Tra i libri e nella testa di Umberto Eco

Qualche tempo fa diventò virale il video in cui Umberto Eco, in una lunga sequenza pianistica, con una chitarra in bocca, cammina nel suo appartamento-biblioteca alla ricerca di un volume. Nell’immaginario popolare l’erudito è bibliofilo, costantemente circondato dalla pila di volumi e fogli volanti. Nell’universo Disney – caro a Eco – il personaggio di Pico de Paperis, zio acquisito da Paperino, viene appositamente disegnato con una libreria tutta spalle, con una tessera svolazzanti che nasconde il libro che se lo porta sotto il braccio e con gli occhialetti appoggiati al becco. Nelle storie de Paperis cerca di collezionare più lauree possibili in qualsiasi materia, in ogni scienza, vantandosi delle proprie conoscenze con gli altri paperi (Eco nella sua vita ha ottenuto ben 40 lauree honoris causa). Diverso dal filosofo, antico o romantico, lo studioso non osserva le origini della sua scrittura, più simile a un monaco che a un sapiente, ma piuttosto bucolico. Serve lo spazio fisico per contenere la lettera informativa arrivata dai millenni di storia umana.

Umberto Eco, soprattutto dopo la ricchezza materiale arrivato con la pubblicazione del best seller Il nome della rosa (se parla di quasi cinquanta milioni di copie vendute), ha acquistato un po’ di metratura dal Castello Sforzesco e ha accumulato una discreta raccolta di volumi di antichità dello Stato italiano, elaborati dal Mibact, ha acquisito nel 2018 e, In sintonia con la famiglia, stiamo facendo un sistema in questi giorni nella Biblioteca Braidense di Milano (dal 5 maggio al 2 luglio). Il medievalismo è così profondo in Eco che scelse di chiamare questa sua collezione con il nome latino di Bibliotheca semiologica curiosa, lunatica, magica e pneumatica. Il contenuto è arrivato a Brera in 73 pagine, per un totale di 1.328 volumi, e dentro tutto ciò che ha attirato l’accademico piemontese, e che ha dato nomi, informazioni, storie, idee e persone che hanno potuto usare le proprie romanzi mescolandoli ad altri nomi, informazioni, storie, idea e personaggi – L’opera narrativa di Eco è un caso estremo di collage, di pastiche citazionista che va da Rosacroce a Batman, e la sua eclettica wishlist libresca lo conferma. Ci sono pilatri come l’Ipnerotomachia polifilia e una terza edizione del corpo ermetico di Ermete Trismegistus, timbrato a Venezia nel 1481, poi operato da Athanasius Kircher e Giordano Bruno, libri di alchimisti del cinquecento e di naturalisti del seicento, testi di Liebniz e il Dell’armonia mondiale di Zorzi, volumi in inglese sui gesuiti e sulla masoneria, in francese, poi Cabbala, società segrete e fantasmi, saggi sui demoni ed enciclopedie sull’ornitologia, i libri in codice Ho dato Drujol e lui Recherches Sur Les Imprimeries Imaginaires di Brunet e una trentina di incunaboli rari. lista vertiginiDiceva Eco.

Colonna, Francesco Hypnerotomachia Poliphili. Venetiis, Aldi Manutii, Romanus, 1499. Uno dei libri più importanti del quattrocento, l’Hypnerotomachia è attribuito a Francesco Colonna e fu pubblicato nel 1499 a Venezia da Aldo Manuzio. L’Hypnerotomachia Poliphili presenta una misteriosa allegoria arcana in cui il protagonista Poliphilo insegue il suo amore Polia attraverso un paesaggio onirico e architettonico.
Ole Worm, Museo Wormianum. Lugduni Batavorum, ex officina Elseviriorum, 1655 Medico, filologo, protoarcheologo, Ole Worm presso il suo museo immaginario – che cataloga tutto – di fare ordine in una delle collezioni più eteroclite del ‘600, fra piante, animali, pietre, offrendo una sorta di prototipo del futuro museo naturale.
Sue, Eugène, Le Juif errant, Bruxelles:Meline 1846
Biblioteca Nacionale Braidense, “Studiolo” di Umberto Eco
Biblioteca Nazionale Braidense Sala Maria Teresa, particolare del candelabro, foto di Alessandro Famiani

