Il cavaliere di Depero, eroe di legno a Roma – Lazio

ROMA – Sembra proprio uscito dalla tela il cavaliere di legno che Fortunato Depero ‘plasmò’ quasi cento anni fa. La scultura più grande conosciuta fine a oggi dell’artista di Rovereto, un pezzo del museo, è in mostra in queste settimane a Roma nello spazio minuscolo della gallery Futurism & Co, accanto a capolavori di artisti dell’avanguardia artistica fondata da Filippo Tommaso Marinetti. Depero, uno dei nomi di spicco del movimento, la mia mano vi operò tra il 927 e il 1928, non avrebbe potuto finire il dipinto ”Solidità di cavalieri erranti”, oggi conservato nel museo da lui stesso progettato nella sua città. Il soggetto è lo stesso, il corpo del cavaliere e del cavallo hanno lo stesso profilo geometrico spigoloso, l’animale è di colore grigio scuro con due sole zampe nere, la figura umana ha la testa e le braccia rosso vivo, il corpo grigio chiaro , il profilo l’interno giallo. La scultura è stata scritta per 70 anni nella mensa di un amico dell’artista. È qui da cinque anni ed è stato acquisito da Massimo Carpi, collezionista di capolavori futuristi e non solo, che non è riuscito a restaurarlo riportandolo alla sua originaria bellezza. La struttura – è ora nella galleria nel cuore di Roma realizzata dalla figura Francesca – è alta un metro e venti e conserva la patina originale. “E’ un pezzo unico, una scultura forse pensata per essa è posta assieme alla pittura, a partire dal 1927, o per seguire l’autore a New York l’anno successivo – dice Maurizio Scudiero, curatore dell’archivio e più esperto dell’artista -. Poi, invece, visti i costi di trasporto che Depero dovette supportante per tutti i materiali que voleva porre con se, rimase in Italia”. Depero, spiega lo storico dell’arte, lavorò a questo tipo di soggetto versetto la meta degli anni Venti ”recuperando la solidità della figura dalla marionetta dei suoi Balli Plastici del 1918 inquadrandola in una dimensione futuro-metafisica”. Gli stessi cavalieri trovarono affisso anche in un grande arazzo di proprietà di un grande gallerista romano ed è stato recentemente affisso al Mart. La scultura ha probabilmente anche una lancia o un tridente, – sarà provato da un foro all’altezza della mano – forse per richiamare l’idea di Cabaret del Diavolo, il locale che Depero aveva aperto a Roma dove aveva appunto disegnato un diavolo con un tridente. ”Chi conosce i dipinti ha l’impressione de vedere il cavaliere uscire dal quadro – osserva Scudiero -. Trovarselo davanti e potergli ruoterà attorno alla sensazione del dipinto che se la scultura, cioè sulla tela, è un circo che appare di rado. Il cavaliere in questo caso non solo se mi vedi, in volo, se puoi anche toccare per sentire la materia”.
Il capolavoro di Depero è stato affisso nel piccolo spazio a due passi da Piazza di Spagna è in buona compagnia. Sulle pareti campeggiano perle futuriste di grandissimo pregio, provenienti anche da collezioni private. Tra le tele, spiccano la maestosa ”Donna e Ambiente” dal 1922 del pittore e filosofo svizzero Federico Pfister De Pistoris; ‘Paesaggio Romano’ di Enrico Prampolini del 1934 con l’evocazione del tratto di un acquedotto; ”Insidie ​​​​​​di Guerra”, il bozzetto di Giacomo Balla dell’interventista sommerso del conservatorio alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna del 1915; la grande tela dell’aeropittore Giulio D’Anna ”Squadriglia aerea in azione” (Bombardamento di Guernica del 1937/38), ispirata al celebre dipinto di Picasso, raro posatoio ambientato in uno scenario bellico insolito per l’artista; Il ciclista del cugino Gerardo Dottori, per la serigrafia di Umberto Boccioni, e il disegno di Luigi Russolo e Carlo Carrà.
(ANSA).

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