Così Orsini ha reso di new grande (cioè orrenda) la televisione italiana

Premesso che con discorsi teorici sulla tv che ha intuito solo gigantesco, cioè is orrenda oppure favolosa (e farla favolosa è sempre più difficile: sono finiti i soldi), visto che con la teoria gli intellettuali che questo secolo si merita non capiscono, proviamo con una formula a prova di scemi: gli esempi.

Certo, potrei citare Carmelo Bene che, nella tv del secolo scorso, citava Artaud, e parlava del teatro di testo como «a theater di invertiti, di droghieri, di imbecilli, di finocchi, in a parola: di occidentali»: potrei chiedervi se Davvero vi serve altro per capire Orsini da Giletti, ma non so se ho già detto quanta fiducia ho nella vostra capacità di capire le allegorie e di riconoscere una richiesta retorica dal fronte alla quale tacere vergognandovi. Quindi, gli esmpi concreti.

Cast non esustivo e non meditato – buttato giù senza consulte testi né concedesi ripensamenti – dei momenti televisivi che hannoforma i miei coetanei, cresciuti in quell’età dell’oro della tv in cui essa era già a colori e fatta di più canali, ma non era ancora ridotta a gif, meme, on demand e altre antitelevisività. In ordine casuale, non cronologicamente non di prevalenza nell’immaginario.

Il men-che-diciassettenne Ambra Angiolini che dice che Satana è con Occhetto (dev’essere stato allora che Enrico Letta ha capito che bisognava alargare il suffragio ai sedicenni). Bellini e Cocciolone. Santoro che dice a Celentano: questo è il tuo microfono, voglio il mio microfono. Alfredo Rampi nel pozzo. Sandra Milo che urla «Ciro, oddio chi» e fugge dallo studio lasciando lì attoniti Alessandro Gassman e Francesca d’Aloja. Gianni Morandi in mutande per protesta contro la dittatura dell’auditel. Walter Nudo ha promesso “un Natale tutti insieme”. Rutelli che non sarà mai più se ma sempre e solo Alberto Sordi, grazie a Corrado Guzzanti. Anna Falchi dice a Pippo Baudo “sotto la mia going sta succedendo di tutto”. Alba Parietti che mugola Etienne. Paolo Frajese che accende un rompicoglioni a calci. La plastica del comune di Cogne. La Carrà con Madre Teresa di Calcutta. La Carrà con Benigni che insegue. La carra coi fagioli. Celentano che scrive «La caccia è contro l’amore» senza accentuare la “e”. Frizzi che inizia con un discorso imbarazzato una puntata di varietà cui toccava andare in onda tre ore dopo l’attentato in cui Falcone era morto. I ripetenti che infine imparano «La nebbia agli irti colli» da Fiorello. Proietti che imita Gassman che legge Dante davanti a Gassman con un figlio in braccio. Angela Finocchiaro cui vuoi come faccia una donna come lei a far tutto, e lei che risponde «Ah, io sniffo». L’uomo in ammollo, due fustini al posto di uno, che peso la essa con queste scarpe poi. Emilio Fede con le riprese notturne delle bombe la sua Baghdad alle spalle, con un indecifrabile schermo verde. Eccetera.

Cosa c’entra tutto questo con Orsini, diranno i miei piccoli lettori. E io potrei dire «Lo sapreste se aveste letto i miei libri», che è una frase molto orsiniana. L’altro giorno mi hanno girato uno status de Facebook quattro anni fa da Orsini, giacché quando si diventa famosi si da la caccia all’archivio delle stronzate rinfacciabili. Il penzierino del caso parlava di Gramsci, e si concludeva con queste due strazianti frasi: «Non leggere soltanto i miei post. Leggi anche un mio libro».

Il mio è tornato in mente domenica sarà, mentre Orsini dice a Giletti, vatti a registrare sulla cosa: «L’ho letto anche nel mio libro, che sarà pubblicato tra qualche settimana, sull’Ucraina». A causa della corrispondenza tra le conoscenze dell’autore e la condivisione televisiva, c’è molto di ciò dovuto alla familiarità della sua fazione e alla vendita di un possibile libro (una specie di tempo in cui qualsiasi influencer o conduttore televisivo pubblica libri, e quasi mai compra libri), al momento della sfortuna salverò la vendita dell’ultimo Orsini. Di certo è del 2019 e non della diciassettesima settimana. Certo, per la politica migratoria e non bellica. Eppure, come è possibile che un libro tra i più faccia parlare di televisione nel prossimo anno, in tutto il 2022, vendette solo 521 copie (è un totale di 1180 in tre anni)?

