Rispetto all’81enne Nanni Fogola, una vita dedicata al libro

Aggiunti Nanni Fogola, fra gli ultimi testimonianze, con il fratello Mimmo, delle librerie d’autrefois, crogiuoli di cultura e vita morale. La sua oasi, la sua cittadella di stile, in piazza Carlo Felice, sotto i portici, quasi di fronte all’hotel Roma dove scomparve Cesare Pavese, se fosse stato accolto nel 2014, suggerendo un mondo irripetibile di ieri.

Aveva 81 anni Nanni Fogola, se ne è andato dopo una malattia longa, lascia la figlia Alessandra e due nipoti, Federico e Edoardo. Nasce a Torino, nel 1941, dal padre Amilcare gli aveva da il nome del nono, Giovanni Battista, libraio pontremolese, sotto la Mole dal 1911 (a passo d’avvio nel chiosco di fronte alla stazione di Porta Nuova, vicino all’ hotel Ligure), inaugurando quindi, nel 1931, vent’anni dopo, as in a romance di Dumas, la bottega che accolta nelle generazioni di torinesi, da studenti (la “scolastica” negli infernotti) ad adulti, crociando convincing si che compie dei giovani è invecchiare.

Laureato come il fratello Mimmo, ma in Giurisprudenza, Nanni Fogola naturalmente scelse di stare tra gli scaffali, il ramo (i rami) che l’albero genealogico gli tese. Giorno dopo giorno accogliendo i clienti, consigliandoli, onorandoli di un rispetto che non di rado assunse la forma dell’amicizia. Dire tanto in tanto, con un po’ di malincuore, lasciando i libri per l’ulteriore passione, Forte dei Marmi, la casa avita, le piccole (e dunque) grandi vacanze de una certa Italia narrata di Alberto Arbasino.

La libreria, la sua orma, respira il ricordo di Nanni. Di angolo in angolo, come la Saletta Dantesca trovò asilo nella biblioteca di Giovanni Getto. Di collana in collana (perché i Fogola furono ache editori, como biglietto di visita, como segno nacional, la chiave di violino disegnata da Mario Calandri), a svettare la Grande Collana, con la regia di Giorgio Barberi Squarotti e Folco Portinari. Di autore in autore, come Jean Giono, accogliendone, una primizia, il capolavoro, L’ussaro sul tetto. Di mostra in mostra, testimoniando (anche) una predilezione per l’arte.

Se conclude, con Nanni Fogola, una vita di Parola, la Parola che significa, che identifica, che se sorge come bussola, che approfondisce la certezza: non è morte lo spazio bianco che segue.

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