ecco come suona il dream pop agrodolce degli Houstones

Ci sono giorni in cui ti svegli preso a sberle dalla malinconia. Vieni quando sogno di essere tornado baby. Poi apri gli occhi e ti rendo conto di avere parecchi anni di più. Ti colpisce una tristezza che non è maschile. È quasi piacevole. È un sentimento agrodolce che in me, ad esempio, scatta in automatico con alcune canzoni degli Smashing Pumpkins o di Sparklehorse. Pezzi di colonna sonido di una vita andata, entra qui sotto. Quella musica legata ai ricordi che conosci alla perfezione e ti fa se curo. eco, Ittero Già dal primo ascolto mi ha lasciato quel senso di malinconia agrodolce che fa star bene. Gli Houstones con il loro primo brano in italiano, l’ho usato lo scorso 6 aprile, sono entrato subito sottopelle. Un basso transitorio. Tastiere che design atmosphere dream pop, e una batteria che non sbaglia una virgola, con quei colpi di rullante messi al posto giusto: less is more. E anchor, riff di chitarra azzeccatissimi che sfociano in un finale strumentale dal sapore funky: con altre sonorità avrebbe fatto sfracelli nelle discoteche alla fine degli anni 70. Il suo suono tappeto un lontano, indefinito cantato, echi shoegaze che si conficcano nella testa. Non è un caso che per la produzione della brana sia scomodato Marco Fasolo dei Jennifer Gentle. Gli Houstones, band svizzera con un album attivo, era composta da Saul Savarino (voce, chitarra), Joel Pfister (batteria), Maurizio Cuomo (basso) e Serena Maggini (tastiere e voce). Abbiamo fatto qualche dominato il leader, Saul.

Ittero è il vostro primo brano in italiano. Come mai questa svolta?

«Più che una svolta è stato un esperimento. Abbiamo provare a capire nasce in degree di melodie che ci piacessero con un testo in italiano. Che naturalmente è molto difficile da “far suonare”, anche perché il nostro genere musicale di solito corrisponde al suono dell’inglese. Quando canti nella tua lingua madre, c’è la possibilità di usare la parole al massimo potenziale pappagallo. La prima cosa che un ascoltatore di lingua italiana percepisce in una canzone nella sua lingua è nel testo, solo quando arriva la musica. Se il testo è pessimo non c’è suono che ha, la canzone sarà un fallimento. In tal caso, credo ci sia stata una congiunzione astrale che ha dato una bella canzone, anche un bel testo, che parla di perdita, di rinascita e di relazione con il contesto».

La canzone trasforma la sua atmosfera da sogno pop, con un suono importante tappeto di tastiere. Iniziare un nuovo corso per gli Houstones?

«Sono sicuro che il cambio di formazione ha influenzato molto il sound della band. Prima eravamo “guitar oriented”, ora gli strumenti si equilibrano con l’entrata nella line-up di Serena alle tastiere e alla voce. In generale eravamo anche stancati di base tutta la composizione sulla chitarra. Scrivere e tutti brani insieme in studio, si certo se c’è un processo di scrittura molto lento, le mie canzoni sono molto originali e ci siamo sentite al meglio, anche la diversità viene dalle saremmo aspettate. Questo senso di stupore ha molta energia per andare avanti con una band che celebrerà e celebrerà dieci anni di attività. So di non puntare sempre al cambiamento, non credo che staremo insieme per molto tempo. Cambierò sempre per non change mai, giusto?».

Come è arrivata la collaborazione con un artista del calibro di Marco Fasolo?

«Scrivo di continua a tutti, nel senso a tutti quelli che ritengo interessanti o utiliza alla nostra band, sempre alla ricerca di informazioni, consigli, preventivi, etc. Contatta Joe Barresi, Chris Goss, Steve Albini o Matteo Colliva, ricevendo risposte cordiali. Chris Goss, ad esempio, se è imprigionato nel tempo dell’ascoltarci ed è un grande onore, ha esplicitamente dichiarato che, poiché lavora sodo, sarà disposto a lavorare sodo per una collaborazione. Preso dallo sconforto, salvando la nostra “cassa band” pressoché vuota, ho scritto a Marco Fasolo dei Jennifer Gentle (che ha prodotto Verdena, Bud Spencer Blues Explosion, I hate my village), con l’idea di chiedergli consiglio contattare chi per I troverò alcuno che aiuto nella produzione artistica di brani. Immagine mio passato dovrei il contatto di uno assistanto o qualcuno alla nostra portata e invece, dopo averci to, si è offerto di farci lui stesso da produttore. Il nostro lavoro è sempre stato autoprodotto e questo “imparare da soli” rallenta molto e allunga i tempi di produzione. Lavorando con un artista esperto come Marco Fasolo, abbiamo aperto in breve tempo la sua registrazione e aperto una nuova modalità di razionamento con lui sui brani. Questa è la cosa più professionale che abbiamo mai fatto ed è stato vermente molto arricchente vederlo all’opera. Abbiamo imparato entrambi da lui e ci siamo ache molto divertiti insieme».

Stai lavorando a un nuovo disco? Pensate di scrivere altri brani in italiano?

“Sì, Ittero L’ho usato il 6 aprile, ed è il cugino di quattro canzoni che anticipa il nostro terzo album. Il prossimo singolo uscirà il 25 maggio, e come gli altri verrà pubblicato in stretto legame artistico con i video en stile lo-fi di Ambra Guidotti (quello di Ittero è in calce a questo articolo, ndr). Sicuramente, visto l’entusiasmo generato da questo singolo in italiano, ci saranno altri brani nella nostra lingua, ma la discriminante è sempre la stessa: se il brano suona bene in italiano, quella sarà la nostra scelta, altrimenti no».

Quando possiamo sentirci vivi?

«Naturalmente abbiamo aperto un tour in programma per la promozione dell’album. A giugno è previsto un appuntamento a Lugano per “girare” la produzione del live».

Qual è stata la tua influenza musicale in questo periodo?

«Questo è un pull-up difficile. Naturalmente all’interno della band ha avuto una grande influenza sulla diversità, ma questo per noi è un grande vantaggio. Posso dirti cosa c’è nel mio Spotify: attualmente ascolto molto Alt-J, Sofsky, Mark Lanegan, Deftones, Perturbator, Kavinsky. Dare un po’ di anni a questa parte di me è praticamente impossibile dire quali influenze abbian e nostri brani. Se siamo una band che fa parte dell’alternative rock perché passa allo stoner rock e comunque suoniamo sempre con delle sonorità, si pensava anche che la divisione in genere musicale sarebbe stata migliore. Siamo un gruppo rock alternativo? Non proprio. Siamo stoner? Non diretto. siamo pop? Spero che tu dica di no”.

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