NINA SULL’ARGINA di Veronica Galletta (Minimo Fax): incontro con l’autrici

“Nina sull’argine” di Veronica Galletta (Minimo Fax): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo.

“Nina sull’argine” è nella dozzina dei libri finalisti all’edizione 2022 del Premio Strega

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Veronica Biscotto È nato a Siracusa e vive a Livorno. Da ingegnere ha lavorato quasi vent’anni da un ente pubblico. con il romanticismo isola normanna (Italo Svevo Edizioni 2020) ha vinto il Premio Campiello Opera Prima.

Il suo nuovo romanzo, “Nina sull’argine” (Minimo Fax)è tra i libri della dozzina del Premio Strega 2022.

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Nina sull’argine è un romanzo di lavoro e di cantiere, di uomini e donne che si trovano ad affrontare un cambiamento, chi building l’argine e chi subendone la realizzazione”, ha deciso Veronica Biscotto un attitudinale. «A romanzo di geometri, operai, Assessment, ambientalista, funzionari e abitanti del paese. Per questo lo considero un romanzo corale, e Caterina, la giovane ingegnere del cugino Inca, è per me un “porta”, chiunque mi permetta di mantenere un mondo alimentare low cost.

Dico che per spiegare la nascita del personaggio di Antonio, l’operazione che Caterina ha trovato in tutto l’interno dello scavo, e che l’aiuterà nella sua comprensione del cantante, l’aiuto e il rapporto, le permetterà di mantenere lì la sua condizione La Sicilia si trasferisce a nord in maniera diversa. L’arrivo di Antonio è stato per me il punto di svolta. Prima che mi confronto, infatti, avevo accumulato davanti a una serie di scene, parti di capitoli, situazioni, che però non riuscino a farsi ossatura, a scandire un plot. Era l’autunno del 2014, e il mio autista stava per attraversare l’Arnaccio, una strada che attraversa la campagna pisana, seguendo un canale scolastico. In questa via, di sera, d’autunno, spesso esce la nebbia. E dalla nebbia mi è comparso questo personaggio, Antonio: un uomo en un scavo, intrapolato da una morte senza verità. Caterina contro Antonio, siciliano come legge, il 2 novembre, nel giorno della morte. A festa che entrambi sono molto, come sesso capita a chi si trova lontano dalle sue origini, e non può festeggiarle. Arrivato Antonio, i suoi dialoghi con Caterina, la sua vita parzialmente spiegata in parallelo, il romance ha preso forma. Ho capito che lo spaesamento e la solitudine erano le caratteristiche comuni a tutti i personaggi che avevo via accumulato. Erano tutti alla ricerca di un posto aperto da chiamare casa, e finivano paradossalmente per trovarlo in cantiere, in campagna, fra la polvere e il fango. Ho finito la prima stesura, la sua scansione atraverso le stagioni, i cambiamenti nel paesaggio e nelle lavorazioni, e sono passata allo studio della lingua. Era necessario infatti che di tutti i termini tecnici quevo e que used abitualmente per io lavoro riuscissi a selezionare i più sonori, i più melodiosi, quelli che potevano evoquere nel tore, al di là del loro significato stretto, il cambiamento dell’esterno mondo e del mondo interiore di Caterina e degli altri personaggi. Anche in questo, credo, il personaggio di Antonio, con la calma pragmatica di chi ha lavorato per tutta una vita, mi ha indicato la via, ogni volta che mi sembrava di persemi, guidando mi verso la soluzione migliore».

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Un brano tratto da “Nina sull’argine” di Veronica Galletta (Minimo Fax)

Ha iniziato a fissare gli appuntamenti con un po’ di anticipo. Partire più tardi significa trovare la strada meno ghiacciata, e più tempo per stare a letto. Nelle ultime settimane ha lavorato a casa sua, a fondo. Ha iniziato ad utilizzare i dispositivi mobili, alla ricerca di una diversa condizione di equilibrio. Un pomeriggio ha trascinato il leto sul pared opposto, la libreria dall’ingresso alla sala. Subito si sono scoperte le ombre, le tracce di teste e piedi e schizzi di colazioni e dine mangiate a terra, senza badare alle briciole. Ha osservato, studiato, affrontato, mirato all’ancora. Ha muschio il frigo, il tavolo della cucina, la scrivania, il divano, la poltrona del salotto. Ha staccato i quadri, i poster, gli attaccapanni, per osservare ancora. Ha letto tutte le ombre i giorni passati, ha stretto il ritrovarci dentro il bene che c’era, ma non lontano cammina via. Ha scattato decine di foto, ridendo divertenti rullini. Alla fine ha deciso di far rimbiancare tutto, stanza dopo stanza, approfittando di un breve convegno al quale è stata invitata, dalla vita di prima. Quando è tornata non c’era più niente. Via tutti i colori eccessivi, le foto ai muri, i biglietti dei concerti incastrati nello specchio dell’ingresso, e post-it spiritosi attaccati al frigorifero. Non che sia stato fatto bene, è la decisione giusta. Sono consapevole che l’ombre è in rima, sotto lo strato di inchiostro candida in esso che è giusto se ti specchia. Non sa neanche se la rispecchi davvero, tutto questo candore. In tutti i casi è funzionale, e questo ti basta. Certi giorni guardiani i rullini delle foto scattate, che ha ficcato in una cassetta, consapevole che non li porterà mai a sviluppo. Ma infondo non è importante. L’importante è che me lo sia perso. C’era anche una foto diversa allo spazio così rinnovata. Foto bianche, tutte uguali, che potrebbero essere della cucina o della camera da letto, del bagno o della sala. Ha studiato la nuova voce di casa, il sogno squillante con cui risponde al battito delle sue mani, cancella le tende, tolti i tappeti. Non se chiedi che questa modifica vada bene in background. Nessun cambiamento è. È solo un passaggio di stato, una trasformazione da uno stato fisico all’altro. È solido, se è ritrovata controvoglia liquida, allora esplorerò l’aeriforme. Così se mi sentissi. Aeriforme. E da aeriforme vuole riconquistare lo spazio, centimetro dopo centimetro, è solo questo il suo obiettivo.

(Riproduzione riserta)

© Fax minimo

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La scheda del libro: “Nina sull’argine” di Veronica Galletta (Minimo Fax)

Caterina è la sua importante cugina Inca: ingegnere responsabile della costruzione dell’Argine di Spina, piccolo insediamento dell’alta pianura Padana. Giovane, in un ambiente di soli uomini, se confrontato con difficoltà di ogni sorta: ostacoli tecnici, protesta ambientale, responsabilità per la sicurezza degli operai. Giorno dopo giorno, tutto diventa cantiere: la sua vita sentimentale, il rapporto con la Sicilia terra d’origine, il suo ruolo all’interno dell’ufficio.

A volte si sente svanire nella nebbia, come se il tempo diventasse scivoloso e non si possa opporre nulla alla forza del fiume in piena. Alla ricerca di un posto dove stare, la prima ad avere bisogno di un argine è lei stessa. È tentata di abbandonare, dormi piccolo e maschio. Ma, piano piano, l’anonimo intorno al cerchio – geometria, consigli, gruisti, vedove di operai – si danno una svolta. Così l’argine viene realizzato, in un continuo movimento di stagioni e paesaggi, fine al giorno del collaudo, quando Caterina, dopo una notte in cui fa i conti con tutti i suoi fantasmi, si congeda da quel mondo.

Con una lingua modellata sull’esperienza, Veronica Galletta ha scritto delle scuse per la sua vulnerabilità che se inserita in un’ampia tradizione di scrittura sul lavoro, declinandola in modo personale.

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