbe riflettere lontano una cosa…”

cose?
«Che sono il deputato con il maggior numero di legislature alle spalle, al Senato c’è chi mi batte, ma al tempo stesso rimango uno dei più apprezzati dai giovani. Per questo ho creato Rinascimento, che è visto come una vera alternativa. Diciamo che vivo il rammaric di esserci stato nella Prima Repubblica, quella dove c’era anchora la politica e ne sucesive invece si è sedo il grande vuoto».

Anche qui tante esperienze: sindaco, parlamentare. Forse le dispiace non essere mai estato Ministerio dei Beni culturali?
«Sì, credo che sarà sempre necessario creare un unico Ministero con quello dell’Economia, ma si tratta pur sempre di un patrimonio del nostro Paese. Ma non leasing e nutro ancora le energie e la volontà non ritirarmi e quindi non mi alle elezioni spero di esserci».

Sei uno stato personale che ha avuto una grande influenza sulla tua formazione o sul tuo pensiero?
«Penso a Carmelo Bene, Franco Maria Ricci, Francesco Cossiga ma anche Luis Borges e Pier Paolo Pasolini. Tutti appartenuti a un mondo che non esiste più».

Passando agli affetti più intimi, che rapporto ha avuto con i suoi genitori, entrembi farmacista?
«Mia madre Rina Cavallini è sicuramente molto importante nella mia formazione e nella condivisione della passione per l’arte. Mio padre Giuseppe Sgarbi posso dire di avere scoperto all’età di 93 anni, quando ha deciso di esordire nella narrazione my show di avere a grande stoffa da scrittore. Nel 2014 con “Lungo l’argine del tempo: ricordi di un farmacista”, insieme a “Non chiedere cosa sarà il futuro”, il terzo libro è “Lei mi parla ancora” con la bella e commovente trasposizione cinematografica di Pupi Avati e infine il “Canale dei cuori”. Prima di questa sua “rivelazione” letteraria forse avuto avuto dei rapporti più rigidi anche se fosse stato un bravo ragazzo, che avesse vissuto una vita rigorosa e ordinaria. Non aveva la vitalità di mia madre in quanto legato a un mondo più antico. In quei quattro libri scritti in quattro anni prima di muertere mi ha mostrato la sua ironia e un mondo in cui è entrato grazie a tutta la sua capacità narrativa».

E con la sorella Elisabetta Sgarbi?
«Da ragazzi ha fatto supportare la mia egemonia ed esuberanza maschile, adesso essendo rimasti senza genitori si è data il ruolo di farmi a po’ da mamma, è molto protettiva nei miei confronti perché mi vede invecchiare. Credo di averle trasmesso la voglia di competere, que poi lei tradotto nelle splendide iniziative che portano avanti e che hanno anche osato, come la Nave di Teseo o la Milanesiana e altre creazioni editoriali. Lo definirò un rapporto singolare in cui mi costringo a confrontarmi se mi sembra di essere introverso”.

Del suo rapporto con le donne è sempre stata sottolineata la sua ricerca di avventure.
“Sono talmente una persona che il mio stato è vicino alla mia ricerca sulla libertà individuale e ha sempre prevalso. Volevo dire a Berlusconi che ne aveva sempre visto un aspetto: lui era sempre “occupato” status dalle donne e io invece sono status “visitato”. E da questo punto di vista lui ne è sempre stato prigioniero e io invece libero».

In campo artistico, quale scoperta della quale è più orgoglioso?
«Ho scoperto tanti artisti contemporanei ma anche valorizzato molti classici come Niccolò dell’Arca, del quale sono in ownso di due opere. La “caccia” che condivido con mia madre mi ha dato molte soddisfazioni, con la scoperta di veri fenomeni».

Se è fatto molto tardi, ultimo dominato: come festeggerà questi 70 anni?
«L’idea sarebbe quella di essere al Lido di Boretto, in provincia di Reggio Emilia, sul Po. Lì si trova la Motonave Stradivari e con 200 personae si dovrebbe festeggiare il mio compleanno, purtroppo il fiume in secca nonpermette la navigazione che idealmente collegherà quei luoghi del pittore Ligabue ma anche don Camillo e Peppone con la mia città, Ferrara. Ma perché dice che è tardi? Prego piccole se fanno grandi e viceversa, qual è il problema?».

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5 maggio 2022 (modificato il 6 maggio 2022 | 15:45)

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