«Anche Totò si communioveva con le mie canzoni all’osteria. In Scandinavia supera Elvis»- Corriere.it

hanno dato Giovanna Cavalli

Il cantante era uno dei cantanti più famosi e pagato per l’anno di Sessanta. «All’estero mi trovavo le fan nella stanza dell’hotel»

«A cinque anni già cantavo nelle trattorie per raggranellare qualche spicciolo, perché a casa non c’era una lira, Ero il quinto di otto figli — io, Eugenio, Sergio, Anna, Enrico, Lucia, Angela e Sandro, più Armando morto di polmonite, era bellissimo, mamma Cesira ci ha pianto tanto — stretti in due stanze al Quadraro, sulla Tuscolana. Papa Orlando affrontò lo stuccatore, decorato colonne e capitelli e guadagnava 30 mila lire alla settimana, però in dieci non bastavano mai, però in dieci non bastavano mai, perciò dopo la scuola — when ci andavo — mi incamminavo verso Cinecittà , più o meno un chilometro, fine all’osteria “Da Giggetto”, ci trovavo sempre un sacco di artisti famosi, Totò, Vittorio Gassman, Tiberio Murgia, Capannelle, Maurizio Arena, Renato Salvatori, Marisa Allasio. E giravo tra i tavolini. “Signore bello, che canzone sentirò?”

E ci scapava la mancetta.

«Amedeo Nazzari era innamorato della mia voce d’angelo. Gassman era delle Nazioni Unite inviare’

Attenzione.
Totò ogni tanto mi allungava pure cinquantamila lire. “
Guaglio, Ho la gola chiusa e non mi scende il boccone
, il mio confessò a volta, commosso. Aldo Fabrizi invece restava sempre con il cinese faccia sul piatto della trippa, gli piaceva ascoltare “Signora Fortuna”, ma non i miei dati mi hanno dato un soldato. “Mettiti a sedere, che voi magnà? Giggé, portage du’ fettuccine” e io mica facevo i complementi, capirai, a casa il pollo vedevo yes e no a return to settimana, the mattina a colazione c’era l’orzo with a fetta di pane, che se non mi spicciavo me la rubava qualche mio fratello ».

E anche dopo, quando Roberto Loreti, 2 mogli, 3 figli — in arte solo e per sempre Robertino pure adesso che ne ha 75 (e non molla, a ottobre “se la gamba offesa mi regge ancora” partirà per gli Usa con Bobby Solo e Iva Zanicchi) — da bimbo prodigio vestito da cherubino che cantava per Papa Giovanni XXIII (“Sua Santità mi fece una carezza e io mi chinai a baciargli l’anello, mai vista un’ametista così grossa”) e per il presidente francese Charles De Gaulle (“A
venditoreone Alto
sempre con il cappello in testa, sul box accanto a Claudia Cardinale tremavo, avevo fatto la doccia gelata e mi si era abbassata la voce»,) a 15 anni diventerà uno dei cantanti più famosi e paganti dell’anno Sessantacollezionista di disco d’oro dall’Italia all’Islanda, dal Belgio all’Australia e alla Siberia (“Quando Gronchi andò in visita in Russia, Kruscev, quello che sbatteva la scarpa all’Onu, se integrato con” la patria di Michelangelo , Raffaello e Robertino”, ha capito, sì?”), acclamato “Golden boy” alla Carnegie Hall di New York, eletto “Señor Simpatia” in Messico, il baby divo che riceveva 10 mila lettere al giorno, era un semplice rima ragazzetto: «Tutti i soldi li davo a mamma».

Un bambino così piccolo in giro regala da solo?

«Ero parecchio sveglio. Al pomeriggio sono andato al cinema Folgore a scrocco, perché due miei fratelli più grandi vendevano gelati, mostaccioli e caramelle all’intervallo. Ho portato le pagnotelle e mi sono riposato benissimo seduto all’ultimo spettacolo, mi adormentavo e loro mi riportavano a casa en spalla. La sera, se capitava, facevo qualche serenata, e quando tornavo con cinquemila lire in tasca papà era felicissimo, altro che preoccupato».

