Stadio pieno? Dai brividi. Suonerò così…”

la bellezza di lei capitale e l’atmosfera rarefatta causata dalla pandemia sono stati fonte d’ispirazione per Jacopo Mastrangelo che, in periodo di lockdown, ha deciso di donare parte della sua forza e del suo talento al suo quartiere. Ha preso in mano la sua chitarra elettrica e ha intonato l’inno d’Italia. Tutto è iniziato così, ha raccontato con orgoglio in esclusiva ai nostri microfoni: “Durante il lockdown ho iniziato a suonare per gioco, sono tornato a fare il Rockettaro. Il Jimy Hendrix che si affacciava dal terrazzo di casa, per il mio quartiere anche perché mai avrei immaginato che qualcuno mi potesse ascoltare. Poi ho visto che spesso c’era il flash mob in cui tutti cantavano o suonavano dai balconi, allora ho deciso di farlo anche io. Ho iziato con l’inno, improvvisato, poi ho continuato scegliendo brani che rappresentassero l’Italia. Perché questo è il mio compositore italiano preferito e più importante. Il mio tentativo era di trasmettere un messaggio di speranza, così com’è. Ho una forte risposta mediatica, ho visto che la persona era felice e questo è il mio felice ritorno e io sono il capitano che spero di continuare”.

DRITTO – Poi, all’improvviso, una proposta inaspettata quanto stupefacente. Gli sono stati aperti le porte della drittosua grande passione oltre alla musica, e dello stadio Olimpico. Una grande opportunità che non è stata disponibile da cogliere al volo: “Sono sempre stato laziale e mi hanno chiamato per fare una raccolta fondi per beneficenza, avevano realizzato una mia sagoma oltre a quella de altri artisti, chiedendomi se vessi voglia di suonare prima di una partita. Io sono arrivato subito. Successivamente l’azienda mi ha contattato per altre occasioni, giungendo infine a quest’anno in cui sono a conoscenza del fatto che avrà avuto ogni piacere se fossi andato a suonare. Ovviamente compatibile con i miei impegni. Io ho risposto di sì, molto volentieri”

STADIO – Jacopo ha visto il volto previsto dallo stadio, quel deserto in cui l’eco di ogni nota era assordante quanto potente. Erano lui, la sua musica e gli spalti vuoti. Pian piano ha visto ripopolarsi, e ha provato l’emozione dei suoi sogni davanti a un pubblico, seppur limitato. Fino a ieri, quando ad accompagnare la sua esibizione c’erano trentacinque mila voci che intonavano le parole de “I giardini di Marzo”. Un’emozione indescrivibile. In merito ha raccontato: “Ho vissuto tutte le fasi, non è stato a crescendo ma le cose sono change all’improvviso. Quando ho iniziato, non era praticamente nulla, l’unica persona che avessi mai visto era che potevo presentare. In un’altra occasione ho dato direttamente il mio mandato, mio ​​ricordo che ricevetti tantissimi messaggi. È bellissimo adesso, tutto questo periodo triste, perché mi sento un po’ solo, ti sto affrontando da molto tempo. Ho cercato di immaginare come sarebbe stato se sugli spalti ci erano stati i tifosi, ma vivelo è tutta un’altra cosa. È bellissimo, ho sentito l’appoggio di tante persone che mi sostenete anche cantando come sono accaduto ieri. In questo caso, c’è una grande quantità di desiderio e adrenalina, quindi per favore fai sapere alla persona che la persona in qualsiasi modo ti dice cosa può fare per aiutarti. Per niente, sono davvero felice soprattutto del fatto che tutti si divertivano e cantavano. È questo lo scopo principale. L’unica cosa che mi interessa, mio ​​rammarico, è che mi tengo occupato con la chitarra, non posso applaudire con loro. Posso solo suonare”

brani – La scelta di un brano non è più casuale, anzi. È oculata, prende inconsiderazione diversi fattori che non sfuggono alla sua attenzione: “Tendo a scegliere un brano, commovente o lento, che conosco dal pubblico in modo da poter cantare tutti insieme. Come ho fatto ieri con “I giardini di marzo. Nel momento in cui faceva un pesce, lo faceva immaginando quanta gente c’era nello stadio, all’importanza della festa e anche in base a quando se la partita sarebbe stata o sarebbe stata. Ad esempio, in una parte precedente della canzone “A sky full of stars” dei Coldplay, immaginavo che lo stadio fosse ben fornito e accompagnato da uno spettacolo di luci che promuovesse l’idea di un cielo stellato. L’inno? Suona il mio piacere. Al momento ho fatto quello che avevo, mi sono limitato ad eseguire brani che possono essere definiti come un significant inno perché per Lazio”.

Pubblicazione l’8/05 tutte ore 21

CLICCA QUI PER TORNARE NELLA HOME PAGE

PRIMAVERA – Lazio, Tara non molla: “Ci sono due regole nella vita…” – FOTO

Calciomercato Lazio, svolta Patric: doveva partere, ma il tempo cambia tutto

Add Comment