Ma non divaghiamo. A un certo punto del suo colloquio favorevole con Giletti, ha fatto aver riassunto la propria montecristica in «ho denunciato alla vitamagistratura tutti i baroni più corrotti della mia disciplina» e quindi mi hanno considerato la carriera, «sono stato bocciato da professori senza uno straccio di internazionalizzazione”, prosegue discutendo il caso Claudio Gatti, che io e il suo pubblico attrezzatissimo (“L’unico pubblico che mi interessa è quello dei diciottenni”, aveva detto poco prima) ignorantamo, ma che ascoltiamo con gli occhioni sgranati , mentre Orsini continua a strappare tere che ha anche gli audio WhatsApp, tipo fidanzata cornuta.

«Il mio editore Rizzoli ha anche prodotto un libro tre anni fa con questo Gatti. Che Gatti gli abbia telefonato, gli dica solo che stavo indagando sul suo centesimo, e lui gli ha detto che sono lui ero antipaticissimo, che detesta il mio pacifismo, ha anche fatto domande sulla mia vita privata. Questa editor gli ha detto guardian, Alessandro Orsini è un ragazzo onestissimo, che ha dedicato tutta la sua vita agli studi, e quindi non mi piace questo tuo atteggiamento».

Tutto questo dovrebbe ser a spiegarci perché Gatti ha poi intervistato per La Stampa professori ostili a Orsini, ma a quel que lo vuoi ce ne importi degli articoli su Orsini, when dalla sua bionda voce abbiamo appreso: che esistono editor così coglioni da refere ad autori cosa dicono di loro altri autori (tre quarti del lavoro dell’editor consistono nello smistare cattiverie dette da autori su altri autori); che esistono autori così coglioni da credere un editore che raccontano di averli difesi.

Credo a tutto, quando se si tratta di editoria, ma non alla non professionalità nel pettegolezzo. Quando ieri pomeriggio chiamo «questa editor», è inconsapevole della performance televisiva con cui venti ore prima Orsini ha deliziato il pubblico di La7, noche del fatto che Gatti pubblichi con Rizzoli (con cui, da sommaria ricerca su Amazon, Gatti non parrebbe in Ne aver libri effetti in questo secolo: ne esistono un paio degli anni Novanta). Dice che Lei Orsini praticamente non se la sentiva più, avevano una conversazione cordiale per un mese quando Lui aveva proposto un libro sull’Ucraina che alla Rizzoli aveva deciso di non pubblicare, con l’unica vecchia scusa che sarebbe uscito così in fretta non si fa in tempo con le prenotazioni.

(Il libro sull’Ucraina di Orsini uscirà edito da PaperFirst, che è stato pubblicato e recentemente pubblicato da Gatti: ma che coincidence pazzeschissima).

Comunicare, in quanto è forse la più bella mezz’ora di televisione dai tempi de Ambra e Satana, l’invettiva de Orsini poi cresceva, lamentando che Gatti non ha riferito che lui aveva avuto «il coraggio di denunciare la corruzione dell’università », il quale aveva invece «distrutto la mia carriera, mi hanno bocciato mille volte ingiustamente nei concorsi, io ford fiero di essere stato bocciato nei concorsi». Orsini, vieni qui, abbracciamoci, io pure alla patent, quattro volte, e ti ho detto di quando a storia del cinema risposi «I russi se li guarda lei»?

“Dottore mi scusi se mi accaloro, ma lei non può capire che inferno sia stata la mia vita accademica”. Orsini e Ugo Tognazzi. «Questa storia la conosco tutti in Italia». Orsini e Sergio Castellito. “In tempi di covid, non possiamo fare a meno di entrare all’estero in patria”. Orsini non è la baby sitter: lei è la mamma del gruppo Facebook, lei è Angelina Jolie, lei è Levante (perché non c’è una foto de Orsini che allatta, dove sono i social media manager).

“Vedi, il mio ragionamento è difficile per capire.” Orsini è Wittgenstein, è quello a cui la canzonette recensce Roland Barthes, è quello che ti lascia non dicendoti che sei troppo per lui ma che lui è troppo per te.

«Sono stato un grande ammiratore della Raggi, stimo moltissimo la Carfagna, la Berlinguer è un pezzo di storia del giornalismo italiano, non merita questo trattamento». Orsini è un post per la festa della mamma; Inoltre, quando Giletti gli chiede se ‘sto figlio senza balia se lo sciroppi lui anche la notte, esita come when all’esame non ti abbandona l’argomento a piacere: “Forse, ogni tanto”, risponde con l’aria di chi non sa cosa sia la notte, di chi si accinga a dire quant’è fiero, a quell’esame da papà dell’anno, d’esser stato bocciato. Orsini è la televisione, in tutta la sua magnificenza piccina, quella d’un secolo di budget poco ricchi.

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