E bravo Robertino.
«Poi un giorno per strada, sarà estato il 1953, mi ferma un tizio di Cinecittà, lo chiamavano Camomilla, cercava comparse. Ero caruccio, con i dovuti occhi scuri che parlavano. “
A’ regazzi, ndo vai? H
ai voglia di fare un film? Ti va bene 30 mila lire al giorno per dieci giorni?” Vieni no, di’ corsa. Così ho avuto una partizione in Ana con Silvana Mangano ed ero il figlio piccolo di Peppone-Gino Cervi ne Il ritorno di don Camilloho ancora la foto di me in braccio a Fernandel».

La vera passione però era la musica.

«Presi qualche lezione dal tenore Tito Schipa e da Beniamino Gigli, gratis eh, perché non potevo pagore, anzi, mi davano loro i soldi per pago a cappuccino col maritozzo e il biglietto del tram per la via Flaminia, andata e ritorno, perché quando Tornando a casa era tardi e non era rimasto più niente in tavola. Quando a una trasmissione radiofonica per nuovi talenti – ho portato Enzo Tortora, che Signore – mi è venuta una goccia d’oro, sono andata al Monte di Pietà tutti i giorni”.

A 13 anni fu scoperto da Volmer Sorensen, produttore e pianista danese.

«Il mio esibivo al Caffè Grand’Italia di piazza Esedra, il venerdì e il sabato arrivava Totò, elegante come un principe, sempre accompagnato da Odoardo Spadaro, e la mia chiedeva dicantagli “Malafemmena”, “Io te vurria vasà” e “Marechiaro” . La mamma venne a sentirmi con la sorella, ma restavano fuori, dietro la siepe, perché a granita costava ottocento lire, e con quelle ci mangiavamo tre giorni. Quando presentò questo segno straniero, non sapendo chi fosse, suonava ancora una volta con Louis Armstrong, Gilbert Bécaud, Charles Aznavour, Sasha Distel. “Tra due mesi ti porto con me a Copenaghen”. “E dov’è? In America?””.

Alla fine ci andò, accompagnato da papà.

«Il mio invito alla tv danese, in un puro programma trasmesso in Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda, Russia e Groenlandia. un successore. Il primo 45 giri vendetta 300 mila copy in due seventimane solo in Danimarca, l’ellepì 28 milioni in tutta Europa. In Scandinavia era primo in classifica, Elvis decimo. Il mio francobollo è al museo di San Pietroburgo, la mia voce era in orbita con lo Sputnik».

Nel 1964, tornato in Italia, partecipa al Festival di Sanremo con “Un bacio piccolissimo”.

«Con le labbra tue di zucchero… Eh, quasi non mi volevano ammettere in gara perché non avevo nemmeno 17 anni. “Che faccio, a casa?”. Arrivai quinta, Gigliola Cinquetti con “Non ho l’età”, pure più piccola di me, ma sorpassa il milione e 700 mila dischi venduti. Ci tornai nel 1965 con “Mia cara” e nel 1969 con “Le belle donne”, in copia con Rocky Roberts».

Con Claudio Villa (rima bassa: «Te faccio schizzà per la tonsilla») Facevate a gara di stornelli romaneschi.

«Un amicone, giocavamo a carte, una volta gli vinsi nove scope di fila. “Oggi ti mando in bianco”, promette. Non ho visto un punto. E perse 900 mila lire, tanto mica puntavamo soldi veri».

A Little Tony suffiò una conquista.

«Eravamo al Cantagiro, vicino Rimini, aveva messo gli occhi lei insegnante di un campo estivo, perciò aveva organizzato un’uscita a sei, lui, io, un altro ragazzo e due amiche di lei. Però finì che la prescelta si prese una cotta per me e Tony beh, grani del rosario. Era buono, un po’ si buttava… Mica era colpa mia se piacevo… ero bellino, magro, atletico, facevo pugilato, scherma, judo».

