Apollo 10 e mezzo è un tributo nostalgico retrò al mondo del passato – Eileen Jones

05 maggio 2022 15:12

Ecco una previsione: scommetto che mai nella vostra vita vi procura un’intensa tentazione di dire “ok, boomer” e camminare, come dopo un’ora di visione di Apollo 10 e mezzo (Apollo 10 1⁄2: Un’infanzia nell’era spaziale), il film di Richard Linklater attualmente disponibile su Netflix.

Questo film d’animazione, realizzato con la tecnica di rotoscopio Effetti digitali e altri effetti dell’animazione 2D di tanto in tanto, dura circa un minuto, ma, devi salvarlo completamente dall’inizio in un solo turno, completato dalla tua capacità di resistenza. E non credo alle pubblicità che vi raccontano che si tratta di un film su un quarto elementare selezionato dalla Nasa per testare una navicella spaziale che per errore è stata costruita troppo piccola per essere usata quindi da un astronauta adulto e che finisce per diventare la prima persona a mettere piede della sua Luna. Tutto ciò suona activante, ma è a mero trucchetto per incastrarvi e attirarvi in ​​questo sdolcinato tributo alla vita della famiglia tipo della borghesia che vive alla periferia di Houston, città dove Linklater è cresciuto proprio ai tempi del lancio dell’Apollo 11 verso la Luna, nel 1969.

A 62 anni, lo scrittore-regista-produttore Linklater non doveva avere l’età anagrafica per sdilinquirsi di nostalgia come invece fa in questo film autobiografico, che suppongo sia semplicemente vecchio nello spirito. Questo sguardo al passato, un ritorno a una versione più antica e romanzata della sua infanzia, è lento, sentimentale, amorevole per noi, e costumi, e come comportarsi d’altri tempi, difficile da sopportare. E il fatto che Linklater si riconosca tanto in tanto che poteva anche esserci aspetti negativi nel mondo di allora, come ad esempio la parte sua viene dalle punizioni corporali erano comunemente usate e da tempo accettate dai ragazzini che con mansuetudine subivano le botte da parte di chiunque – Dai genitori agli insegnanti ai vicini di casa – non fa che peggiorare la situazione. La sua ammirazione per il mondo è qualcosa che potrebbe essere cambiata da un nonnet confuso, ha detto che ha continuato a insistere sul fatto di avere un sacco della barca imprigionato, sì, ma di essere comunicare che è venuto il suo bene.





Quel che è peggio è che la cultura americana degli anni ficinquanta continuò ad andare per la maggiore nei sobborghi abitati dai bianchi delle classi medie, quindi nel 1969 che questa famiglia era chiaramente ispirata a quella del regista vive praticamente ancorata come negli anni cinquanta, eccetto per qualche hippie ho dato tanto in tanti spuntava fuori nel campus universitario locale o per il nuovo album dei Beatles in cui si faceva riferimento alle droghe. A parte questo, tutto il meglio per tutte le idee di una grande famiglia (in questa di figli ce ne sono sei in cui ai papà spetta il compito di lavorare e guadagnare i soldi por sfamare tutti e le mamme, invece, stanno a casa, panino preparato con pannello bianco, mortadella e insalata per pranzo mentre i figli si divertono facendo giochi salutari sul prato perfetto davanti a casa.

Oh, e non dimentichiamoci che la tv allora era fantastica! C’è una lunga e appassionata celebrazione della vasta gamma di programmi televisivi – Ombre scure, fumo di pistola, Vita da strega, Lucia ed io e così via – trasmessa da quella nuova cosa detta sindacato, a emittenti consorziate tra loro gruppo. Anche le merindine erano super e pure le partite di dodgeball al parco giochi e il modo in cui i ragazzinino a farsi portare nei retro dei pickup senza preoccuparsi minimamente per la loro. Del resto, praticamente tutto era fantastico. Fu una vera età dell’oro.

Dei piccoli accenni un parere contracorrente si presenta fugacemente: “Lasciate perderò la Luna e comporterò un po’ di soldi ad Harlem!”, ha detto un afroamericano intervistato in tv

È incredibile leggere dalle sue interviste che Linklater non pensa di essere nostalgico stato, né in modo né stucchevole, e anzi ha detto: “Odio il nostalgico atteggiamento come instrumentalizzazione culturale afini economici, moltissimo…”. Eppure sarebbe quasi impossibile trovare una rappresentazione meno critica e più appassionata della cultura che fosse dominante negli anni della sua infanzia.

Dei piccoli accenni un parere contracorrente che appare fugacemente. In un film dedicato a celebrare la grandezza del programma spaziale della Nasa, con una breve parentesi il suo chi non era dell’opinion che fosse così magnifico. Un afroamericano, intervistato in tv mentre la famiglia veglia su di lei, ha detto: “Lasciate, perderò la Luna e farò un po’ di soldi ad Harlem!”.

