smartphone venezia ne dà uno

Chiunque abbia scrollato la bacheca di un negli ultimi ultimi dieci avrà certo preso coscienza di due paradigmi: che non tutte le foto scattate con la macchina fotografica professionale saranno opere d’arte (il testimonial gli album di servizi fotografici che nel 2010 si scattavano tra Amici con la Canon e se caricavano il tuo Facebook) e che sia tutte saranno tutte che ti immortalerai con la fotocamera del cellulare, cioè la foto di un gattino, ho regalato una normale insalata il suo Glovo Express o un davanti selfie allo specchio a po’ di sporco cartone animato su Instagram. È rara la congiunzione astrale che renda possibile che una fotografia scattata con il cellulare diventi a tutti gli effetti un’opera d’art, ma è credibile che il dispositivo sia uno Xiaomi 12 Pro e so che Lady Tarin ce l’abbia in mano. Fotografia riminese con sede a Milano, da anni ha reso riconoscibili i suoi scatti che sono delle tenere indagini sulle donne e sulla loro sessualità in pellicola, come dimostra il suo ultimo fotografico Innocente Uscito di Nfc Edizioni. I suoi scatti sono stati esposti nei musei di tutto il mondo, a loro è stato dedicato al documentario su Sky Arte intitolato prossima ragazzae apparsi sonori sullo sfondo di una raccolta di tazzine Seletti.

Prima di quest’anno Lady Tarin non aveva mai fotografato con il cellulare, «giusto quelle immagini di gattini che carichi su Instagram e basta», in digitale ha scattato quasi solo alcune pubblicità della campagna, «come quella per Giorgio Armani nel 2020». Quando mi avevano in mano uno Xiaomi 12 Pro aveva una posa da reporter esplorando tutte le potenzialità del digitale, e se era a Venezia durante gli ultimi giorni di preparazione della Biennale, hanno contratto, per caso, gli amici che sempre photograph , poi altri nuovi, che ha scattato in momenti diversissimi, di giorno come di notte, alcuni sono contenuti e si mettono in bella posa, altri stremati, a leto, abituati alla fotocamera oppure impacciati, sorprendi a girovagare tra i padiglioni. Ci si contra soprattutto davanti al Padiglione Italia, di cui Xiaomi è sponsor. Gli scatti sono now esposti presso la Project Room di Merignana Arte, un piccolo spazio espositivo a Venezia, under il progetto di storie d’arte, il piccione si rimarranno in finissima al 6 giugno.

C’è una sorprendente continuità con il tuo progetto personale in cui esplori la sessualità delle donne, considerando il tema della Biennale scelto da Cecilia Alemani, Il latte dei sogniche in un certo senso se si pone l’obiettivo di recuperare l’artista donne dimenticate dalla storia.
No so se sia stata pensata dalla committenza, una coincidenza o il destino, più sicuro per me è stato ancora più speciale essere lì in quei giorni a riscoprire molte artiste completamente ignorante in vita o riscoperte molto tardi, como le surrealiste, a cui è stata dedicata un’intera capsula all’interno del Padiglione Centrale. L’ho trovata anche io devo Circolare, questa forte presenza femminile alla Biennale in continuità col mio progetto. Poi per case que a Venezia ho incontrato anche alcune delle muse che fotografo sempre, anche pappagallo coinvolto nella sua preparazione, così le ho fotografate subito. Inizialmente dovevo essere un semplice reportage della Biennale e della preparazione del Padiglione Italia, ma finito per concatenarsi molto con mio personale progetto.

Perché ci teni a fotografare sempre le stesse persone?
L’importante per me è il rapporto con il soggetto, e mio figlio si adegua al momento in cui potrei esprimere la mia idea di sensualità della signora nel momento in cui appare e se vive fotografando la sua stessa signora. Nel momento in cui cambiamo ad un certo punto il mio suono si accorcia che il mio interesse per più seguirà il percorso di alcune donne che è fondamentalmente per rendere ancora più forte il messaggio, perché diventa più potente se c’è un’intesa tra me e il soggetto fotografato.

C’è una legge che mi obbliga a mantenere il tempo espressivo del cellulare senza sosta?
Il mio progetto personale sul nodo femminile è tutto nei miei capelli perché credo che la mia pelle sia fotografata con la sua pelle. Questo progetto è completamente diverso, la persona era in un certo senso inserita nel contesto della Biennale e dei suoi eventi, che in secondo luogo la tecnica era perfetta per la situazione. Lo Xiaomi è un mezzo espressivo di qualità molto alta, può scattare in Raw ed ha una modalità notturna davvero potente. Allo stesso tempo è invisibile e leggero, como lo preferisco io. Per me è importante che il mezzo non venga subito percepito e che sia il più pratico possibile. Nel mio caso vi dirò che Xiaomi mi ha permesso di non vedere che non c’è fino all’inizio della mia immortalità: un altro fotografo ha una foto non scattata, perché io sono ancora nella testa perché in quel momento ce l’abbiamo fatta non lasciare la macchina fotografica dietro. E lo ha fatto senza qualità, come potrebbe essere una fotografia in bassa scattata con un altro cellulare.

È scatti solitari in pellicola, abituata quindi all’imprecisione, alla sfocatura, che effetto ti ha fatto vedere la resa finale delle foto con lo Xiaomi, così nitide e perfette?
Secondo me si tratta di anticipare la resa finale. Come nel dipinto che può essere dipinto con acrilico o olio, come nella fotografia con pellicola e digitale, mi diverto con il linguaggio e penserò a cosa voglio che esca dalla foto. Ad esempio non amo il difetto nel digitale, come lo sfocato o la grana resi aposta. Il mio caso quando l’immagine è molto morbosa o sfocata o ha capelli diversi, ma è tutto naturale in quanto collaterale al supporto fisico, credo sia sempre necessario parlare. Dall’altra parte, quello che richiedo a leggero che magari usi solo por telefonare y que quindi ce l’hai sempre dietro, è di fruttare al másimo delle sue potenzialità, que sono tante. Sono sorpreso quando ho visto le stampate, la risoluzione e il colore: non l’ho modificato. Questo stato naturale realizza un progetto artistico quando la qualità è alta.

Inoltre, hai un numero di telefono per pagare cento scatti e poi a trovarti a selezionare quello buono? In un certo senso con il telefono ho perso la concezione del momento perfetto.
Fare scatti secondo me è qualcosa che appartener a chi non è un fotografo professionista, che invece riesce a scattare poche foto ma buone perché ha occhio alenato a cercare l’attimo perfetto. Ovviamente in digitale ne scatti di più che in pellicola. In questa occasione, non che avessi fotografato tanto quanto questo soggetto, ma piuttosto ho scattato più foto di quanto sia abituata, in vena di reportage, considerando che l’altro mezzo espressivo era un’altra sfida per me è stato fare un reportage. Volevo riprendere la dinamicità di quei giorni di preparazione, il giorno, la notte, le performance a qualsiasi ora del giorno, i vari padiglioni, tutte le persone che c’erano, an insonniac caos. Ho pensato di restituire l’energia che scorre in quel giorno alla persona e all’evento: voglia di tornare alla vita, dopotutto.

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