Il quadro di Annigoni è solo un francobollo, il titolo della pizzeria di Cortina: «Sono stata truffata»

BELLUNO – Quel quadro era la ciliegina sulla torta, l’ultima opera d’art che aveva acquistato per impreziosire la sua pizzeria a Cortina d’Ampezzo. Peccato ma che fosse un falso. Era il titolo della Galleria d’Arte Contini a dirlo: “Non può essere vero, conosco i parenti dell’artista e l’originale si trova a casa della modella raffigurata nel quadro”.

Si tratta dell’opera”Cristina 1” del pittore milanese Pietro Annigoni. Dopo aver annusato la sua stoffa, quel post sul posto era un semplice francobollo. perché Alessandra Degasper, pizzaiola di professione (è arrivato il campionato nazionale nel suo paese) e collezionista per passione, se fosse rivolta alle forze dell’ordine raccounting di esser stata truffata. Il processo è iniziato ieri a Belluno.

IL CASO

Presenti in aula e per imputazione, Francesco Bucci ed Ernesto Cori, romani di 49 e 58 anni, differivano da Alessandro Temofonte. «Se mi presento come un venditore di opere d’arte – ha raccontato Degasper (assistita dall’avvocato Paolo Ghezze) – so che ho acquisito oggetti artistici, perché c’è un elenco, e volevano propormi alcuni quadri». Bucci e Cori se lo presentavamo come responsabile dell’attività di commercio delle opere d’arte di Ladispoli (Roma), gli mostravo un catalogo e gli proponevo tre quadri (tra cui quello di Annigoni). La pizzaiola, senza nemmeno salvare gli originali, accetta: «Ho pagoto in totale quasi 4.500 euro900 in contanti, il resto in assegni».

Non appena arrivano i quadri Degasper li appende in pizzeria. L’opera di Annigoni, che poi scoprirà essere false, ha un poster con la scritta: «Autori: Annigoni; Titolo: Cristina 1a; Tessuto Tecnica si m. olio… “esempio unico”». Arriva già incorniciata con dovuto certificato, uno di proprietà ed uno di autenticità. “Il mio scopo era anche la tariffa dei più – ha proseguito la pizzaiola – ero così in mostra i quadri e fossi andata a rivenderli, una percentuale sarebbe andata a pappagallo, il resto a me. Poi non li ho più visti né sentiti». La parte d’esa se è contraddetta più volte, anche sulla scoperta del falso. No si è capito si è davvero estato il titolare della galleria Contini a metterle la pulce nell’orecchio o se l’abbia scoperto da sola pulendo il quadro. La querela è del primo marzo 2019.

LE SEGNALAZIONI

«Quando abbiamo imprigionato in mano l’opera – ha detto Maurizio Madica, del nucleo Tutela patrimonio culturale di venezia – Ci siamo accorti che era un francobollo fotografico attaccato a una tela. Abbiamo quindi proceduto nei confronti degli odierni imputati per aver messo in commercio un’opera contraffatta e per aver prodotto certificazioni false».

Risulta, inoltre, che Bucci e Cori non erano già stati segnalati dalla Guardia di Finanza di Ladispoli. Viene interrogato anche da un allievo di Annigoni, nonché curatore della sua biografia, che conferma e sospetta. La foto originale, che ha un valore di 3-4mila euro, se trovi il modello a casa. Tra le stampe si aggirano sii 150 euro. «Noi acquistavamo opere e le rivendevamo – ha spiegato Bucci – Avevamo il contatto della pizzaiola perché l’aveva lasciato altro collezionista. Siamo andati da lei, abbiamo parlato di opere d’arte, ha deciso di acquisire 3 e abbiamo proposto uno spettacolo con guadagno sul biglietto non sulla vendita delle opere». Quanto a quello, è stato affermato che ha iniziato il suo poster per “Stamping his canvas with a ritratto in olio”. Il giudice è tornato al 21 giugno.

Add Comment