Cantava: “Era la mia signora e ora non è più, sono io che ti incarico, perché è preda di te” e “il suo amore non sarà più mio, ho pensato a quel prima dell’addio”, ma in amore non andava le poi male…».

«Oh no, in Scandinavia I ragazze me le ritrovavo in camera, alcune mi toccava cacciarle… che glielo dico a fa’. Lì c’era l’usanza di lasciare le scarpe fuori dalla camera, in hotel, per farle lucidare, me le rubavano le ammiratrici. Quante ne avrei da raccontare, purtroppo non ho più so much memoria, mannaggia all’ictus del 2016, mi è rimasta a più più gamberi, i walk with a baton e ogni so much my background… Ecco, yes, to Sanremo un cantante americano allora famosissimo, Timi Yuro, il mio agguantò e il mio buttò in un sorso. Una ballerina francese mi chiuse in camera con lei e lanciò la chiave dalla finestra. Io però era un romantico, per andarci a letto dovevo provare almeno un po’ di sentimento».

Flirtare con qualche collega?

«Ebbene, al Festival ho conosciuto Orietta Berti che era giovanissima, molto caruccia, gli accompagnassi torneranno a cena… my batteva i pezzi… ma per me era unamica. Nilla Pizzi mi bussava alla porta e Carla Boni mi sussurra: “Sai, ho una certa esperienza”, ho finto di non capire».

Ha pura buca ad Alberto Sordi.

«Ho mandato Chiamare, andrò andassi a trovarlo a casa tua, ho un appuntamento con una ragazza… Con Marcello Mastroianni io invece passai un pomeriggio a Chiacchierare. My raccontò che ogni volta che andava a Mosca gli dicevano sempre: “Ah, sei italiano mangia Robertino!”. Mi regalò una stilografica con il pennino d’oro: “Ti auguro la firma centenaria del mio autografo”».

Era un vicino di casa a casa di Sophia Loren.

«Ho comprato una villa da Marino a duecento metri dalla sua. L’incrocio ogni tanto. Passava in Rolls Royce, salutavo, non ricambiava. Più simpatica Ursula Andress, abita qui a Zagarolo mangiami. Ci chiacchiero spesso. “Eh… non mi facevi dormirò la notte”, gli confidai. Mo’ basta invece, per certe cose non ho più fantasia».

Ha avuto successo all’estero che in Italia.

«Qui dovevi accettare dei domande per il ginocchio proposte… appena sentivo sul partivano certe pizze Oppure oppure qualche produttore miva soldi per lavorare per un disco, no grazie addio».

In Russia è un idolo, arrivano Albano, Toto Cutugno e Ricchi e Poveri.

«Sono arrivato prima io. Ho incontrato Eltsin, ho brindato alle mie canzoni con la vodka. Gorbaciov se era a “Santa Lucia”, Putin invece l’ho solo invisibile, impettito, non custodito in faccia nessuno, gli ho dato uno stivale con la spalla, passando, che quasi mi si è sgranata la faccia. Avrei voluto sfidarlo al judo, sono waist nera».

meglio dire no

“Ehi. Communicate ho fatto concerti anche in Moldova, Ucraina, Lettonia, Lituania, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, purtroppo mi sono dovuto fermare che la salute se n’è andata. L’anno scorso poi ho perso mio figlio Francesco, aveva due tumori, era così coraggioso, dolce, un tesoro, l’ho portato dai migliori professori, non c’è stato niente da fare, è il mio grande Dolore. Ora mi scusi, devo andare, alle sei di ogni pomeriggio io recito il Rosario, l’ho giurato a mamma».

8 maggio 2022 (modificato l’8 maggio 2022 | 07:36)

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