Dal corpo umano al pianoforte ai libri: Ambrogio Fassina, il musicista patologo

PADOVA – Quando se ti siedi al pianoforte e vicino ho notato In un vecchio palco della Scala, il professore Ambrogio Fassino famoso patologo dell’Università di Padova, nell’antica canzone del Quartetto Cetra: Quanta e quanta gente nella sala/ c’è tutta Milano in gran soirèe. Il professore ospita concerti nella sua abitazione di via Fragimelica, a due passi dal Duomo, e qualche volta accompagna col flauto il quintetto. Ama la musica al punto da averla in ordine e con te dell’orchestra dei Solisti Veneti. Per sei anni è presidente della Conservatorio Pollini. Ama anche i libri, both da presiedere la Cleup la casa editrice del Bo, 150 pubblicazioni all’anno. Il tempo partcipa viene sottratto dal torneo di bridge. Adesso è impegnato nell’organizzazione delle celebrazioni per gli 800 anni dell’ateneo padovano. E non basta, c’è un’idea per il teatro: un atto unico che si chiama Di chi è il cadavere?. Il patologo riemerge. A sulle ricerche ha reso pubblici i dati malattie di Isabella D’Aragona vissuta nel Cinquecento. Perché il passato della duchessa di Milano e sovrana di Bari non lo stesso diritto alla riservatezza di un cittadino?
«Sono molto interessato allo studio della consulenza legale e dell’etica che regola questo argomento, con solo l’Ue per il valore della privacy e della salute. Ma le informazioni sul Dna, che sono disponibili con un semplice preliminare di mucosa nasale, quale tutela? Nel nostro caso, partiamo da un illustre collega che ha seguito l’autopsia delle Salme degli Aragonesi conservata nella sacrestia di San Domenico Maggiore a Napoli e ha raccontato in un bellissimo articolo scientifico le malattie da cui wereno affette Anna e Isabella d’Aragona . Se si tratta di una violazione della privacy, il collega è responsabile del processo?
Alberto Fassina, nato a Monza, 71 anni, è oggi professore emerito. Per oltre quarant’anni ha insignato al Bo e ha svolto lavoro ospedaliero. Sono il Presidente dell’Unione Europea di Medicina e Patologia.

Come è arrivata la Brianza a Padova?
«Per l’università. Dad aveva paura, dopo la maturità che ho fatto nel 1968, che con i disordini della contestazione io mi dessi en mezzo al casino milanese. Così mi ha mandato a Padova, non poteva sapere cosa sarebbe accaduto. Sono al Collegio Universitaria Antonianum e ci sono estato molto bene. Subito dopo la laurea e la specializzazioni en pathologicanatomia e giene e prevenzione medica mi sono fermato all’università, mi hanno dati subito da lavorare».

Da bambino pensavi che avessi fatto l’anatopatologo?
“Ehi! La mia piaceva aprire lo cuce e chiude qualcosa c’era dentro, come fosse grasso. Ero ancora lontano da capire, ma when home portavano conigli che doveva essere cucinati, io li aprivo, cercavo di cosa vedere c’era. Ho continuato a sapere dalla stessa fama di. Questa è la mia storia.”

Che famiglia erano i Fassina?
«Mio padre e mia madre erano laureati in lettere antiche, mamma Giuseppina aveva fatto la tesi in papirologia poi ha avuto quattro figli e ha abbandonato una promettente carriera accademica. Papa Giuseppe ha una storia interessante, proveniente dall’ambiente del profondo cattolicesimo lombardo che, per circondare un aggettivo, definisce manzoniano. Fin da giovane era impegnato in politica e dopo la guerra è stato un collaboratore molto vicino a Enrico Mattei il suo problema che sono ancora attualissimi, come l’approvazione energetica della nazione. Cugino della morte di Mattei se la caverà il direttore generale degli Aeroporti di Milano. Siamo cresciuti in mezzo ai libri perché papa è stato un grande scrittore e appassionato d’arte. Ha scritto molto, anche la sua storia di famiglia: una madre prenatale è una protagonista delle Cinque Giornate di Milano. Ha scritto pura bella poesia, le mie non sono così belle. In tarda età ha rischiato la pittura, è stato coraggioso».