Tutti gli altri volumi, oltre trentamila, quelli contemporanei, que si se dono nel video virale, sono estati dati in comodato d’uso all’Università di Bologna. A Milano le chicche, all’Alma Mater Studiorum la sostanza. Lo “Studiolo Umberto Eco”, così è stato chiamato, è stato collocato volontariamente proprio nella sala dedicata al Manzoni. Comes Ricorda Agamben in un libro omonimo studialo, lo studiolo è quella piccola stanza presente «nei palazzi rinascimentali in cui il principe si ritirava per meditare o leggere, cirondato dai quadri che amava in modo speciale». La vedova Eco, Renate Ramge, ricorda che «La stanza degli antichi fu da subito il rifugio di Umberto, senza telefono, senza computer, con gli spartiti ei suoi flauti, che suonava quasi ogni giorno». Rifugio e kunstkammer, ricca di preziosi cimeli da show ad amici e nipoti. La stanza per se originale di Eco era di forma ellittica, mentre era in Braidense era rettangolare, ma vicina a riprodurla fedelmente sistemando i volumi com’erano a Piazza Castello 13, secondo la regola del buon vicino. Rispetto all’ordine alfabetico, scritto da Roberto Calasso in Come faccio a ordinare una libreria, Adelphi, «meglio formare piccoli atolli di argomenti affini, a cui questi libri aderiranno come conchiglie alla roccia. Esistono gli atomi crochus anche fra gli argomenti. Si tratta solo di dire scoprirli». Per verosimiglianza sono stati aggiunti poi alcuni oggetti prestati dalla famiglia, tra cui delle tenerissime bobble-head vintage dei personaggi dei Peanuts (Lucy, Charlie Brown, Linus, Schroeder e Snoopy), alcune pipe davanti a due albi di Mandrake, una riproduzione della Stele di Rosetta, e una giara di vetro dove qualcosa di organico: testicoli di cane. In uno dei libri autobiografici di Eco, La misteriosa sposa di Regina Loana, edito da Bompiani nel 2004, il protagonista usciva ad acquistare i fiori alla moglie e tornava con delle palle di cane. “Quei testicoli mi affascinavano”, scrive nel libro “Chi ha mai vive dei testicoli di cane, voglio dire, senza il cane intorno, allo stato puro?”.

Per celebrare questa nuova stanza, dove a finita catalogazione i visitatori potranno consultare i volumi nella manocritti room, è stata allestita sotto i sontuosi e gigantechi lampadari di vetro di Boemia e il ballatoio continua del Piermarini con la scaffalatura in noce, a mostra che collega i libri scritti da Eco con quelli posseduti, intitolata L’idea della biblioteca. C’è un Tgiornalista opolino del 1936, testi antisemiti che son serviti per scrivere Il Cimitero di Praga e tavole con mucche a due testi. In un libro di fine ottocento sul diavolo nel XIX secolo – I misteri dello spiritualismo – Se rischi di vedere l’ex libris di Eco: un grosso asino suona come un piffero, seduto è un cilindro da cui punta una cornucopia, e intorno a una bestia antropomorfizzata ballano in girotondo (se è un francobollo tratto dal libro del 1572 di Giovan Battista Nasrid Della tramutazione metallica sogni tre). Intorno alti pannelli sono pieni di citazioni di Baudolino o di L’isola del giorno prima. Il tentativo di questa sembrerebbe quello de avvicinare Echo a un italiano Aby Warburg – figura centrale della cultura europea, fondatore di una delle biblioteche più importanti del mondo, spesso citata – staccandolo invece dall’eventuale immagine dell’esperto flaubertiano borghese che accumula hobby , materiali e o conosce, come un Bouvard a Pécuchet, in cui non è affatto difficile scivolare.

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