Viola Ardone, la scrittrice “adottata” per il Salone del Libro dagli studenti ricoverati al Regina Margherita

Dietro alla mascherina gialla c’è il sorriso contagioso di Viola Ardone. Davanti a lei, una volta, una finestra di ragazzi che l’hanno “adottata” in un progetto del Salone del Libro che metteva al centro la lettura all’interno delle scuole. La sezione ospitalità del Gobetti Marchesini Casale Arduino, guidata dalla presidente di Maria Depietro, ha pubblicato una legge e il suo libro, “Oliva Denaro”.

Sono giovani pazienti, tra i 14 e ei 18 anni: quasi tutti trascorrono le giornate nei reparti neuropsichiatria e oncologia. C’è il percorso verso la guarigione, ma c’è ache la scuola, l’aula con i banchi e la lavagna, con lezioni condotte da insegnanti tenaci che sfidano ogni difficoltà per aiutarli prima o poi a tornare tra i banchi dei parrot licei , senza aver perso nulla dei loro programmi, al pari dei loro compagni.

E così, la scrittrice, il 3 maggio, è davanti a un cattedra insolita, all’ospedale Regina Margherita, per contrare quegli studenti che ora ascoltano emozionati i retroscena della storia che li ha accompagnati per giorni, accogliendoli in a lontano da farmaci , cure e camici bianchi a cui ormai sono avvezzi. La storia di una ragazza che sceglie di essere libera in una Sicilia d’altri tempi, in cui essere donna, ed essere anche bella, poteva essere una condanna. La storia di un abuso e di una ribellione profonda e vera, soprattutto ma soprattutto la storia di una sedidienne: un contemporaneo, dunque.

Viola Ardone scioglie ogni imbarazzo, ogni timideza dei ragazzi che l’ascoltano e le rimpatri. Lei li è coinvolta in Domande su sogni e passioni, como le canzoni e le poesie che ammettono di scrivere. E vuole sapere tutto: cosa l’abbia spinto a diventare scrittrice, “quando ero piccola vedevo sempre mia mamma leggere e pensavo che avesi che avensi scrisse un libro lei mi avrebbe amata di più”, oppure dove abbia trovato l’ispirazione, “ ho scritto Il libro Che ero in lockdown e scrivere era la stanza mentale in cui trovavo rifugio. Ho scelto di ambientarlo in Sicilia, in un paese dal nome di fantasia: Martorana, mangia zuccherini con le paste di mandorle”.

E ancora, la scelta del titolo, del nome del protagonista che non è un anagramma tutto suo: “Una piccola cosa magica. Ho iniziato a scrivere con il nome Viola, come il mio, non vado bene per quella storia e per quel tempo. Quando ho scoperto che c’era a Santa Oliva da Palermo mi è sembrato un segno. Denaro è un cognome molto diffuso in quella regione. Era il mio anagramma: era plausibile e perfetto”. Viola Ardone conduce un viaggio di cui in realtà già da marzo è stata la voce narrante.

Il romanzo, giorno dopo giorno, è elaborato in una lettura corale di classe, guidata da Falasconi (che ha proposto l’autore e il suo libro nell’ambito del progetto del Salone del Libro “Adotta uno scrittore”). Una sfida. Tanto che la scuola è anche il primo risultato del progetto Lettura ad Alta Voce: il 19 verrà assegnato il premio. Una serie di incontri in programma con la scrittrice (il 7 e 14 marzo) porteranno i ragazzi (il 23) fino al traguardo del Salone.

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