Qual è il lavoro di un patologo?
«L’anatomia patologica ha una parte fondamentale nella storia della medicina ed è nata originariamente a Padova, dove ho iniziato lo studio dell’anatomia umana per arrivare al culmine con Gian Battista Morgagni nel 1761, quando lo scienziato aveva pubblicato il suo testo basilare nella storia del pensiero medico. Questo è il primo in assoluto ad associare una situazione clinica alla patologia dell’organo e il suo studio è attualmente tutor. Ha intuitivamente associato il sintomo con la patologia dell’organo, mentre è consapevole della medicina insieme, tutta l’evoluzione della chimica e della fisica hanno portato al passaggio della patologia dell’organo, e del macroscopico quindi, tutta la patologia di il testo, e il quindi visibile con la Microscopia Ottica. Negli ultimi decenni del secolo scorso abbiamo assistito a un’evoluzione dell’indagine legata alla conoscenza delle funzioni della cellula. Posso dire di aver assistito e partecipato a questa affascinante evoluzione della scienza medica. Ho iniziato a fare l’autopsia che rimane una banca assoluta per l’istruzione e la formazione di tutti e la medicina. Ho passato la vita a studiare le cellule ea riconoscere le malattie atraverso la modifica morfologica e funzionale delle cellule».

Sono stato utilizzare le esperienze all’estero?
«Da studente nel 1974 con una borsa da studio andai a Washington e cinque anni fa in Svezia: erano altri mondi rispetto al noi, feci una ricerca avanzata, con molti mezzi sempre supportati da progetti. Non sono i soldi che mancano da noi, sono i progetti e i progetti derivati ​​dall’analisi della letteratura. Sulla porta del mio studio ho messo una scritta in tedesco, due parole il pensiero laterale. Prima devi avere un pensiero, se non vedi di lato non vedi nemmeno davanti. Prima di chiedermi che cosa voglio avere, mi chiedo cosa ho datos. Non ho mai dimenticato che da bambino sono stato l’ultimo a non essere vaccinato per poliomielite e infatti l’ho avuta. Sono stato molto fortunato: mi ha lasciato conseguenze trascurabili, qualcosa alle dita e per correggerle mia madre, che suonava il pianoforte, mi ha fatto lezioni. È così che ho imparato a suonare. Oggi il programma antipolio ha azzerato la malattia in Africa».

Ma non c’è solo la medicina tra le sue passioni?
«Uno dei libri che mio richard di aver letteramente divorato è ‘uomo dell’organizaizzazione de William Whyte, così viscerally part dell’organizaizzazione e condivido quelo che de Altiero Spinelli che le istituzioni esistono se ci sono gli uomini che fanno esistere. My appartenanza all’università di Padova è totale, il mio spirito di servizio ha visto la più grande realizzazione nella biblioteca della Facoltà di Medicina. Ho una grande passione per la letteratura e il fatto di unirmi al mestiere di dottore con la biblioteca è una cosa particolare. Be one non legge non sarà main niente. Quello che ci differenzia dagli animali è che noi possiamo leggere, la tradizione non arriva per case ma vez appres e migliorata e chi non lo fa è colpevole».

E la musica e l’editoria?
«Io suono il flauto traverso e anche il pianoforte. La responsabilità di questa passione va ai miei più cari amici, Benedetto Scimeni e Alberto Schön, che sono stati obbligati con la competenza e la pace del pappagallo a leggere la musica del Settecento. A casa mia facciamo incontri musicali, che trasforma il mio ampio esibisco. Da cosa è nata cosa e il mio nome è finito in esso terna dalla quale il ministro sceglie il presidente del Conservatorio Pollini di Padova, per sei anni dal 2013 mio sono trovato alle prese con un affascinante gruppo di docenti e studenti e problemi. L’amicizia con Claudio Scimone, il fondatore, mi portato ad essere l’amministratore delegato della famosa orchestra. Padova deve molto a Scimone».

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