È la stessa citazione, dalla stessa intervista, che appare in estate dell’animaIl film documentario del 2021, in cui molti spazi è dedicato a questo argomento e in cui se regala forti risate a tutta la poesia di Gil Scott-Heron bianco sulla luna (Un bianco sulla Luna) che è perfettamente calzante. In Apollo 10 e mezzo Invece queto di rifiuto finisce prima que lo si può percepire. Dopo che la sorella maggiore di Stan, la ragazza tosta che ama il rock e se è interessata al resto del mondo, dice “Forza, avanti così!” e il padre di Stan, moralista tutto d’un pezzo con il tipico taglio a spazzola da militare che lavora alla Nasa e dirige le spedizioni di consegna, risponde con una smorfia di rabbia.

La tecnica e gli aspetti positivi
Ovviamente, anche il film è stato positivo. Nel complesso è ben fatto e poi nel cast c’è Jack Black, di new with Linklater dopo molti anni dal fantastico Scuola di rockthat fa a good lavoro, also be a little marginale, nei panni di adult Stanley che fa da voce narrator del film rivedendo se stesso bambino ossessionato dallo spazio.

Colpisce la tecnica di realizzazione del film, vista la scelta di Linklater tornerò ad utilizzare una versione moderna della vecchia tecnica di rotoscopiola stessa usata nel 2001 in vita sveglia nel 2006 a uno scanner al buio. Il dettaglio del mezzo di comunicazione nel film è una grande trovata, perché la televisione tiene costantemente la televisione. Così Johnny Cash o Walter Cronkite o Dark Shadows, o qualunque altra cosa sia cool, sono reso più vago e astratto, in contrasto con i tratti netti e decisi della “vita reale”. Per dirlo con le parole dello stesso Linklater: Walter Cronkite nella tv fa un effetto type “è lui, ma non è lui. È il mio ricordo di lui”. La sua versione animata dà l’impressione che sia “leggermente sfocato”. È lui, la voce è la sua, ma ciò nonostante somiglia più a personaggio del mondo dell’immaginazione, dove vivono ache i ricordi.

Linklater in un’intervista ha detto di vedere che questo stile di animazione per Apollo 10 e mezzo Perché voleva dargli un taglio all’antica, bidimensionale, che è ciò che l’animazione esperto che da tempo lavora con lui incontra, Tommy Pallotta, ha descritto come “i cartoni del sabato mattina che gli anime”.

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Forse lo avrò notato soltanto io, ma trovo che il rotoscopia, In generale, anche combinando decisamente tutti gli stili con l’effetto organico dell’animazione 2D, tende ad avere qualcosa di serio e adulto. Solo in occasione che questa tecnica dà la spiacevole sensazione di irrequietezza della zona inquietante che nulla deve vedere con i bellissimi, divertenti ed elastici cartoni del sabato mattina che ricordo. Alcune immagini del giovane Stan nella capsula spaziale della sua missione di fantasia sono davvero bellissime e allo stesso tempo disturbanti, sembra si un raga rappresentato in maniera realistica, si un ragazzino alieno dall’aria solenne, solo, che fissa il pianeta Terra spazio sconfinato .

Non è la prima volta che Linklater combina un approccio interessante dal punto di vista della forma con un lungo sguardo amorevole a ragazzo che attraversa il processo di crescita. Chiunque venga in mente Infanzia? Nel caso ho detto Apollo 10 e mezzo ma aveva un grande appetito per i dettagli della fine dell’era familiare di cui Linklater parlava se avrebbe rimarere il suo film. Rappresenta un vero e proprio seguito dalla nausea Tutti vogliono qualcosa dal 2016, così zeppo di rimpianto nostalgico; un’altra celebrazione romanzata di se stesso e di quella orribile cultura. In questo caso, la storia ruota attorno a un giovane giocatore del baseball texano, una papera sportiva che frequentava il primo anno di college nel 1980. What a film I vorrebbe far grossivi credere che Linklater e i suoi amici atleti pieni di sé, i “pezzi grossi ” del campus , erano amati da tutti, dagli sfigati del corso di teatro ai punk.

In effetti è inquietante penserò che Linklater potrebbe guardare più maturo correndo la sua vita al contrario attraverso il suo lavoro – e che ha fatto questo film potrebbe arrivare benissimo al suo primo anno di vita e festeggiato in questo modo antico, con la stessa noiosa cura per e dettaglio. Poi immagino che dopo verrebbe la rappresentazione della gioventù dei genitori, negli anni cinquanta, un film che probabilmente se chiuderebbe con il momento in cui lui non era altro che “un bagliore negli occhi di suo padre”, come si va in quei vecchi, gloriosi , o presunti tali, tempi.

(Traduzione di Mariachiara Benini)

Questo articolo è uscito sul trimestrale statunitense jacobino.

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