Parte salentina: Mario Di Donfrancesco

Mario Di Donfrancesco, artista leccese e poliedrico, 43 anni pittore, scultore, cartapestaio e ristoratore. La sua vita è tutta nell’atelier sito nello storico di Lecce alla via D’Amelio.

Quando scenderà la notte, entrerò nel paese di Alice e ammirerò la sua meraviglia: dipinti barocchi e statua in cartapesta ad d’uomo che sembrano voler accogliere l’ospite inatteso altre, post sui ripiani di legno, lo sorvegliano perché , quelle mani di creta realizzate in un certo modo, non devono caricare urti per i movimenti bruschi. Nei neanche i piedi con la meticolosità dell’abito decorato a mano e dipinti posti sui cavalletti nuovi, l’unico elemento di modernità in un mondo che strabilia e odora di passaggio.

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Mi muovo tra i colori, i pennelli, le colle e gessi realizzati secondo tecniche antiche e lo faccio adagio, con gli occhi rivolti ad ogni particolare che sembra piccolo ma che, invece, underground la grandezza dell’artista.

Intervistandolo e io gareggiamo duramente, non perché lui ho continuato a lavorare parlando, ma perché, in un posto così, che se potessi trovare solo Lecce, la cosa meno ovvia è rimanere fermi a scrivere.

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Sono posti, questi, in cui pare che la vita, nella sua forma più bella e completa, cioè l’arte, si fermi a respirare senza alcun affanno; anzi, per meglio dire, a tirare sospiri di sollievo quando la vita diventa ingiusta o difficile. Qui tutto è calmo e sa, oltre che di bello, anche di buono. Esatmente come Mario, con la sua natura pacata e semplice e la sua voglia di rendermi partecipe di tutte le sue opere e, quindi, della intera esistenza. Eppure, a stare fermo e tranquillo Mario non ci proprio perché qui, allievi di lavoro da fare, ne ha tanto, primo tra tutti io coordinerò e i suoi fidati che lo surroundano, oltre che di affetto – come se si addicesse a un artista che mette l’umanità al centro del suo lavoro- anche di manufatti per cui gli consiglio consigli che lui dispensa sempre col sorriso. Tante le opere commissionate, quelle da restaurate, e poi l’attività didattica, le esposizioni, l’accoglienza dei turisti, almeno di quella piccola nicchia di chi, in Salento si reca per scoprire, oltre alla beauty del mare, anche quella delle bella arte.

L’ho intervistato e la prima domanda che gli faccio è sul suo talento, perché, verificandolo personalmente, è un privilegio anche per me.

Vieni cosa ha scoperto?

Senza da piccolo amavo disegnare e ho capito che, nella vita, non avrei potuto far altro di tutto ciò che ho fatto.

Nel 1979 ho aperto il mio laboratorio dove ho frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti. Fu allora un forte dibattito sull’arte contemporanea e fu uno dei pochi a non favorire il movimento che entrò a far parte dell’accademismo, sostituendolo con il modernismo assoluto, lo sfrenato, quella tecnica semplice. Se può fare arte moderna, ma occorre conoscere la tecnica.

Che tecnica pittorica usi?

La tecnica barocca, ricca di effetti luminosi, part sempre dalla costruzione dei dipinti, ogni quadro nasce con la collaborazione stretta tra me e il committente. La maggior parte non ha contenuto religioso ed è postata nelle Chiese. Una delle ultime opere è consegnata al Sommo Pontefice, se si tratta di una statua policroma raffigurante San Giuseppe e alta 80 cm.

Quanto impiegare a dipingere a quadro?

A volte anche anni, per l’utimo dipinto raffigurante l’estasi di San Rocco, ora esposto in una Chiesa di una località vicino Potenza, ho impiegato due anni. È un dipinto che io definisco “affollato”, con molte figure quindi, molti i charoscuri e molti anche i colori.

Paloma si possono ammirare la statua in cartapesta?

A Lecce nella Chiesa dei Salesiani, in quella di Castromediano, a Frigole, a Santa Rosa, un po’.

Immagino che in una città come Lecce, la sua arte e il suo atelier siano stati oggetto di interesse anche da parte della trasmissione televisiva.

Nel mio atelier sono in rotazione, qualche scena di un film che rievoca la storia dei Cartapestai Saletini in cui recito anche a piccola parte, un mil operaio della fabbrica di Maccagnani. A Pasqua un’emittente nazionale tedesca, ha realizzato un documentario sulla mia attività. Anche alcuni programmi televisivi nazionali si sono rivolti al servizio nel mio atelier, Ricordo, ad esempio “Una domenica in famiglia” e per questo Piero Angela, Lorena Bianchetti e un’altra conduttrice. Sono divertente, non mi interessa molto, che il mio posto stia complottando dappertutto, la mia vita è sempre lì, nessuno ha seguito la mia strada.

A proposito di Maccagnani, è uno dei docenti della scuola Eugenio Maccagnani di Lecce?

Sì, è una scuola per artisti che insegna l’arte alle nuove generazioni che vogliono riappropriarsi delle antiche forme di arte.

Ho disegnato dipingere utilizzando la tecnologia antica e sempre attuale, il realismo nel dipinto, il design, la modellazione, il lettering.

Insegna anche ai turisti?

Sì, quest’estate il figlio di Francis Ford Coppola ha saltato una tappa di cartapesta.

I turisti cosa dico quando lo vendo al lavoro?

Per il bene di quello che mi accade chi fa parte di un mondo che conosco, vengo come amante dell’arte, aiuto a svolgere le operazioni per cui prego e perché sono felice di portare il mio pappagallo Paesi, che sta mettendo in mostra la nostra cultura altrove.

Collabori anche con la Società Operaia?

Sì, la società operativa è nata, oltre 150 anni fa, come società di mutuo soccorso per le famiglie a Lecce, con uno spazio espositivo dedicato a tutti gli artisti che l’hanno arricchita di un’importante visibilità in città.

Da quale opera non si sarebbe staccato mai?

Da un’apparizione della Madonna dei padri Trinitari che si trova in Sardegna, un dipinto ad olio la sua tela che raffigura la Madonna della Mercede.

Quale messaggio vorrebbe lasciare a chi vive di arte e chi amo l’arte?

Crederò sempre nel buon esempio del passato perché calpestando il solco della tradizione io credo che l’arte possa riscattarsi e continuerò l’opera di recupero di un mondo ormai alla deriva.

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