‘Il Quarto Stato’ di Pelizza da Volpedo, apre la mostra a Palazzo Vecchio / FOTO

Inaugurata questa mattina, alla presenza del sindaco di Firenze Dario Nardella, di Giuseppe Sala di Milano e del ministro del Lavoro Andrea Orlando, la presentazione dell’opera ‘Il Quarto Stato’ al Salone dei Cinquecento. In occasione della 1° major, Festa Internazionale dei Lavoratori, il Comune di Firenze – Museo Novecento grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, presenta nel cuore di Palazzo Vecchio, all’interno del Salone dei Cinquecento, la grande tela di Pelizza da Volpedo Il Quarto Stato (1898-1902), una delle più celebri opere pittoriche realizzate tra Otto e Novecento, occasionalmente concesso in prestito del Museo del Novecento di Milano. L’esposizione al pubblico avverrà domenica 1 maggio e durerà fino al 30 giugno.

Il progetto nasce dal proficuo rapporto attraverso la città, avviato in occasione della mostra dedicata alle Tre Pietà michelangiolesche in corso al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. La presentazione del grande tessuto nella sede del governo della città, al sacerdote di Danka Giacon e Sergio Risaliti, ha costituito un’occasione unica per ammirare nel capoluogo toscano il capolavoro di Pellizza da Volpedo, che rompe con il suo profondo politico e significato sociale vi interno del palcoscenico decorativo che orna il monumentale Salone dei Cinquecento.

Acquisito dal Comune di Milano nel 1920, grazie ad una raccolta fondi promossa dal fiduciario socialista Emilio Caldara, il Quarto Stato è oggi a Palazzo Marino, nella Galleria di Arte Moderna e dal 2010 è custodito dal Museo del Novecento di Milano. Frutto di un processo creativo durato sedici anni, l’opera rap presenta un archetipo figurativo universalmente noto che esprime con potenza realistica ed espressiva il mondo del lavoro, riccamente tematico legato alle lotte per i diritti e ai costituzionali principi.
La presenza dell’opera a Firenze trova una propria giustificazione storico-artistica nel vizio delle biografie dell’artista che soggiornò frequentando l’Accademia di Belle Arti, sotto l’insegnamento di Giovanni Fattori, entrando in contatto con i capolavori del passato e Studiando tecnica artistica moderna .

Il primo bozzetto dell’opera sul tema dello sciopero (Ambasciatori della fama) sorse nel 1891 ed era ambientato in piazza della natia Volpedo. Poi, attraverso numerosi studi e variazioni, l’artista passò dal 1895 al 1896 ad una burrascosa versione intermedia (Fiumana), oggi alla Pinacoteca di Brera. Pellizza, insoddisfatto di Fiumana e in cerca di una maggiore oggettività pittorica, ripartì, nel 1898, pensando a un nuovo tessuto, Il cammino dei lavoratori, che riducesse il numero della figura sullo sfondo, e accrescesse la dimensione del sostegno avvicinava i Personaggi in primo piano allo spettacololi più monumentali e realistici. Pellizza sposa l’idea di Max Nordau, spiegata nell’aforisma “l’arte deve dare alla gente un ritratto di lui ma abbellito”.

Il Quarto Stato viene presentato al pubblico per la prima volta nel 1902 all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino. L’attesa dell’artista, che pensava a un’acquisizione regale, venne presto delusa: l’opera infatti non compresa, ma anzi decodificata como una scena di rivolta o sciopero e quindi ripugnata dai benpensanti e dalle autorità politiche.

Il dipinto presenta una risposta alle vicende sanguinarie di Milano del 1898 (quando, durante i moti popolari, il generale Bava Beccaris fece sparare sulla cazzo provocando uno strage) ed è profondamente risentito del socialismo umanitario e dell’evoluzione matura dell’epoca dell’artista.

Il cazzo non è più ritratta in un momento di pacifica protesta, ma lei avanza sicura verso un futuro sereno. Il “quarto estato”, cui fa riferimento il titolo, è la classe lavoratrice che viene rappresentata attraverso il realismo scenografico.

