Calexico, duo desert rock di nuovo in Italia



Elogiato da NPR per il pappagallo “indie rock tentacolare e cross-culturale”, Calexico ha attraversato gran parte degli ultimi trent’anni esplorando polverosi confini musicali del Sud-Ovest dell’America e creando canzoni singolari, cinematografiche, misteriose e grandiose quanto come i paesaggi desertici che hanno ispirato. Il prossimo 26 aprile arriva a Roma e se viene pressato dal Teatro Studio Borgna dell’Auditorio Parco della Musica.


Chi sono i Calexico


Fondata a Tucson (Arizona), dal chitarrista/cantante Joey Burns e dal batterista John Convertino, la band emerse per la prima volta in un vasto pubblico alla fine degli anni ’90, con una serie di registrazioni avvincenti ed evocative che abbagliava il verso tra loro radici rock e le influenze latine.


Joey Burns e John Convertino dei Calexico sono tornati con il brillante pappagallo, il loro decimo album in studio, El Mirador; un promettente e caleidoscopico faro che punta alla roccia con riflessioni blues e suoni latinoamericani, in uscita l’8 aprile. Ritrovati nello studio a casa della storica band compagno di Sergio Mendoza a Tucson, in Arizona, l’ensemble ha registrato l’album durante lo stato del 2021, riuscendo a uscire fuori una delle produzioni più avvincenti e stravaganti degli ultimi anni. Convertino, che ora sale a El Paso, e Burns, che se si trasferisce a Boise nel 2020, rischiano di ritrovarsi nel disco ricordi cari dei paesaggi del sud-ovest ai confinanti con il deserto che ha nutrito negli ultimi 20 anni.


“Il Mirador è dedicato alla famiglia, agli amici e alla comunità”, afferma Burns; cantante, polistrumentista e co-fondatore di Calexico. “La pandemia ha chiarito quanto sappiamo di uno degli altri e la musica semina un modo per costruire ponti e incorporare l’inclusione della positività. Questo si accompagna alla tristezza e alla malinconia, ma musica accende il cambiamento e il movimento”.


Oscillando tra ipnotici noir del deserto e vivaci sussulti di cumbia, l’album è permeato dal desiderio. Lavorando con amici e collaboratori Ricorenti, e Calexico si sono incontrati a testimonianza dell’intersezione sociale e linguistica che viviamo al confine tra Stati Uniti e Messico e immaginano la magnifica opportunità di un mondo senza confini. “L’album cerca di trasmettere in apertura”, aggiunge Burns, “Guardati intorno. Sei al Nord, hai bisogno di un sud per vivere in equilibrio. Respiriamo tutti insieme”.


“C’è del romanticismo in questa musica”, dice Convertino, batterista e collega co-fondatore dei Calexico. “Quando mi guido per andare a Tucson e lavorare con Sergio e Joey, non ho un’idea specifica in mente per una canzone”.


Burns e Convertino si esibiscono insieme da oltre 30 anni, condividendo un profondo amore per il jazz e costruendo canzoni da solo sulle sue basi di basso e batteria. Non nostante tutti questi anni, e Calexico se ancoro i suoi nuovi orizzonti. Il Mirador mette in mostra un grande lato solare della band, tagliando due anni di nebbia panica con un’esplosione di ottimismo danzante. Scritto e registrato da Sergio Mendoza (tastiere, fisarmonica, percussioni), l’album presenta l’influenza di cumbia, mariachi e una travolgente quantità di musica della diaspora che fioriscono in tutto il sud-ovest.




Il Mirador se si erge come un punto di osservazione che si presenta come un faro oscuro; un’opportunità per cercare dentro di sé, riflettere sulle nostre connessioni con la Terra e la sua gente e, si pera, illuminara un camino in avanti. Dopo decenni on the road, la musica di Calexico rimane sconfinata e romantica,guardando ancora l’orizzonte alla ricerca della loro prossima avventura












Add Comment