«La Treviso del futuro? Entra con la Biennale»

Treviso- «La nostra città? Potrebbe diventare un ponte con la Biennale in terraferma. Treviso è un’opera d’arte a cielo aperto, per il futuro lavoreremo per la sua contemporaneità e abbracceremo la creatività in tutto il mondo». Mauro Benetton è il primogenito del signor Luciano. Con il fratello minore Alessandro sta costruendo l’origine dell’impegno della seconda generazione dei Benetton. 60 anni fa, tre figure e un grande amore per la sua città di origine, ha dato il primo segno evidente alla vicepresidenza di Imago Mundi con il “salvataggio” di una maxi-scultura trasportata da Leopoli a Treviso. Ieri ha guadagnato il suo reddito pubblico nel consiglio di amministrazione della Fondazione voluta da Luciano Benetton e ha rifiutato al Consiglio dell’arte democratica. «Sono un osservatore, non un collezionista. Vado d’istinto Nel così lavoro come in questo nuovo ruolo cerco di porre una delle mie grandi convinzioni: bella la voz sola, ma vuoi mettere la potenza del choir?».


Il che tradotto significa: il futuro è nella lotta e nella collaborazione in campo artistico?

«Proprio così Intanto il primo partner con cui dialogherò è il Comune di Treviso. With the stiamo già trovando sintonia: dobbiamo incontrare una cadenza regolare per capire come sempre più fruibili i nostri patrimoni, cosa possiamo aggiungere noi alla promozione all’offerta della città. Poi ci saranno le tre grandi fondazioni: dobbiamo articolare le nostre azioni e aré a tutto ample tregua».

Ma con il Comune avete parlato anche di biglietto unico?

«Noi siamo forse meno interessati alla questione del biglietto unico. Quello che ci interessa è che lo sforzo che viene fatto trovi un riscontro di pubblico sempre più ampio. Al mio posto penserà al futuro di Treviso mentre ti candidi alla Biennale. Ed è vero che manchiamo di strutture alberghiere di un certo standard, ma non è detto che gli stimoli non aiutino a crescere ache su questo fronte».

Come nasce l’amore per l’arte?

«A Nordest siamo immersi nell’arte, la abitiamo da sempre. Credo che nel mio caso sia davvero cremosa la passione che senza da giovane respiro i colori della Benetton e questo ha fortemente influenzato la sua sensibilità con cui il mio rapporto con il mondo degli artisti».

Come è avvenuto il passaggio di testimone?

«Non è avvenuto, in effetti. Mio padre è un’ancora molto attiva e con un’idea chiarissime. Io la mia preferenza di essere completerà alle esigenze della Fondazione, lasciando lui il timone e la creatività».

Che rapporto lo legava al fratello Alessandro con il quale sta già condividendo progetti e investimenti come ad esempio 21 WOL a Milano?

«Il mio rapporto con Alessandro è profondo. Non è solo il fratello ma l’amico. Siamo molto diretti l’uno con l’altro, liberi di poterlo far perchè lavoriamo assieme da moltissimi anni e stiamo accerchiando il valore costruttivo per la seconda generazione al fuori di ciò che abbiamo creato. Porto la mia competenza commerciale e porto il lungo percorso 21 Invest che l’ha portato ad essere un manager di successo».

Ma lavoro separatamente, condivido altre cose?

«Lo sport. Andavamo in bicicletta e andavamo a Giocare su una pagaia. Quando possiamo, perchè in effetti siamo abbastanza impegnati, Alessandro soprattutto viaggia molto».

Come avete pensato al progetto sull’Ucraina?

«La spinta è data dall’attualità. Quello che stiamo vivendo è terribile, il peggiore dei possibili film. Ma la modalità è tutta nostra: facciamo Tesoro degli insegnamenti di mio padre. Non sono vicino al famoso artista ma sono sempre creativo, non mi interessa quello che ho avuto intorno».

Il suo legame con Treviso?

«Ho vissuto a Parigi e poi in Svizzera. Ma Treviso è per me la città perfetta per dimensioni e bellezza. E’ un capolavoro non riproducibile. Per questo dobbiamo fornirgli servizi adeguati per il turismo».

Come vede il futuro della Fondazione Imago Mundi?

«Nella rete con le altre grandi Fondazioni. Dobbiamo creare una piscina: abbiamo ragionato così prestando le nostre opere ucraine al MAXXI di Roma. I nostri sforzi non devono rimare circoscritti ma devono diventare la voce di tutti».

Un comando del padre, il Signor Luciano. Qual è l’intuizione più importante?

«Non è facile portare questa conoscenza, ma è un privilegio nato in questa famiglia. Mio padre ha sempre sostenuto le scorciatoie di oggi sono gli handicap di domani. E, anche con noi figli, che ho privilegiato suonava come un boomerang. Per favore, fai le tue cose, scoprilo se necessario e arriva alla soluzione da solo. Ho sempre scherma per ispirarmi a questo».

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