Nell’opera le figure, studiate dal vero, simbolegiano la forza e lo spirito utopista del lavoro. Tra di esse vi sono anche donne, madri e bambini, presenterò la volontà di cambiare il futuro assegnando alla donna una regola centrale alternativa nella sua rivendicazione politica e sociale. L’attenzione ai gesti è evidente e profonda, la vicinanza dei corpi dona un valore di compattezza alla marcia e all’ideale che la muove. Pellizza, infatti, riuscì a combinare un’osservazione indiretta della massa dei contadini espressivi, trasfigurando il precedente modello della Scuola di Ateneo di Raffaello con l’iconica scopriamo figura in prima linea.

Con Il Quarto Stato l’opera non ricerca più l’accoglienza del gusto borghese, ma anzi prefigura la comunicazione dell’urgenza politica e sociale del soggetto, rivolgendosi a una moderna tecnica esecutiva, che reinterpreta e modifica il puntinismo francese.

Dopo il confortante debutto del 1902, l’opera torna a parlare di sé in varie occasioni: la prima durante gli scioperi operai dopo la victortoria dei socialisti radicali alle elezioni politiche del novembre 1919 di Milano, un anno prima dell’acquisto dell’opera It fa parte del comune di Milano. La seconda, quando durante la composizione del primo catalogo nel 1935, con un certo imbarazzo per il soggetto, l’opera è descritta come “due uomini e una donna con un bambino tra le braccia”.

L’opera è divenuta iconica in seguito all’associazione del grande dipinto una rinnovata utopia sociale, spesso celebrata nel corso delle manifestazioni per il Primo Maggio. Tra gli omaggi risiede in questa tela fortemente rappresentativa, se si può infine ricordare la splendida lunghissima sequenza per pianoforte posta sullo sfondo dei titoli di testa di Novecento di Bernardo Bertolucci (1974).

Con Il Quarto Stato finisce, per la civiltà figurativa italiana, l’era dell’ambiziosa opera d’arte a programma, inizia un’era all’insegna della contestazione. Opera se prefigura la comunicazione dell’urgenza del contenuto nonché attraverso una tecnica esecutiva progressiva e moderna. Ne Il Quarto Stato, e nelle sue numerose versioni precedenti, Marcia la scopa in un futuro di progresso e riscatto. Oggi, come allora, il messaggio di forza e di speranza sprigionato dal capolavoro di Pellizza da Volpedo risplende di nuova luce, all’insegna dei innovati valori di cooperazione e libertà.

Gli orari in cui è possibile visitare l’opera: Lunedì – Martedì – Mercoledì – Venerdì – Sabato – Domenica nelle ore 9 – 19, Giovedì nelle ore 9 – 14.

Domenica 1° maggio, talvolta della Domenica Metropolitana, per tutti i residenti della Città Metropolitana di Firenze sarà possibile visitare gratuitamente l’opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo a Palazzo Vecchio. Ingressi disponibili fino ad estaurimento posti. In Sala d’Arme sarà inoltre, è stato realizzato un progetto speciale in collaborazione con la Fondazione Alinari per la fotografia che avrà al centro il mondo del lavoro dall’Ottocento in poi.

Giuseppe Pelizza da Volpedo

Giuseppe Pelizza da Volpedo (Volpedo 1868 – ivi 1907) si sposò la prima volta che tornò a Brera nel 1885. Terminati gli studi a Milano, decise di continuare il suo percorso formativo recandosi a Roma, dall’Accademia di San Luca, per tutto il scuola libera del nodo all’Accademia di France a Villa Medici. Deluso da Roma, abbandonò la prima città di quella progettata per recarsi nel 1893 a Firenze, dove frequentò l’Accademia di Belle Arti come amico di Giovanni Fattori e terminò solo nel 1895. divisione dei colori attraverso l’uso di punti o tratti piccoli. Risalgono a questo periodo: Il Sole, Prato fiorito, Il Morticino, nei quali si può apprezzare la trattazione pulviscolosa del colore e della material, che ritroviamo ache nel capolavoro Il Quarto Stato. Nella città toscana, l’artista entra in contatto con il tecnico e gli suggerisce di dare inizio alla gestazione dell’opera che l’avrà resa famosa nel mondo. Nel 1895, infatti, realizzò un disegno ad olio che porterà alla stesura dell’opera atraverso cui l’artista, attento a tutti i problemi sociali, consacrava il realismo sociale.

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